Correnti · di Frater Custos · lettura di 13 minuti
Scaligero e l'antroposofia italiana
Il principale antroposofo italiano del Novecento scrisse un centinaio di articoli razzisti fra il 1931 e il 1943, e non li ritrattò mai. Questa pagina lo documenta con le date e i numeri di rivista — e smonta anche l'accusa più ripetuta contro di lui, che è falsa.
Nel gennaio 2020, per il quarantennale della morte, il Comune di Veroli concesse il patrocinio a un «Tributo a Massimo Scaligero». La cerimonia cadeva due giorni prima del Giorno della Memoria. Ne seguì una polemica sulla stampa locale, con richiesta di revoca del patrocinio, e una replica difensiva che presentava Scaligero come vittima del regime.
In quella polemica furono dette cose vere e cose false da entrambe le parti. Questa pagina prova a separarle, perché è esattamente il tipo di caso in cui il metodo di questo atlante serve a qualcosa: si dice tutto, con gli estremi verificabili, e non si lascia che un capitolo diventi la chiave di lettura di tutto il resto — né che venga cancellato.
Come l'antroposofia arriva in Italia
Il tramite è Giovanni Colazza (Roma, 1877-1953), medico. Incontra Steiner a Roma nel 1911 tramite Marie von Sivers; Steiner gli affida la guida del movimento italiano; Colazza fonda a Roma il gruppo «Novalis». Partecipa anche, con lo pseudonimo Leo, al Gruppo di Ur di Julius Evola.
La Società Antroposofica Italiana si costituisce formalmente a Trieste il 13 gennaio 1931. Il gruppo triestino, con molti soci ebrei, si scioglie nel 1938 con le leggi razziali; una circolare di pubblica sicurezza del 25 luglio 1941 ordina lo scioglimento di tutti i gruppi antroposofici italiani, sulla scia del divieto tedesco. Anche in Italia, dunque, il movimento fu perseguitato — ed è un fatto che va tenuto insieme a quello che segue, non al posto suo.
Chi era Scaligero
All'anagrafe Antonio Massimo Sgabelloni — con la g, non «Scabelloni» come si legge quasi ovunque, refuso che si è propagato per decenni. Nasce a Veroli, in provincia di Frosinone, il 17 settembre 1906; muore a Roma il 26 gennaio 1980. Orfano di madre, cresciuto dallo zio Pietro, fra i fondatori del «Giornale d'Italia». Giornalista di mestiere: redattore capo del mensile «Italia Marinara», organo della Lega Navale, dal 1932 al 1944.
Quando e perché adottò lo pseudonimo, non l'ho trovato documentato da nessuna parte. Chi scrive che lo prese «per ragioni iniziatiche» o «dopo la guerra» non porta documenti: le prime firme «Scaligero» che ho potuto datare sono dei primi anni Trenta.
Gli scritti, 1931-1943
Questa è la parte che va documentata con gli estremi, o non va scritta affatto. La ricostruzione più ampia è di Peter Staudenmaier, che parla di circa cento pubblicazioni di Scaligero su temi razziali nel periodo fascista. Il conteggio è suo, non mio.
Su «La Difesa della Razza», la rivista diretta da Telesio Interlandi, risultano almeno dieci articoli firmati:
Omogeneità e continuità della razza italiana, 5 giugno 1939, pp. 38-40 · Fronte unico ario, a. IV n. 8, 20 febbraio 1941, pp. 21-24 · La razza italiana e la guerra, 5 maggio 1941, pp. 16-19 · Dalla razza di Roma alla razza italiana, n. 22, 20 settembre 1941, pp. 13-15 · Sangue e spirito, n. 24, 20 ottobre 1941, pp. 13-15 · Uomini bianchi, anime negre, n. 7, 5 febbraio 1942, pp. 51-55 · La razza italiana, n. 8, 20 febbraio 1942, pp. 26-29 · Continuità storica della razza italiana, n. 12, 20 aprile 1942, pp. 15-16 · Il volto autentico della civiltà mediterranea, n. 18, 20 luglio 1942, pp. 14-16 · Coscienza del sangue, a. V n. 20, 20 agosto 1942, pp. 4-6.
