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Correnti · di Frater Custos · lettura di 16 minuti

Julius Evola

Un pittore dadaista che smette di dipingere a ventitré anni, scrive per quarant'anni di Graal, tantra e tradizione, firma libri sulla razza e non ritratta nulla. Con gli estremi esatti — e due accuse che gli si fanno di continuo e che sono false.

Giulio Cesare Andrea Evola nasce a Roma il 19 maggio 1898 e vi muore l'11 giugno 1974. Studia ingegneria e rifiuta deliberatamente di laurearsi, come rifiuterà per tutta la vita ogni titolo, incarico e tessera. È ufficiale d'artiglieria nella Grande Guerra, poi pittore e poeta dadaista in rapporto con Tristan Tzara; nel 1922 smette di dipingere di colpo, a ventiquattro anni, e non riprenderà. Dal quel momento scrive soltanto.

Questa voce serve a due cose. La prima è dare gli estremi bibliografici e documentari di quello che ha scritto, comprese le pagine razziste, con testate e date invece che con formule. La seconda è smontare le accuse false, che su Evola sono numerose e continuano a circolare — perché un sito che pretende di verificare le fonti deve farlo anche quando la verifica va a vantaggio di qualcuno che non gli piace.

Prima: la filosofia, e l'individuo assoluto

Fra il 1925 e il 1930 Evola pubblica Saggi sull'idealismo magico (1925), Teoria dell'individuo assoluto (1927) e Fenomenologia dell'individuo assoluto (1930). L'idea è che l'idealismo tedesco vada portato fino in fondo: se il soggetto pone il mondo, allora il soggetto può volerlo, e la libertà consiste in un potere effettivo sul reale, non in una condizione morale. È filosofia scritta con vocabolario filosofico, valutata all'epoca da Benedetto Croce con qualche interesse e molte riserve.

Il Gruppo di Ur, e chi lo aveva fondato

Fra il 1927 e il 1929 esce a fascicoli mensili la rivista Ur, poi Krur: un tentativo di «catena magica», cioè di gruppo operativo che pubblica istruzioni pratiche firmate da pseudonimi. Vi collaborano, fra gli altri, Arturo Reghini — pitagorico e massone, che del progetto è il vero promotore intellettuale —, Giulio Parise, Emilio Servadio, Giovanni Colazza. Evola vi entra e ne prende progressivamente il controllo; nel 1929 il gruppo si spacca, e la rottura con Reghini è aspra e finisce in tribunale.

I fascicoli saranno poi raccolti in volume col titolo Introduzione alla magia quale scienza dell'Io, e da lì nasce l'equivoco più diffuso: che il Gruppo di Ur sia «di Evola». Non lo era. Evola ne fu il redattore più prolifico e il vincitore della lite, il che gli ha consegnato la firma dell'insieme; ma l'impianto veniva da Reghini, e la parte pitagorica e massonica — che a Evola non interessava — è sua.

Le opere maggiori

Il libro che lo definisce è Rivolta contro il mondo moderno (1934): una storia universale letta come decadenza continua da un mondo «tradizionale», gerarchico e sacro, verso il mondo moderno, egualitario e desacralizzato. Poi Il mistero del Graal (1937), La dottrina del risveglio (1943) sul buddhismo delle origini letto come via ascetica ed eroica, Lo yoga della potenza sul tantra, Metafisica del sesso (1958), Cavalcare la tigre (1961) — il manuale per chi si trova a vivere in un'epoca che considera perduta — e l'autobiografia intellettuale Il cammino del cinabro (1963).

La razza: gli estremi, senza formule

Qui servono i titoli e le date, non le perifrasi. Evola pubblica Il mito del sangue nel 1937 e Sintesi di dottrina della razza nel 1941. Scrive su La Difesa della Razza, la rivista diretta da Telesio Interlandi, e collabora con La Vita Italiana di Giovanni Preziosi, che è la principale sede dell'antisemitismo italiano del periodo. Cura inoltre l'edizione italiana dei Protocolli dei Savi di Sion del 1937, con una introduzione.

La sua posizione teorica è distinta da quella biologica, e va descritta esattamente perché la distinzione viene usata come attenuante. Evola sostiene una gerarchia a tre livelli — razza del corpo, razza dell'anima, razza dello spirito — in cui il livello decisivo è il terzo, e in cui l'appartenenza biologica non basta a determinare il valore. Questo lo mette in polemica con il razzismo biologico tedesco e italiano; non lo mette fuori dal razzismo, perché la gerarchia resta, l'ebreo vi resta collocato in basso, e il risultato pratico coincide. Sui Protocolli, poi, la posizione è quella classica del negazionismo utile: ammette che possano essere un falso e sostiene che sarebbero comunque «veri» nella sostanza — argomento che è, esso stesso, un metodo.

Nel dopoguerra Evola non ritratta. Non c'è una dichiarazione pubblica di ripudio di quelle pagine, e chi cerca la ritrattazione non la trova perché non esiste. Ridimensiona, contestualizza, distingue: non ritratta.

