La regola della casa
Il metodo
Firmo Frater Custos. Le circostanze mi impongono di non firmare altrimenti: forti sarebbero le ripercussioni se la mia identità fosse nota, e ricadrebbero su cose che con queste pagine non c'entrano. Sull'argomento non tornerò.
Quanto scrivo lo sostengo per intero. Un nome non garantisce nulla — non garantisce una cattedra, figuriamoci un nome d'arte. Garantiscono le fonti, e la dichiarazione esplicita di quanto valgono. È l'unica autorità che questo sito rivendica.
Con un limite che è giusto dichiarare qui e non nascondere in fondo. Oggi ogni scheda indica autore, opera e anno: abbastanza per andare a cercare, non abbastanza per aprire il libro alla pagina giusta. Edizione consultata, capitolo o pagina, e collegamento alla scansione dove esiste, li sto aggiungendo scheda per scheda, cominciando dalle voci di grado A, dove la promessa pesa di più. Finché il lavoro non è finito, «verificabile» qui significa rintracciabile: la citazione vi dice dove guardare, la pagina esatta dovete ancora trovarla voi. Preferisco scriverlo che lasciarvelo scoprire.
Se sbaglio una data, una fonte o un'attribuzione, scrivetemelo. Correggo in pubblico, con la data: le rettifiche stanno tutte nel registro delle correzioni, compresa l'indicazione di che cosa c'era scritto prima.
I quattro gradi
A — documentato Raccolte etnografiche storiche, dizionari dialettali, atti processuali, studi sottoposti a revisione. Materiale che qualcuno ha registrato quando la credenza era viva.
B — parzialmente documentato Il nucleo è reale, la registrazione è tarda o passa per la penna di un autore. Vero, ma con un intermediario di mezzo.
C — debole Reperibile quasi solo su blog e siti turistici. Resta nell'atlante, segnalata: sapere che una voce è nata l'altro ieri vale quanto conoscerne una antica.
L — invenzione d'autore Non folklore. Letteratura, con un autore, un mese di stesura e un numero di rivista. Vive in una sezione separata, e lì resta.
Le tre regole
Ogni voce dichiara il proprio grado. Il Fojonco è in larga parte un'invenzione degli anni Duemila, con tanto di concorso a premi bandito da una cantina nel 2003 per chi lo avesse fotografato. Sta nell'atlante con la sua brava lettera rossa. Una pseudo-tradizione documentata è materiale etnografico quanto una vera: mentire sulla sua età, no.
Il dato non è l'interpretazione. Che le anguane siano divinità acquatiche celtiche demonizzate dal cristianesimo è una lettura, e circola ovunque come fatto. Che il Regno dei Fanes sia antico mito ladino tramandato intatto è falso: la saga unitaria esce nel 1932 dalla penna di Karl Felix Wolff, e Ulrike Kindl ha mostrato che fonde tre nuclei narrativi indipendenti. Dirlo non toglie nulla alla saga. Toglie qualcosa a chi la vende come reperto.
Il reality check non è un verdetto. Dove esiste un fenomeno accertato dietro il racconto — la paralisi del sonno, la tubercolosi, un rapace scambiato per altro, un ipogeo neolitico — lo trovate in fondo alla scheda, in un riquadro a sé. Riporta quel che è stato accertato oggi, e distingue fra ciò che è consolidato e ciò che è soltanto l'ipotesi prevalente. Non è né la caccia al creduloso né la sua difesa: le due tifoserie selezionano le prove allo stesso modo, in direzioni opposte. Dove non c'è nulla di solido il riquadro non compare — e ciò che resta aperto resta aperto.
«Non lo so» è una risposta. Di alcune voci non ho trovato attestazioni antiche. Di altre le fonti si contraddicono nei numeri. Sta scritto nella scheda, dove chiunque può leggerlo.
Due precisazioni, per chiudere le domande prima che si aprano. Custos qui vale custode d'archivio: chi tiene in ordine le carte e ne risponde. Non parlo per nessun ordine, non rappresento nessuna tradizione, e dove riporto una dottrina lo dico.
Delle tradizioni che non sono mie — la diné in primo luogo — descrivo il contesto etnografico e la storia della loro estrazione, non il contenuto narrativo: quelle comunità considerano la materia intrattabile, e la letteratura fondativa degli anni Quaranta è oggi discussa in antropologia per il modo in cui i dati furono ottenuti. Lo stesso vale, in scala minore, per le origini «cherokee» attribuite al Wampus cat e alle Brown Mountain Lights: fabbricate da autori non nativi, la prima nel 2003, la seconda nel 1938.
Da dove ripartire
Chi voglia verificare per conto proprio, senza passare da me: Michele Placucci (1818), Antonio Morri (1840), Antonio De Nino (1879-1897), Caterina Pigorini-Beri (1889), Giuseppe Pitrè (1889), Gennaro Finamore (1890 e 1894), Giggi Zanazzo (1907-1908), Ernesto de Martino (Sud e magia, 1959; La terra del rimorso, 1961), Ernesto Giammarco (1968-1979), Carlo Ginzburg (Storia notturna, 1989), Alfredo Cattabiani, Italo Calvino per le fiabe.
E, più antica di tutte, una riga dell'Editto di Rotari del 643: il capitolo 376 vieta di uccidere una donna accusata di essere striga, quem dicunt mascam, e aggiunge che la cosa non è in alcun modo credibile. Milletrecento anni fa qualcuno metteva già a verbale che quelle accuse non stavano in piedi. Da lì viene tutto il resto.