Di questi ho verificato personalmente sul fascicolo digitalizzato l'ultimo: Coscienza del sangue compare davvero nel sommario dell'anno V, numero 20, del 20 agosto 1942, a pagina 4. Gli altri vengono dagli indici dei fascicoli e dalle note di Staudenmaier: sono estremi coerenti e citabili, ma li ho controllati uno per uno solo in quel caso. L'elenco non è esaustivo — un repertorio critico completo delle firme di Scaligero sulla rivista, che io sappia, non esiste.
Ci sono poi altre testate, e su una di esse la presenza è più densa che sulla Difesa. Su «La Vita Italiana» di Giovanni Preziosi: La saggezza «antimoderna» (luglio 1937), Compito eroico dello spirito nell'azione razzista (settembre 1939), Razzismo spirituale e razzismo biologico (luglio 1941), Limiti alla comprensione del problema razzista (settembre 1941), Per un razzismo integrale (maggio 1942), Scienza dello Spirito contro sovversivismo occulto (marzo 1943). Su «Il Regime Fascista» di Farinacci: La scuola della gerarchia, 14 agosto 1938. Su «Critica Fascista»: Pericolo di un mito contemporaneo, 15 luglio 1931 — la firma più antica reperita, e precede di sette anni le leggi razziali.
Nel 1941 partecipò inoltre a cinque conversazioni radiofoniche EIAR di propaganda antisemita, insieme a Evola, Preziosi, Pellicano e Luchini, su sollecitazione di Alessandro Pavolini.
E un libro: La razza di Roma, Tivoli, Tipografia Mantero, «Anno XVII» — i cataloghi lo registrano al 1939. È conservato, fra l'altro, nel fondo della Scuola di mistica fascista alla Biblioteca civica di Varese.
Che tipo di razzismo
Non è il razzismo biologico da laboratorio, e non è un innocuo spiritualismo: è la sintesi rivendicata dei due. Scaligero la chiama esplicitamente razzismo integrale — «razzismo spirituale e biologico» insieme — e la fonda sulla tripartizione steineriana di spirito, anima e corpo e sulla demonologia antroposofica di Ahriman e Lucifero. Nella storiografia rientra nella corrente esoterico-tradizionalista del razzismo fascista, quella di Evola.
L'antisemitismo è esplicito, non allusivo. Dal testo integrale di La razza di Roma: «Ogni espressione metafisica e culturale degli Ebrei è il risultato di una usurpazione. Nell'arte essi non raggiungono mai sommità.» Staudenmaier documenta inoltre formule come «eliminazione del virus giudaico e reintegrazione biologica», e gli ebrei come portatori di «forze ahrimaniche sub-umane»: queste ultime le riporto come attribuzioni dello studioso, non come citazioni che io abbia verificato sull'originale.
Da correggere: l'accusa più ripetuta è falsa
Nella polemica del 2020 si è scritto che Scaligero fu «fra i firmatari del Manifesto della razza». Non è vero.
Il Manifesto degli scienziati razzisti del 14-15 luglio 1938 ha dieci firmatari, tutti scienziati, e Scaligero non è fra loro. Il suo nome compare invece in un «elenco di aderenti» di trecentotrenta nomi, circolato dal settembre 1995 e ripreso da Franco Cuomo in I Dieci (2005). Michele Sarfatti ha rilevato che le trecentoventi aggiunte ai dieci originali non sono corredate da alcuna indicazione di fonte; Wikipedia le ha rimosse nell'agosto 2013 come falsi storici. Nell'elenco, per giunta, il nome compare due volte — come «Scaligero Massimo» e come «Sgabelloni Massimo» — duplicazione che è essa stessa un indizio di come quella lista sia stata compilata.
Il punto va maneggiato con attenzione, perché è delicato in tutte e due le direzioni: la lista è inattendibile, e questo non alleggerisce di un grammo i dieci articoli sulla Difesa della Razza e i sei sulla Vita Italiana, che sono documentati. Chi usa la falsità dell'accusa minore per far cadere quella maggiore sta facendo un gioco di prestigio. Chi ripete l'accusa falsa perché tanto «il senso è quello» sta facendo lo stesso gioco dall'altra parte.
