Salta al contenuto

Registro pubblico

Correzioni

Il Metodo promette che le correzioni si fanno in pubblico e con la data. Questa è la pagina dove si fanno. Ci finisce ogni cambiamento sostanziale: un dato rettificato, una fonte corretta, una parte del sito rifatta. Le segnalazioni di chi legge vengono attribuite, a chi lo desidera.

20 settembre 2026
  • «Il verbale dell’esumazione», primo dei tre testi nuovi: sei tombe aperte fra il 1700 e il 2004 — Míkonos, Kisiljevo, Medveđa, Exeter, Marotinu de Sus — lette nei verbali di chi era presente e non nei riassunti che ne sono stati fatti dopo. I corpi si somigliano fino al dettaglio, e il dettaglio ha quasi sempre una spiegazione tafonomica. La parola vampiro, invece, entra nelle lingue europee solo negli anni Trenta del Settecento: è più giovane di quasi tutto ciò che pretende di spiegare. Il testo era finito il 15 settembre ed è rimasto cinque giorni fermo per una dimenticanza mia: la data in fondo alla scheda è quella di scrittura, questa è quella di pubblicazione.
  • «Chi ha inventato Samhain». La catena di attribuzioni che regge quasi tutto ciò che si legge su Halloween, presa un anello per volta. Il dio irlandese dei morti «Saman» non sta in nessun manoscritto: lo conia Charles Vallancey nel 1786. I falò dei druidi che tutti collocano a Samain stanno, nel Tochmarc Emire, a Beltine. Il «capodanno celtico» è una deduzione di John Rhŷs (1886) a partire da un uso di affitto dei terreni dell’Isola di Man. La «festa dei morti» è Frazer, e Frazer la scrive al condizionale. E la tesi che il 1º novembre sia stato messo lì per coprire Samain corre all’indietro: la data è attestata da Alcuino nell’800, mentre le chiese irlandesi tenevano Ognissanti al 20 aprile. In fondo c’è la cronologia delle attestazioni, compreso il primo trick or treat a stampa — 1º novembre 1917, «Sault Daily Star», Ontario — che anticipa di dieci anni la data che si ripete di solito.
  • «I morti che portano i regali»: la tradizione italiana del 2 novembre, che è documentata e non somiglia affatto a quella che si rivendica quando si dice che Halloween ce l’avevamo già. I morti siciliani che nascondono i doni ai bambini stanno in Pitrè, 1881; is animeddas sarde sono vive e raccolte, ma attestate a stampa solo nel Novecento; le capuzzelle delle Fontanelle non sono un rito del 2 novembre, e il legame con quella data è posteriore al divieto del 1969. Ci sono anche due cose che l’atlante non avalla: i Lemuria romani cadono a maggio, a cinque mesi di distanza, e la storia delle lumere come antica zucca padana risale a un’inchiesta orale del dicembre 1998 mai verificata altrove.
  • «Il ponte che il diavolo non ha costruito», su Borgo a Mozzano. La leggenda del patto diabolico per il Ponte della Maddalena regge la più grande festa di Halloween d’Italia, e non ha un’attestazione scritta anteriore al Novecento inoltrato: è un caso locale del tipo narrativo internazionale ATU 1191, documentato in Europa settentrionale fra il 1816 e il 1912, e nel principale repertorio comparativo la variante toscana ha per fonte una rivista turistica del 2020. Nelle raccolte lucchesi di Nieri e Giannini non è emersa. Nel pezzo anche due correzioni: la festa è del 1994 e non del 1993 — lo dicono il sito ufficiale, un comunicato del Consiglio regionale della Toscana e uno dei tre fondatori — e i «quindicimila visitatori» sono una stima a braccio del sindaco, in un evento a ingresso libero che nessuno può contare.
  • «Chi ha scritto la tradizione toscana». Pan co’ santi, ossi di morto, seme dei morti, il ben d’i morti: ho provato a risalire a chi le ha registrate per prima, come si fa con Pitrè per la Sicilia. La catena finisce su quattro blog gastronomici pubblicati fra il 2014 e il 2023, che sono le note della pagina da cui tutta la rete ricopia. È un resoconto a mani vuote, e dice qualcosa sulla forma della nostra informazione. Dentro anche la Versilia, dove del 31 ottobre non risulta nulla di documentato, e la lettura corretta di un libro serio — Baldini e Bellosi, Einaudi 2006 — che viene citato per dire cose che non dice.
