Fiction & pseudobiblia · Invenzioni d’autore diventate mitologia

Il ciclo di Cthulhu

Questa sezione esiste per una ragione precisa: quasi tutto ciò che si trova in rete sui Grandi Antichi li tratta come se fossero folklore. Non lo sono. Sono invenzione letteraria fra il 1917 e il 1937, di cui conosciamo il mese di composizione e il numero di rivista in cui uscirono. Ogni voce qui porta il grado L — invenzione d’autore, e la data.

Il punto che vale l’intera sezione. Lovecraft ha negato per iscritto, da vivo, l’esistenza del Necronomicon: «Non ci fu mai alcun Abdul Alhazred né alcun Necronomicon, perché ho inventato io stesso questi nomi». Aggiunse di trovare più divertente inventare libri mitici che usare la vera letteratura occultistica, e si disse a disagio quando seppe che dei lettori lo cercavano nelle biblioteche. Non è materia di opinione.

Le tredici voci, con le date

Che cosa ha aggiunto Derleth

Lovecraft non usò mai l'espressione «Cthulhu Mythos» e non teorizzò mai un sistema unitario: per scherzo chiamava la propria costruzione Yog-Sothothery. Il termine, e il sistema, sono di August Derleth (1909-1971), che dopo la morte di Lovecraft fondò Arkham House e ne pubblicò l'opera in volume. Il debito va riconosciuto per intero: senza Derleth, Lovecraft sarebbe probabilmente rimasto un autore pulp dimenticato.

Ma Derleth innestò due cose che in Lovecraft non ci sono. La prima è il dualismo fra bene e male, con l'invenzione degli «Dèi Anziani» benevoli che avrebbero imprigionato i malvagi Grandi Antichi: una struttura sostanzialmente cristiana, mentre in Lovecraft le entità non sono malvagie, sono indifferenti — e l'orrore nasce esattamente dall'irrilevanza dell'uomo, non dalla sua persecuzione. La seconda è lo schema dei quattro elementi: mancando un'entità del fuoco, Derleth ne inventò una apposta, Cthugha, dopo che un lettore ne aveva notato l'assenza. È la prova più netta che lo schema è costruzione a posteriori.

C'è poi il caso più grave: la celebre «citazione» in cui Lovecraft direbbe che tutti i suoi racconti si fondano sulla leggenda di esseri anziani e di magia nera. È spuria, ed è stata ricondotta a una lettera di Harold S. Farnese.

Sul giudizio, però, va detto che il dibattito è aperto: che Derleth abbia coniato il termine e introdotto Dèi Anziani, dualismo morale e schema elementale è dato accertato; che ciò costituisca un tradimento è giudizio critico — oggi maggioritario in ambito accademico, dopo Dirk Mosig e S. T. Joshi, ma contestato da chi, come John Haefele, sostiene che la polemica abbia caricaturizzato Derleth.

Quando la finzione viene presa per tradizione

Il fenomeno più interessante è quello inverso: materiale dichiaratamente inventato che rientra in pratiche magiche reali. Vanno distinti con cura tre atteggiamenti, perché vengono continuamente confusi.

Il primo è quello della magia del caos, dove l'uso di materiale lovecraftiano è deliberatamente strumentale: si adotta un paradigma mitologico trattandolo operativamente come reale per produrre stati alterati di coscienza, sapendo che è finzione. Il testo di riferimento in quell'ambiente si intitola, non a caso, The Pseudonomicon.

Il secondo è la tesi della rivelazione inconsapevole, sostenuta da Kenneth Grant (1924-2011), segretario personale di Crowley nel 1945 e poi fondatore del Typhonian Order: Lovecraft avrebbe avuto accesso per via onirica a realtà extra-dimensionali reali. È una posizione magico-teologica, non storica, e non presenta prove documentarie.

Il terzo è la semplice credenza che il Necronomicon sia un testo antico realmente esistito, ed è un errore fattuale smentito dalle lettere dell'autore. Il veicolo principale di questa credenza è stato il cosiddetto Simon Necronomicon del 1977, prodotto nell'ambiente di una libreria occultistica newyorkese: il grimorio più venduto del Novecento, il cui contenuto non è nemmeno lovecraftiano — è un pastiche sumero-accadico con innesti crowleyani in cui Cthulhu compare travestito da «Kutulu». Lo storico della magia Owen Davies lo definisce «un falso ben costruito», e nell'ambiente in cui nacque era notoriamente tale fin da subito.

Da non affermare, perché non attestato: l'esistenza di culti cthulhiani con continuità storica, o collegamenti fra Lovecraft e società iniziatiche a lui contemporanee. Lovecraft era un ateo materialista dichiarato, senza alcuna affiliazione occultistica, e la sua conoscenza dell'occultismo era libresca.

Il razzismo, che non si può aggirare

È un dato storiograficamente accertato e non ammette relativizzazioni; il punto discusso non è se, ma quanto pesi sull'opera. Lovecraft si definiva suprematista bianco e sostenne per lunghi tratti della vita posizioni razziste esplicite, soprattutto nell'epistolario, che è la fonte principale. Il documento meno difendibile è una poesia del 1912 mai pubblicata in vita, di contenuto apertamente disumanizzante. Fra i racconti, L'orrore a Red Hook (scritto nell'agosto 1925, uscito su Weird Tales nel gennaio 1927) è quello che S. T. Joshi — lo studioso più favorevole a Lovecraft — definisce «orrendamente brutto» proprio per il linguaggio razzista.

Gli studiosi rilevano un'attenuazione delle posizioni negli anni Trenta. È un dato biografico documentato, e non cancella i cinquant'anni precedenti né i testi già scritti.

Sul World Fantasy Award, la cronologia esatta è questa: il premio nasce nel 1975 con un trofeo a forma di busto caricaturale di Lovecraft; nel 1984 Donald Wandrei lo rifiuta, ma perché lo considera una caricatura umiliante; nel 2011 Nnedi Okorafor e China Miéville esprimono pubblicamente il proprio disagio; nel 2014 arriva la petizione di Daniel José Older; nel novembre 2015 viene annunciato che dal 2016 il busto non sarà più usato — e gli amministratori non citarono esplicitamente il razzismo come motivazione, dato che viene spesso semplificato. Il nuovo trofeo, del 2016, raffigura un albero contro la luna piena.

Nota di metodo Le date di composizione seguono la cronologia basata sull'H. P. Lovecraft Encyclopedia di S. T. Joshi e D. E. Schultz; le date di prima pubblicazione, le schede bibliografiche corrispondenti. Dove concepimento, composizione e pubblicazione divergono — il caso di Azathoth è il più insidioso — sono indicati tutti e tre, perché citarne uno solo produce quasi sempre un'affermazione falsa.