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B — parzialmente documentato

Parì

Iran
Altopiano iranico; il massiccio dell’Alborz e le sorgenti di montagna come luoghi tipici

Parì — esseri non umani, spesso ma non necessariamente femminili, dotati di ali e di poteri magici.

Incisione notturna su un altopiano roccioso persiano: presso una vasca di pietra alimentata da una sorgente, una figura femminile alata in veste verde siede di spalle sulla roccia opposta; in primo piano un viaggiatore in abito persiano si è fermato con il cavallo, e la lanterna appesa alla sella è l'unica luce della scena.
Varianti e nomi
persiano parī (پَری), da medio-persiano parīg; avestico pairikā. Da questa parola discendono il turco peri e, per via letteraria, l’europeo peri. Il loro regno è il Parīstān.
Che cosa raccontano
Esseri non umani, spesso ma non necessariamente femminili, dotati di ali e di poteri magici. Compaiono presso l’acqua — sorgenti, vasche, luoghi di bagno — e nei luoghi selvatici e montani. Verso gli uomini esercitano un fascino che le fonti chiamano apertamente erotico: seduzione, rapimento, matrimoni celebrati nel loro regno, possessione. Nel folclore turco volano in vesti verdi simili a nuvole, o prendono forma di colomba.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
La parì è il caso più chiaro di come un giudizio morale possa ribaltarsi restando la stessa figura. Nell’Iran preislamico l’avestico pairikā designa con ogni probabilità una classe di entità malefiche, legate alla sessualità e ai riti sessuali. Dopo l’islamizzazione la stessa parola si carica di una connotazione positiva: bellezza immensa, esseri moralmente complessi, e nel X secolo l’assimilazione alle ḥūr della tradizione araba. Non è cambiato l’essere: è cambiato chi lo raccontava.
Dove è attestato
Fonti letterarie persiane di epoca islamica, a partire dal Šāh-nāmeh di Ferdowsī; per l’etimologia e la fase preislamica, la voce pairikā negli studi avestici. Il quadro d’insieme, con le fonti primarie citate, è riassunto nella voce Parī dell’Encyclopædia Iranica e nella letteratura sullo sciamanesimo dell’Asia centrale, dove le parī sono consultate a scopo di guarigione e protezione.
Attenzione
Le ali sono attestate, e questo distingue la parì dalle fate europee, dove l’ala è quasi sempre una sovrapposizione ottocentesca: le fonti persiane di epoca islamica descrivono esseri alati, e una delle etimologie proposte collega il nome a par, «ala» — anche se non è l’unica. Non ho consultato direttamente le fonti persiane: questa scheda si appoggia alla letteratura secondaria e resta di grado B finché non avrò verificato i passi dello Šāh-nāmeh. Va inoltre segnalato che l’immagine della parì come «fata orientale» benevola e leggiadra è una costruzione tarda, e in Occidente passa attraverso la poesia romantica: la fase più antica documentata è l’opposto.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

Affini per tema

Voci che condividono il motivo, il fenomeno alla base o la storia della raccolta — non la geografia.

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