  • «Lucca Comics non è una festa di Halloween». La manifestazione sta a cavallo di Ognissanti almeno dal 1972, cioè vent’anni prima che Halloween arrivasse in Italia; il comunicato conclusivo del 2025 non nomina Halloween né Ognissanti, e il 31 ottobre nei programmi ufficiali è «il terzo giorno». Con una correzione: la prima edizione è del 1965 a Bordighera, non del 1966, che è l’anno del trasloco a Lucca.
  • L’atlante parla inglese. Tutte e centoventisette le voci hanno da oggi una versione inglese: Italy, the world e le pseudobiblia. Non è una traduzione delle pagine ma dei dati: il generatore costruisce le due lingue dalla stessa fonte, così una correzione futura si applica una volta sola. Tradotti campo per campo — che cosa raccontano, a che cosa serviva, dove è attestato, l’avvertenza, il reality check, gli echi, le coordinate dei luoghi — e non riassunti. Le citazioni bibliografiche restano nella lingua originale, i nomi dialettali e indigeni non si traducono mai, e dove una scheda dichiara che un’origine è stata fabbricata da autori non nativi, o che una comunità considera la materia intrattabile, la dichiarazione è resa con la stessa nettezza. Ogni coppia di pagine dichiara l’altra con hreflang, e solo dove la controparte esiste davvero. Restano per ora soltanto in italiano le carte, le verifiche di fonte, i testi e le Correnti.
  • Due errori trovati traducendo. La scheda della Sibilla appenninica si apriva con «una grotta che si apre presso la cresta sommitale a circa 2.» — la frase si interrompeva dentro il numero. Ora legge «a circa 2.150 metri, e dentro un regno». E la scheda dell’each-uisge cominciava con «katharine Briggs lo definisce…», con il nome della folklorista in minuscolo per un automatismo del generatore. Corretto. Nessuno dei due l’avevo visto in mesi: li ha trovati il lavoro di traduzione, che obbliga a rileggere una per una righe che nella propria lingua l’occhio scorre senza vedere. È l’argomento migliore a favore della traduzione, e non era quello per cui l’avevo cominciata.
  • Corretto il pulsante che scarica il promemoria in formato .ics nello strumento ICF-42: usava un indirizzo data:, che su iPhone apriva il file invece di salvarlo, e non piegava le righe lunghe al limite di settantacinque ottetti previsto dal formato. Ora costruisce il file in memoria e piega le righe: si apre nel calendario anche da telefono.
21 agosto 2026
  • Aggiunta la pagina delle versioni: lo stato del sito a ogni aggiornamento, in numeri, con la data dell’ultima modifica ora visibile in fondo a ogni pagina. E soprattutto la sitemap dichiara finalmente il campo lastmod per ciascuno dei centosettantasei indirizzi. La regola che ho scelto è la sola onesta: il generatore confronta l’impronta del contenuto con quella del passaggio precedente e cambia la data solo se il testo è cambiato davvero. Le date partono da oggi, perché prima il sito non teneva traccia della modifica pagina per pagina e dichiararne di anteriori sarebbe stato inventarle.
  • L’atlante è illustrato per intero: centonove voci su centodieci hanno una tavola. La sola che resta senza è yee naaldlooshii, e resta senza per scelta dichiarata — la scheda descrive deliberatamente il contesto etnografico e non il contenuto narrativo, perché nella comunità Diné parlarne è tabù attivo: illustrarla contraddirebbe quella scelta. Il vuoto è il contenuto.
  • Tre delle ultime tavole hanno un soggetto che è esso stesso una presa di posizione. L’amabie non è raffigurata come creatura viva ma come il foglio a stampa del 1846, che è l’unica cosa di lei che esista. La Sibilla mostra il vestibolo della grotta con i sedili di pietra e le firme incise, e non l’interno, perché Antoine de la Sale si fermò lì e oltre non ha guardato nessuno. La Berta non mette in scena la leggenda ma l’oggetto: la testa di pietra murata su via de’ Cerretani, che è l’unica cosa documentata.
