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C — documentazione debole

Naddāha

Egitto
Campagne del Delta e canali d'irrigazione; l'attestazione scritta più forte proviene dal governatorato di Sharqiyya

Varianti e nomi
arabo al-Naddāha (النداهة), forma intensiva femminile dal verbo dell'arabo egiziano nadah, «chiamare qualcuno per nome»: letteralmente «la chiamatrice». Le rese correnti come «sirena del Nilo» o «naiade» sono glosse europee, non nomi arabi
Che cosa raccontano
Di notte, presso il Nilo o più spesso presso un canale d'irrigazione, una donna altissima e bellissima, capelli sciolti e vesti chiare, chiama un uomo per nome. Solo lui la sente: un eventuale compagno resta immune e assiste impotente. Il chiamato entra in una specie di ipnosi, cammina verso l'acqua e non torna — annegato, o sparito, o ritrovato muto e fuori di sé. In alcune varianti la Naddāha se ne innamora e lo sposa nel suo regno sotto l'acqua, poi lo uccide perché non ne riveli i segreti. Ci si difende pronunciando il nome di Dio, gettandole del sale, non voltandosi, non rispondendo.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Serve prima di tutto da interdetto spaziale: tiene uomini e ragazzi lontani dai canali di notte, che è esattamente dove si annega. In secondo luogo spiega la sparizione di un uomo senza accusare nessuno — e una lettura ricorrente nella stampa egiziana è che la leggenda sia stata sfruttata, non necessariamente creata, per far passare omicidi per rapimenti soprannaturali; è ipotesi giornalistica, non dimostrata. Nella lettura psicologizzante egiziana è infine il rimosso erotico del villaggio.
Dove è attestato
Qui bisogna essere severi: non esiste alcuna attestazione scritta anteriore al Novecento. La Naddāha non compare nei classici dell'etnografia egiziana — non in Lane, 1836, non in Blackman, 1927 — e non emerge nella letteratura folklorica accademica come tipo indicizzato con questo nome. Le ancore datate e verificabili sono tutte tarde e letterarie: il racconto e la raccolta al-Naddāha di Yūsuf Idrīs, 1969-70; il film omonimo di Ḥusayn Kamāl, uscito il 6 ottobre 1975; Usṭūrat al-Naddāha di Aḥmad Khālid Tawfīq, nella serie Mā warāʾ al-ṭabīʿa avviata nel 1993; e l'episodio della serie Netflix Paranormal, novembre 2020, che l'ha rilanciata su scala globale.
Attenzione
Il grado C non è un giudizio sulla credenza, che è viva e diffusissima: è un giudizio sulla documentazione, e va spiegato. Il nucleo — uno spirito femminile d'acqua che chiama per nome, in un paesaggio di canali — è plausibilmente folklore rurale ottocentesco o anteriore, coerente con la demonologia dei jinn dei luoghi d'acqua. Ma la sua forma attuale, il suo nome come figura definita e la sua diffusione nazionale sono documentabili solo dal 1969 in poi, e sono stati amplificati in modo massiccio da letteratura, cinema e televisione. Chi la presenta come «antica leggenda egizia» afferma ciò che nessuna fonte sostiene. Un dettaglio che vale la pena di conoscere: nel racconto di Idrīs la Naddāha non è uno spirito — è la città che chiama il contadino e lo distrugge. È una metafora costruita su una credenza già nota al lettore, il che prova che il nome circolava, ma non dice da quando.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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