Correnti · di Frater Custos · lettura di 16 minuti
La Teosofia
Da un appartamento di New York nel 1875 esce il vocabolario con cui l'Occidente parla ancora oggi di karma, reincarnazione, corpi sottili e maestri invisibili. Quasi nessuno sa da dove viene, e quasi tutto ciò che si racconta sul processo che la travolse è sbagliato — in entrambe le direzioni.
La sera del 7 settembre 1875, al 46 di Irving Place a New York, una diciassettina di persone si riunisce nell'appartamento di una signora russa di quarantaquattro anni per ascoltare un egittologo dilettante, George Henry Felt, parlare del canone perduto delle proporzioni egizie. Verso la fine Felt lascia cadere che sarebbe in grado di insegnare ai presenti a rendere visibili gli spiriti elementali. Il giorno dopo il gruppo si riunisce di nuovo per fondare una società. Felt non manterrà mai la promessa, e uscirà di scena quasi subito.
La signora era Helena Petrovna Blavatsky. L'avvocato e colonnello che presiedette la riunione era Henry Steel Olcott, reduce dalla commissione d'inchiesta sull'assassinio di Lincoln. Il giovane segretario era William Quan Judge. Da quella stanza esce la Società Teosofica, e con essa il lessico che centocinquant'anni dopo usano il manuale di yoga del quartiere, il romanzo new age e la maggior parte delle persone convinte di parlare di sapienza orientale.
Due date di nascita, e un primo obiettivo che non c'era
La Società ha due compleanni, entrambi legittimi. Il 7-8 settembre 1875 è la nascita di fatto. Il 17 novembre 1875, giorno del discorso inaugurale di Olcott come President-Founder, è la data ufficiale: la scelse lui stesso, per analogia con l'insediamento di un presidente americano. Chi cita solo la seconda non sbaglia, ma perde la scena di Felt e degli elementali, che è la scena vera.
Più interessante è che cosa la Società si proponesse. Il primo obiettivo dei teosofi è oggi, universalmente, la fratellanza universale dell'umanità senza distinzione di razza, credo, sesso, casta o colore. Nell'atto costitutivo del 1875 non c'è. L'unico scopo approvato il 30 ottobre 1875 era «raccogliere e diffondere una conoscenza delle leggi che governano l'universo». La fratellanza compare fra il 1878 e il 1879 e diventa il primo obiettivo solo fra il 1881 e il 1882, dopo il trasferimento in India.
Non è un dettaglio burocratico. Una società nata per studiare fenomeni occulti si riscrive, nel contatto con il colonialismo britannico in Asia, come società per la fratellanza fra i popoli. È il passaggio che spiega tutto il resto: perché Olcott diventerà un protagonista del revival buddhista cingalese, perché Annie Besant presiederà il Congresso nazionale indiano, e perché una setta di spiritisti newyorkesi finirà nella storia politica dell'India.
Il buco
Della biografia di Blavatsky è documentata la cornice: nata a Ekaterinoslav nel 1831, figlia di un ufficiale tedesco-russo e di una scrittrice, matrimonio giovanissimo e brevissimo con Nikifor Blavatsky, fuga. Poi, fra il 1849 e il 1873, un quarto di secolo di cui la sola fonte è lei stessa, in versioni che non coincidono fra loro.
In quel buco lei colloca i viaggi in Tibet e l'apprendistato presso i Maestri. Qui la formulazione corretta va pesata con il bilancino, perché entrambe le tifoserie la sbagliano. Non esiste alcuna prova esterna dei suoi soggiorni tibetani. Le date che dà sono contraddittorie, e la sua versione — dettaglio che quasi nessuno nota — non include Lhasa, che è invece il cuore della vulgata teosofica successiva. Ma assenza di documentazione non è documentazione contraria: per una donna sola che viaggia in Asia centrale a metà Ottocento, l'assenza di riscontri è quello che ci si aspetta comunque. La frase onesta è: non lo sappiamo, e chi dice di saperlo — in un senso o nell'altro — sta aggiungendo qualcosa alle carte.
I due libri
Isis Unveiled esce nel 1877, in due volumi, e vende la prima tiratura in una settimana. The Secret Doctrine esce nel 1888 e presenta sé stesso come commento a un testo antichissimo, il Libro di Dzyan, di cui Blavatsky dichiara di aver visto l'originale.