20 agosto 2026
  • Tre nuovi studi nelle Correnti. Jung e l’esoterismo: l’alchimia come archivio e non come tecnica, il Libro Rosso pubblicato solo nel 2009, che cosa la sincronicità dice e che cosa non dice — e la pagina del 1934 sullo Zentralblatt, che va riportata perché esiste. Julius Evola: le opere con le date, i libri sulla razza con le testate, e due accuse false — non firmò il Manifesto della razza del 1938 e non fu membro delle SS, che anzi lo giudicarono inutilizzabile. Il Taoismo: perché la distinzione fra «taoismo filosofico» e «taoismo religioso» è una costruzione occidentale, che cosa hanno cambiato i ritrovamenti di Guodian del 1993 e di Mawangdui del 1973, e perché l’alchimia interna nasce anche dal fatto che l’elisir uccideva.
  • Quattro voci italiane nuove, e due sono casi documentati d’archivio invece che creature. Gostanza da Libbiano, guaritrice processata a San Miniato nel 1594: non fu bruciata, fu assolta, e a farla liberare fu l’inquisitore di Firenze contro il vicario vescovile locale — il rovesciamento esatto del cliché. I benandanti del Friuli, che uscivano in spirito il giovedì delle Quattro Tempora a combattere le streghe col finocchio: calendario liturgico cattolico, non paganesimo sopravvissuto, e nessuno di loro finì al rogo. Poi la Berta di Firenze, dove la topografia smonta la leggenda, e la Sibilla appenninica, dove due date invertite cambiano tutto.
  • Tre yōkai giapponesi, scelti perché in ciascuno la vulgata è smentibile con una data. Il tengu non ha avuto il naso lungo per settecento anni: era un rapace, e il naso è il becco umanizzato tardi. La yuki-onna perde circa centottant’anni di antichità appena si guarda il record bibliografico, e la versione che tutti conoscono è di Lafcadio Hearn, 1904, da una fonte mai ritrovata. L’amabie, infine, non è un antico spirito protettore: è un foglio del 1846, poi il silenzio per centosettantaquattro anni — e perfino il suo nome è probabilmente un refuso.
19 agosto 2026
  • Sessantaquattro tavole nuove in un giorno solo, e con esse l’atlante illustrato smette di essere soltanto italiano: haint blue, nahual, aluxo’ob, huldufólk, bean sídhe, zashiki-warashi, namahage, kitsune, Rübezahl, jiangshi, shuigui, buda e Näkki, e poi kelpie, Cŵn Annwn, huldra, Nøkk e fossegrim, domovoj, Południca, churel, Àbíkú, La Llorona le Brown Mountain Lights, e infine tokoloshe, rusalka, Santa Compaña, Mothman, Bell Witch, granny women, rougarou, wampus cat, il panico vampirico del New England il Philadelphia Experiment e tredici pseudobiblia lovecraftiane. Le voci illustrate passano da ventotto a novantuno su centotre. Le richieste di disegno sono state scritte a partire dal testo delle schede, e ciascuna dichiarava anche che cosa non andava disegnato — il Rübezahl non è il gigante bonario dei libri per l’infanzia, il kappa testugginesco è immagine tarda, il dokkaebi non ha le corna.
  • Prima ancora: ʿIfrīt, Qarīn e Naddāha per l’Egitto, huli jing per la Cina, dokkaebi per la Corea, kuntilanak per l’Indonesia, wendigo per il Canada, Curupira e Saci-Pererê per il Brasile. Sul dokkaebi la tavola è un baule che cammina, non il diavoletto cornuto: è l’immagine che le fonti coreane autorizzano, ed è l’opposto esatto di quella che le Verifiche smentiscono.
  • Una tavola è stata scartata invece che pubblicata, e vale la pena dirlo: raffigurava il jiangshi a mezz’aria, con il talismano sulla fronte e la veste da funzionario Qing. È l’immagine del cinema di Hong Kong — esattamente quella che questo sito dichiara priva di fonti Qing. Illustrare una scheda con la figura che la scheda smentisce sarebbe stato l’unico punto in cui l’atlante faceva ciò che rimprovera agli altri.
  • Nella stessa giornata erano arrivate le prime quattro: il bunyip che affiora da un billabong, le Min Min lights ferme sopra la pianura davanti a un carro, lo yowie nella foresta di eucalipti con le impronte sul sentiero, e il boto cor-de-rosa in abito bianco alla festa sul fiume. Fino a ieri le illustrazioni erano ventotto ed erano tutte e sole quelle italiane: chi arrivava su una voce del mondo trovava solo testo. Ora sono quarantuno.