Due accuse false, e una da precisare

Non firmò il Manifesto della razza del 1938. I firmatari del Manifesto degli scienziati razzisti pubblicato il 14 luglio 1938 sono dieci, sono noti per nome, e Evola non è fra loro. L'accusa nasce dalla confusione con l'elenco di trecentotrenta adesioni che circola in rete e che gli storici hanno riconosciuto privo di fonte — lo stesso elenco che genera l'accusa parallela contro Massimo Scaligero, di cui questo sito si occupa altrove.

Non fu membro delle SS, e non fu iscritto al Partito Nazionale Fascista. Su questo la documentazione è chiara e va nella direzione opposta alla vulgata: i rapporti dei servizi tedeschi che lo riguardano, prodotti quando frequentava ambienti dell'Ahnenerbe e della Sicherheitsdienst, sono diffidenti. Lo giudicano un «reazionario romano» dalle idee inutilizzabili per il regime, e ne sconsigliano l'impiego. Evola cercò quei contatti; furono i tedeschi a non volerlo.

Il processo del 1951 va raccontato per intero. Nel 1951 Evola è imputato a Roma per apologia del fascismo e come ispiratore dei FAR, i Fasci di Azione Rivoluzionaria. Viene assolto, e la sua autodifesa — poi pubblicata — è un testo notevole: sostiene di non essere fascista ma qualcosa di più antico e più radicale, e che le sue idee, se sono un reato, lo sono da duemila anni. Ma «assolto» significa assolto da quell'imputazione, non riabilitato: la sentenza dice che non era provata la sua partecipazione all'organizzazione, non che i suoi scritti fossero innocui. Usarla come certificato generale è un abuso.

La ferita di Vienna. Nel 1945, a Vienna, durante un bombardamento sovietico, Evola resta colpito da una scheggia mentre — secondo il suo stesso racconto — camminava per strada invece di scendere nel rifugio. Ne esce con una lesione midollare e la paralisi permanente degli arti inferiori: passerà gli ultimi ventinove anni in sedia a rotelle e in gran parte in casa. La circostanza è riportata da lui e ripetuta ovunque; le testimonianze indipendenti su che cosa esattamente stesse facendo in strada quel giorno non le ho trovate.

La coda lunga

Evola non fondò nulla, non lasciò discepoli organizzati e considerò l'attivismo politico una forma inferiore di esistenza. Nonostante questo — o proprio per questo — la sua influenza sulla destra radicale europea del secondo Novecento è ampia e documentata: Gli uomini e le rovine e Cavalcare la tigre hanno funzionato per decenni come manuali di orientamento per ambienti che lui, in vita, giudicava mediocri. Dagli anni Duemila la sua fortuna è tornata a crescere fuori d'Italia, con traduzioni e citazioni in contesti politici anglofoni e russi.

C'è un'ultima cosa da dire, e riguarda il metodo di questo sito più che Evola. La sua opera esoterica — il tantra, il buddhismo, l'ermetismo, il Graal — è letta ancora oggi anche da persone che non hanno nulla a che vedere con le sue posizioni politiche, e in alcuni ambiti è considerata una lettura seria per quanto orientata. Sono due cose distinte, e vanno tenute distinte in entrambe le direzioni: non si può usare il valore dei libri di tantra per attenuare le pagine sui Protocolli, né usare le pagine sui Protocolli per dichiarare che i libri di tantra non esistono. Chi vuole giudicare deve leggere gli uni e gli altri, e questa pagina serve a dire dove stanno.

Fonti. Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 43, 1993, voce di Luca Lo Bianco · J. Evola, Saggi sull'idealismo magico, 1925 · Teoria dell'individuo assoluto, 1927 · Rivolta contro il mondo moderno, 1934 · Il mito del sangue, 1937 · introduzione all'edizione italiana dei Protocolli dei Savi di Sion, 1937 · Sintesi di dottrina della razza, 1941 · La dottrina del risveglio, 1943 · Cavalcare la tigre, 1961 · Il cammino del cinabro, 1963 · fascicoli di Ur e Krur, 1927-1929 · La Difesa della Razza · La Vita Italiana di G. Preziosi · atti del processo di Roma, 1951, e l'autodifesa pubblicata dall'imputato.

Grado B. Le date di nascita e morte, i titoli, gli anni di pubblicazione e l'esito del processo del 1951 sono verificati. Non verificati direttamente in questa ricerca: i numeri, le date e le pagine dei singoli articoli su La Difesa della Razza e su La Vita Italiana, che qui sono indicati per testata e non per fascicolo — a differenza di quanto è stato possibile fare per Scaligero; il testo integrale dei rapporti tedeschi che lo riguardano, riportati dalla letteratura secondaria; e le circostanze del ferimento di Vienna, note dal solo racconto dell'interessato. Chi avesse accesso alle annate delle due riviste e volesse mandare gli estremi esatti è pregato di scrivere: finiranno qui, con il suo nome se lo desidera.