Di quel libro la filologia non ha mai trovato traccia. Nessun manoscritto, nessuna citazione indipendente, nessun testimone. Lo stesso vale per il Book of the Golden Precepts da cui deriverebbe La voce del silenzio. E qui succede una cosa che merita di essere raccontata per intero, perché è il genere di fatto che non torna a nessuno: quel testo senza originale ha ricevuto riconoscimenti dal buddhismo tibetano ai suoi livelli più alti. Nel luglio 1927, da Pechino, arriva un avallo dall'entourage del IX Panchen Lama — la lettera è firmata dal suo interprete e segretario, B. T. Chang, dettaglio che va detto perché nella pubblicistica teosofica il testo viene di solito attribuito direttamente al Panchen Lama. E il XIV Dalai Lama ha scritto la prefazione all'edizione del centenario, nel 1989. Le due cose — riconoscimento spirituale e inesistenza filologica dell'originale — sono entrambe vere e non si contraddicono, ma vanno tenute separate, e di norma non lo sono.
Sul plagio: nel 1895 William Emmette Coleman pubblicò un elenco secondo cui la Dottrina Segreta conterrebbe oltre duemila passi non attribuiti, presi in gran parte da opere occidentali contemporanee. Che Blavatsky compilasse largamente senza citare è pacifico e non è più discusso da nessuno. Ma i conteggi di Coleman non sono mai stati verificati da terzi, il volume documentario che aveva promesso non uscì mai, l'autore era uno spiritista in guerra aperta con la Teosofia, era stato a sua volta accusato di plagio nel 1881, e il suo elenco apparve come appendice a un libro d'accusa. Il dato regge; il numero no.
Il processo
Nel 1879 Blavatsky e Olcott si trasferiscono in India; dal 1882 la sede è ad Adyar, presso Madras. Lì si producono i fenomeni che daranno alla Società la sua fama e la sua rovina: lettere dei Maestri — Koot Hoomi e Morya — che si materializzano dentro un armadio-reliquiario, lo shrine, appeso nella Stanza dell'Occulto.
Nel 1884, in assenza dei fondatori, la governante Emma Coulomb e il marito Alexis rendono pubbliche lettere in cui Blavatsky li avrebbe istruiti a costruire i trucchi: pannelli scorrevoli, fori nei muri, una testa di stoffa per simulare le apparizioni. La Society for Psychical Research di Londra manda un giovane incaricato, Richard Hodgson. Il suo rapporto, presentato il 26 giugno 1885 e pubblicato nei Proceedings vol. III, si chiude con la frase che ha accompagnato Blavatsky per un secolo e mezzo: una delle più abili, ingegnose e interessanti impostore della storia.
Questa è la parte della vicenda in cui circolano più affermazioni false, e vanno sciolte una per una.
| Quel che si legge in giro | Quel che è successo |
|---|---|
| «Hodgson ha provato che era una truffatrice» | Hodgson concluse che lo fosse. Il movente su cui costruì l'intero impianto — che fosse una spia russa — è oggi respinto da tutti, SPR compresa. Le lettere Coulomb non esistono più e lo shrine fu distrutto: le prove materiali sono perdute. |
| «Nel 1986 la SPR ha ritirato l'accusa» | La SPR non ha organi che possano ritirare alcunché: per statuto, dal 1882, non ha opinioni collettive. Il rapporto del 1885 era di un incaricato di un comitato, non della Società. L'8 maggio 1986 la SPR diffuse un comunicato che dava notizia dello studio di Harrison — con un titolo, va detto, molto più netto del contenuto — precisando che il saggio esprimeva le opinioni personali del suo autore. L'enciclopedia della SPR scrive oggi che l'indagine del 1885 aveva soltanto l'autorità di chi la firmò, e che Harrison non ha scagionato Blavatsky. |
| «Vernon Harrison ha riabilitato Blavatsky» | Harrison scrive testualmente di non voler dimostrare l'innocenza di Blavatsky, e sceglie il verdetto scozzese not proven: l'accusa non ha raggiunto lo standard probatorio. Non è not guilty. È un terzo verdetto, e lui lo usa con precisione tecnica. |
Chi era Harrison conta, perché è la ragione per cui il suo intervento pesa. Vernon Harrison (1912-2001) era stato presidente della Royal Photographic Society fra il 1974 e il 1976, e responsabile della ricerca alla Thomas De La Rue, la casa che stampa banconote e passaporti, con l'incarico specifico di studiare i metodi dei falsari: un professionista del riconoscimento dei falsi documentali. Era socio della SPR e non era teosofo. Nel 1986 pubblicò sul Journal della SPR un saggio intitolato J'accuse; nel 1997 lo integrò con l'esame di 1.323 diapositive delle lettere dei Mahatma conservate alla British Library.