  • Ognuna delle diciassette verifiche di fonte ha ora un indirizzo suo. Stavano tutte su una pagina sola, e la ragione per separarle non è cosmetica: chi cerca se «nosferatu» sia una parola romena fa una domanda, e una pagina che ne tratta diciassette non è la risposta a nessuna delle diciassette. La pagina d’insieme resta come indice — la domanda e l’esito in una riga, non il testo pieno, per non avere diciotto pagine che dicono la stessa cosa.
  • Tolta dalla pagina d’insieme la marcatura FAQPage, che serviva a far comparire le domande espanse nei risultati di ricerca. Ora che l’indice riporta solo l’esito e non la risposta intera, quella marcatura descriverebbe un contenuto che sulla pagina non c’è — ed è esattamente ciò che le linee guida vietano. Meglio perderla che dichiarare il falso a un motore di ricerca.
  • Aggiunta una pagina di servizio, il registro del traffico, dove trascrivo a mano le misure di visita del sito con la data e l’indicazione di ciò che non è stato rilevato. Non è indicizzata e non sta nel menu: serve a impedire a me stesso di raccontarmi che il sito stia crescendo quando sto solo guardando due volte lo stesso giorno.
16 agosto 2026
  • Aggiunti due studi nelle Correnti: l’Antroposofia e Scaligero e l’antroposofia italiana. Erano stati impostati giorni fa e mai scritti. Sulla vicenda italiana ho seguito la regola che mi ero dato: gli articoli razzisti del 1931-43 con testata, numero e pagine, e nessuna assoluzione implicita — ma anche la smentita dell’accusa che Scaligero fosse fra i firmatari del Manifesto della razza del 1938, che è falsa e continua a circolare: l’elenco di trecentotrenta nomi da cui viene è stato riconosciuto privo di fonte da Michele Sarfatti.
  • Aperta la sezione Verifiche di fonte: diciassette affermazioni che circolano ovunque e che alla prova non reggono, ciascuna con la domanda in testa e l’indicazione di che cosa ho controllato e dove. Erano già nelle schede, ma in fondo e senza un titolo proprio: il contenuto più originale del sito era anche il meno raggiungibile.
  • Ogni scheda ora si apre con una riga di definizione. Chi arriva cercando «tokoloshe» vuole sapere in una riga che cos’è, e finora la scheda dava il soggetto per acquisito. Le stesse righe sono diventate la descrizione che compare nei risultati di ricerca, che prima era il primo paragrafo troncato a metà frase — spesso senza nemmeno il nome della creatura.
  • Aggiunto in fondo a ogni scheda il blocco «Affini per tema». Fino a ieri una voce rimandava solo alle vicine di geografia: chi arrivava sullo strigoi non aveva modo di sapere che l’atlante contiene anche il Nachzehrer, il vrykolakas, il jiangshi e il panico vampirico del New England. L’affinità è calcolata sul testo delle schede, e mette in fila le voci che condividono il motivo o il fenomeno alla base — non il continente. Diciassette schede erano vicoli ciechi: ora nessuna lo è.
  • Riscritte le ventinove pagine per Stato. Erano elenchi di nomi da settanta parole: chi non conosceva già le voci non aveva modo di capire che cosa contenessero. Ora ogni pagina ha un testo suo e un’anteprima per ciascuna voce.
  • Rivisti i titoli delle pagine: trentatré superavano i sessanta caratteri e nei risultati di ricerca venivano troncati a metà parola. Ora il nome del sito viene aggiunto in coda solo quando ci sta — meglio perdere il marchio che la parola per cui la pagina dovrebbe essere trovata.
  • La pagina Cerca è stata esclusa dall’indicizzazione e dalla sitemap. È uno strumento, non un contenuto: quarantatré parole e nessun collegamento. Resta raggiungibile e funzionante come prima.
11 agosto 2026
  • Colmati i vuoti rimasti sul planisfero, uno Stato e una voce alla volta: Corea del Sud con il dokkaebi, Sudafrica con il tokoloshe, Etiopia con il buda, Turchia con l’Alkarısı, Romania con lo strigoi e Finlandia con il Näkki. Ventinove Stati.
  • Nella scheda del tokoloshe ho verificato, e smentito, un’attribuzione che si legge quasi ovunque: Henry Callaway non registrò il tokoloshe. Ho cercato nel testo integrale del Religious System of the Amazulu (1868-1870), sia nella parte Unkulunkulu sia in quella sulla divinazione: la parola non compare — e la quarta parte dell’opera, quella che avrebbe trattato stregoneria e magia medica, non fu mai pubblicata, come dichiara la prefazione stessa. Stesso esito per The Essential Kafir di Dudley Kidd, 1904.