E un secondo errore, più innocuo: Razza e civiltà non è un libro di Scaligero. È la rivista mensile del Consiglio superiore e della Direzione generale per la demografia e la razza del Ministero dell'Interno, pubblicata fra il 1940 e il 1942. La confusione con La razza di Roma è frequente.
Il dopoguerra, e la domanda che conta
Fra il giugno e il novembre 1944 Scaligero è arrestato dagli Alleati dopo la liberazione di Roma e detenuto a Regina Coeli per i contatti con l'ambasciata tedesca; sostenne che si trattasse di rapporti antroposofici e non politici. Nella narrazione interna al movimento quella detenzione diventerà il momento della guarigione dalla tubercolosi attraverso la meditazione.
Dal 1945 aderisce alla Società Antroposofica Italiana sotto la guida di Colazza. Nel 1950 Giuseppe Tucci fonda per l'IsMEO la rivista trimestrale in inglese «East and West» e sceglie Scaligero come redattore: cinque anni dopo la fine del regime, accanto a uno degli orientalisti italiani più importanti del secolo. Poi i libri, molti: Iniziazione e Tradizione (1956), Avvento dell'uomo interiore (1959), il Trattato del pensiero vivente (1961), Dell'amore immortale (1963), La logica contro l'uomo (1967), Dallo Yoga alla Rosacroce (1972), fino a Kundalini d'Occidente e Iside Sophia nell'anno della morte.
Ha mai fatto pubblicamente i conti con quel che aveva scritto? Allo stato delle mie verifiche: no. Non risultano dichiarazioni pubbliche, interviste, prefazioni o note editoriali in cui riconosca la natura di quegli scritti. L'unico luogo in cui affronta la questione è l'autobiografia del 1972, e lì si difende senza rinnegare: sostiene di non essere mai stato politicamente coinvolto né particolarmente interessato alla politica fascista. Staudenmaier cita da quel testo la frase decisiva — che continuava a credere «le stesse cose sulla razza» che credeva allora. Se la citazione è esatta, e andrebbe verificata sull'edizione a stampa, esclude ogni lettura come ravvedimento.
Esiste una posizione contraria e va riportata. Su un sito antroposofico, un autore che dichiara nove anni di frequentazione settimanale sostiene l'esistenza di una lettera del 1978 in cui Scaligero avrebbe sconfessato La razza di Roma. La lettera non è riprodotta, non è datata con precisione, non è depositata in un archivio consultabile: allo stato è una testimonianza personale non verificabile. La stessa fonte riporta però una formula di Scaligero secondo cui quanto scrisse allora potrebbe ripubblicarlo oggi «su qualsiasi giornale, di destra, sinistra o centro» sostituendo «fascismo» con «visione sociale» — che è un argomento di continuità, non di rottura.
E il movimento? Non risulta alcuna presa di posizione pubblica della Società Antroposofica in Italia, né degli editori che continuano a pubblicarlo, sugli scritti razzisti di Scaligero. Le pubblicazioni interne trattano la questione in chiave difensiva o non la trattano. È una differenza notevole rispetto alla Germania, dove Demeter ha commissionato uno studio indipendente sul proprio passato e ne ha accettato pubblicamente le conclusioni.
Resta il problema che questa pagina non chiude. Un uomo scrive per dodici anni che gli ebrei sono usurpatori e che occorre un razzismo integrale; poi scrive per trentacinque anni libri di meditazione che migliaia di persone hanno trovato utili, e che si continuano a ristampare. Le due cose sono vere insieme. Chi tiene solo la prima non spiega perché quei libri siano ancora letti; chi tiene solo la seconda deve nascondere dieci numeri di rivista con le pagine esatte.
Questo atlante non ha una risposta. Ha solo la convinzione che le date vadano scritte, e che la storia generale del movimento vada tenuta distinta da questo capitolo — senza che l'una copra l'altro.
Grado B, e dico perché. Gli estremi bibliografici degli articoli vengono in larga parte dagli indici e dalle note di Staudenmaier: solo uno l'ho verificato direttamente sul fascicolo. Non ho potuto controllare in biblioteca l'indice dei nomi di Cassata, né il passo dell'autobiografia del 1972 sull'edizione a stampa, né l'esistenza della lettera del 1978. Sono le quattro verifiche che restano da fare, e finché non le faccio questa pagina resta B.