Le sue conclusioni, nella loro portata reale: il rapporto Hodgson è un documento di parte che rinuncia a ogni pretesa di imparzialità scientifica; la perizia calligrafica su cui si regge è metodologicamente insostenibile, e nelle lettere si riconoscono tre mani distinte e coerenti, con i caratteri della scrittura naturale e non della contraffazione; l'ipotesi che le lettere Blavatsky-Coulomb fossero falsificate è oggi molto forte, e se cade quella cade gran parte dell'impianto accusatorio.
E, con altrettanta chiarezza, quel che Harrison non ha stabilito: che i fenomeni di Adyar fossero autentici, che i Mahatma esistano, che Blavatsky non abbia mai prodotto un fenomeno fraudolento in vita sua. Un recensore interno alla SPR, Leslie Price, ha aggiunto il limite che va aggiunto: Harrison lavorò su fotografie, le lettere Coulomb non esistono più, lo shrine nemmeno. La materia resta inconclusa, e serve prudenza da entrambe le parti.
Chi vuole una condanna e chi vuole un'assoluzione qui non trovano niente. È esattamente perché la questione non si chiude che continua a essere interessante.
Le scissioni
Blavatsky muore l'8 maggio 1891 a Londra. Da lì in avanti la storia della teosofia è una storia di divisioni, e ognuna produce una corrente ancora viva.
Nel 1894-95 il caso Judge: William Quan Judge, capo della sezione americana, è accusato di aver contraffatto messaggi dei Maestri. La sezione americana si separa da Adyar. Alla morte di Judge, nel 1896, gli succede Katherine Tingley, che porta il quartier generale a Point Loma, San Diego, dove costruisce una comunità con teatro greco all'aperto, scuole e cupole di vetro.
Ad Adyar prendono il comando Annie Besant — fabiana, sindacalista, femminista, già protagonista dello sciopero delle fiammiferaie del 1888 — e Charles Webster Leadbeater, ex sacerdote anglicano e chiaroveggente, figura tanto influente quanto controversa, contro cui furono mosse accuse gravi che ne segnarono la carriera. È a loro due, non a Blavatsky, che si devono le immagini oggi universali: l'aura a colori codificati di Thought-Forms (1901) e Man Visible and Invisible (1902), e la versione schematica dei corpi sottili che si trova in qualunque manuale contemporaneo.
Nel 1912-13 se ne va Rudolf Steiner, segretario generale della sezione tedesca, e fonda l'Antroposofia. Anche qui la sequenza corrente è invertita: non fu espulso perché rifiutava Krishnamurti. Fu lui a escludere dalla propria sezione i membri dell'Ordine della Stella, violando lo statuto, e Adyar reagì revocando la carta alla sezione tedesca. Il dissenso di fondo era cristologico: per Steiner il Mistero del Golgota è unico e irripetibile, e non può essere ridotto a una delle apparizioni periodiche di un Istruttore del Mondo.
Il ragazzo che sciolse il proprio ordine
Nel 1909, sulla spiaggia di Adyar, Leadbeater nota un ragazzo indiano di quattordici anni e dichiara di vedere in lui un'aura senza traccia di egoismo. È Jiddu Krishnamurti. Viene adottato di fatto da Besant, educato in Inghilterra e presentato al mondo come il veicolo dell'Istruttore del Mondo. Attorno a lui viene costruito l'Ordine della Stella d'Oriente, con decine di migliaia di aderenti, un castello nei Paesi Bassi e raduni annuali.
Il 3 agosto 1929, ad Ommen, davanti a circa tremila persone e con Besant seduta accanto a lui, Krishnamurti apre il campo annuale con l'apologo del diavolo che passeggia con un amico e vede un uomo raccogliere qualcosa da terra. «Che cosa ha raccolto?» chiede l'amico. «Un frammento di Verità», risponde il diavolo. «Allora è un brutto affare per te.» «Niente affatto: adesso glielo lascio organizzare.»