  • Nella scheda dello strigoi: «nosferatu» non è una parola romena. Non esiste in nessuna fase documentata della lingua; le etimologie proposte sono tutte congetturali. È con ogni probabilità un errore di trascrizione di Emily Gerard, 1885, che Bram Stoker ha reso definitivo. Corretti anche il nome dell’etnografo del 1892 — Simion, non Simeon, Florea Marian — e il comune di Marotinu de Sus, che è Celaru e non Amărăștii de Jos.
  • Il Näkki è schedato B e non A, contro la mia stessa aspettativa. Il pericolo è documentato benissimo e la categoria «spauracchio pedagogico» esiste nella folkloristica finlandese, ma non ho trovato la fonte etnografica datata che colleghi formalmente le due cose. La conclusione era troppo comoda per darla per buona: sta scritto nella scheda.
  • Corretto un errore negli indirizzi delle pagine: la ı turca senza punto veniva scartata invece che trascritta, e la scheda dell’Alkarısı finiva a un indirizzo diverso da quello a cui puntava la carta della Turchia. Il collegamento era rotto.
10 agosto 2026
  • Aperti Spagna con la Santa Compaña, Indonesia con la kuntilanak e Perù con il pishtaco. Ventitré Stati.
  • Aperti altri cinque Stati con una voce ciascuno: India con la churel, Nigeria con l’àbíkú, Canada con il wendigo, Grecia con il vrykolakas. Il planisfero arriva a venti Stati.
  • Corretto l’inquadramento delle carte di dettaglio per gli Stati molto larghi: il Canada usciva come un rettangolo di nulla, perché la regola lo classificava fra quelli troppo grandi per starci e lo inquadrava sul singolo punto.
  • Aperti sei Stati nuovi con tre voci ciascuno: Brasile, Messico, Egitto, Germania, Cina e Australia. Il planisfero passa da dieci a sedici Stati.
  • Sulle tre voci australiane ho applicato la regola dichiarata nel Metodo per le tradizioni che non mi appartengono: delle tradizioni aborigene descrivo il contesto etnografico e la storia della raccolta, non il contenuto narrativo. Per lo yowie questo ha comportato rifiutare le liste di «nomi aborigeni» che circolano nella letteratura criptozoologica, perché fondono esseri di tradizioni non imparentate.
  • Aperta la Francia con tre voci: la Bestia del Gévaudan, l’Ankou e la Tarasca. Tutte e tre di grado A per il nucleo documentario, tutte e tre con una vulgata corrente molto più debole della documentazione.
  • Corrette le preposizioni articolate nei titoli di tutte le schede e delle carte per Stato: dicevano «folklore di Campania» e «folklore di Stati Uniti».
  • Riscritte da capo le pagine Privacy e Lettere. Contenevano ancora testo di lavorazione — un modello da completare, campi fra parentesi quadre, moduli che non spedivano nulla — rimasto online per una mancata verifica finale. I moduli sono stati tolti: il sito non raccoglie alcun dato, e la corrispondenza passa da un indirizzo di posta.
  • Spostato il punto della Południca sulla carta. Era collocato nella Lusazia soraba, che è in Germania, mentre la voce è schedata sotto la Polonia: ora cade nella Lusazia polacca, fra Żary e Żagań. Stessa area culturale, dentro lo Stato dichiarato.
  • Aggiunte le carte di dettaglio per Stato; sul planisfero i punti sono ora gli Stati, col nome accanto.
  • Aggiunte la scheda sul Philadelphia Experiment e lo studio sulla Teosofia.
  • Nella scheda del Philadelphia Experiment ho tolto, prima della pubblicazione, l’affermazione che Einstein fosse consulente retribuito del Bureau of Ordnance: la consulenza è documentata, il compenso non sono riuscito a verificarlo.
  • Nello studio sulla Teosofia ho corretto l’avallo del 1927 alla Voce del silenzio: la lettera è firmata dall’interprete e segretario del IX Panchen Lama, non dal Panchen Lama in persona come si legge quasi ovunque.
9 agosto 2026
  • Pubblicazione del sito: 28 voci italiane, 27 internazionali, 13 pseudobiblia.