Sostengo che la Verità è una terra senza sentieri, e non potete avvicinarla per nessuna via, per nessuna religione, per nessuna setta.
Poi sciolse l'Ordine, restituì i beni ai donatori e rifiutò per sempre di avere seguaci. È bene dire che cosa non fece, perché la vulgata lo racconta come uno smascheramento: non accusò nessuno di frode, non denunciò la Teosofia, e restò legato affettuosamente a Besant fino alla morte di lei. L'argomento con cui demolì l'organizzazione costruita su di sé era strutturale, non morale: la verità non è organizzabile. Per la Società Teosofica fu comunque un colpo da cui molte sezioni non si ripresero: si era riorganizzata per decenni attorno a quell'attesa.
Le razze radicali, e come si dice la cosa giusta
Nella Dottrina Segreta l'umanità attraversa sette «razze radicali» su scale di milioni di anni; le prime non hanno corpo fisico, la terza è lemuriana, la quarta atlantidea, la quinta è detta ariana. Su questo punto si dicono correntemente due cose, e sono false tutt'e due.
La prima è che la Teosofia sia la radice occulta del nazismo. L'autore più citato a sostegno di questa tesi è Nicholas Goodrick-Clarke, The Occult Roots of Nazism (1985), che sostiene l'opposto: l'ariosofia austro-tedesca è «un sintomo, più che un'influenza». Il libro è scritto contro la letteratura sensazionalistica del nazismo come setta magica. Documenta che non c'è prova di contatti fra Hitler e la Thule-Gesellschaft, che le appartenenze di Himmler e Hans Frank a quella società sono false, e che l'unica fonte per l'incontro fra Hitler e Lanz von Liebenfels è Lanz stesso, in un'intervista tarda. Il sottotitolo dell'edizione americana del 1992 promette molto più di quanto il testo consegni, e buona parte delle citazioni sbagliate nasce da lì.
La seconda è che la Teosofia non c'entri nulla e sia stata soltanto strumentalizzata. Anche questo è falso. Guido von List e Jörg Lanz von Liebenfels attinsero direttamente alle razze radicali e ad Atlantide: la filiazione formale c'è, ed è documentata. Quel che non c'è in Blavatsky sono i contenuti che l'ariosofia ci versò dentro — nordicismo, antisemitismo biologico, eugenetica. «Ariano», in lei, significa indoeuropeo con baricentro indiano, secondo l'uso della filologia comparata dell'Ottocento, non germanico. E la Teosofia fu poi perseguitata: le società teosofiche e quella antroposofica furono sciolte nel Terzo Reich.
Resta un ultimo punto, che non va tolto per simmetria: le razze radicali sono stadi evolutivi della coscienza, non etnie — ma il testo contiene anche affermazioni gerarchiche su popolazioni viventi del suo tempo, e quelle ci sono e vanno lette. Chi omette la prima cosa fa un processo; chi omette la seconda fa un depliant.
Che cosa ci ha lasciato davvero
Qui sta la ragione per cui la Teosofia merita una pagina anche a chi non gliene importa nulla. Il criterio è questo: non ha inventato quasi nessuno di questi termini. Li ha resi correnti in Occidente, e cambiandone il significato.
| Termine | Da dove viene davvero | Che cosa ne ha fatto la Teosofia |
|---|---|---|
| Karma | Sanscrito; già negli orientalisti e in Schopenhauer | Da vincolo da cui liberarsi a legge morale automatica, ottimistica, progressiva |
| Aura | Uso medico e mesmerico ottocentesco | Colori codificati con significati psicologici fissi: è Leadbeater, 1901-1902 |
| Corpi sottili | Neoplatonismo, Paracelso, mesmerismo | La costituzione settuplice; la versione oggi corrente è di Leadbeater, non di Blavatsky |
| Registri akashici | Non è un termine di Blavatsky, che parla di «Luce Astrale» prendendola da Éliphas Lévi | Formula di Olcott (1881), sistematizzata da Leadbeater, poi Steiner, poi Edgar Cayce |
| Maestri Ascesi | Non è teosofico. I Mahatma di Blavatsky sono uomini vivi, in corpo fisico, che scrivono lettere | Ascended Master compare nel 1924 in Baird T. Spalding e si afferma con Guy Ballard nel 1934, in America: senso capovolto |
Ma il caso più notevole è la reincarnazione, ed è il motivo per cui vale la pena leggere Julie Chajes (Recycled Lives, Oxford University Press, 2019). Due fatti, entrambi documentati.
Primo: in Isis Unveiled, nel 1877, Blavatsky sostanzialmente nega la reincarnazione umana ordinaria, ammettendola solo come eccezione. La dottrina della rinascita seriale come legge universale — quella che il mondo intero associa oggi alla teosofia e all'India — è acquisita dopo, negli anni indiani.
Secondo, e più forte: la reincarnazione occidentale moderna non è un'importazione dall'India. È un composto europeo dell'Ottocento — platonismo, spiritismo francese, evoluzionismo, scienze della vita, orientalismo — che si presenta come sapienza orientale. Progressiva, evolutiva, con memoria delle vite passate, priva del carattere di condanna che la rinascita ha nelle fonti indiane. La Teosofia non ha portato la reincarnazione in Occidente: l'ha inventata nella forma in cui la conosciamo, e poi l'ha attribuita all'Oriente.
Il resto dell'eredità si vede a occhio nudo una volta che si sa dove guardare. Kandinskij cita Blavatsky in Lo spirituale nell'arte; Mondrian fu socio della Società Teosofica; Skrjabin ne era imbevuto. In India, Besant presiedette il Congresso nazionale nel 1917 e Olcott fu uno degli artefici del revival buddhista cingalese, con il suo Catechismo buddhista del 1881 e il lavoro sulla bandiera buddhista — che però, contrariamente a quanto si legge, disegnò il Comitato di Colombo nel 1885: Olcott intervenne dopo, per riportarla a proporzioni utilizzabili.
E infine Gurdjieff, di cui in queste pagine si parla altrove. Anche qui le due affermazioni correnti sono sbagliate entrambe. Che la Quarta Via derivi dalla Teosofia è falso: sui punti decisivi le dottrine sono opposte — l'evoluzione non è automatica, l'anima non è data alla nascita, la chiaroveggenza è guardata con diffidenza. Che non c'entri nulla è altrettanto falso: l'ambiente è lo stesso e il reclutamento pure, Ouspensky per primo viene da lì. E i due viaggi iniziatici fondativi — il Tibet di Blavatsky e la Fratellanza Sarmoung di Gurdjieff — hanno esattamente lo stesso statuto probatorio, che è nessuno.
Resta una domanda che vale per chiunque, credente o no. Come è possibile che una dottrina il cui testo fondativo commenta un libro inesistente, il cui processo per frode non si è mai chiuso, e le cui categorie razziali sono state saccheggiate da gente orribile, abbia fornito all'Occidente metà del vocabolario con cui parla di spiritualità? La risposta non è né «perché era vera» né «perché la gente è credulona». È che la Teosofia ha fatto una cosa che nessun altro stava facendo nel 1875: ha preso sul serio, contemporaneamente, la scienza, le religioni asiatiche e l'idea che l'universo abbia un senso, e ha costruito un linguaggio in cui le tre cose potessero stare nella stessa frase. Quel linguaggio è sopravvissuto a chi lo ha inventato, alle prove che non ci sono e agli usi che ne sono stati fatti. Lo parliamo ancora, quasi sempre senza saperlo.
Precisazioni Sulla data di adozione del nome «Theosophical Society» le fonti oscillano fra il 13 e il 18 settembre 1875 e non ho trovato modo di dirimere. Il terzo volume della Dottrina Segreta non è di Blavatsky: è una compilazione postuma di Annie Besant (1897) da carte incompiute, e non è filologicamente equiparabile ai primi due. Il perito calligrafico «Sims» del British Museum, che compare in tutta la letteratura sul rapporto Hodgson, non l'ho trovato confermato su alcuna fonte accademica primaria: lo cito come lo trovo, segnalando il dubbio. Le cifre sugli aderenti all'Ordine della Stella al suo culmine — quaranta o quarantacinquemila — circolano ovunque senza fonte primaria, e le riporto solo come ordine di grandezza. La voce inglese di Wikipedia su Blavatsky afferma tuttora che «la SPR ritrattò queste conclusioni nel 1986»: è contraddetta dall'enciclopedia della SPR stessa, e l'ho segnalato sopra perché è un buon esempio di quanto in fretta un errore diventi senso comune.