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Correnti · di Frater Custos · lettura di 15 minuti

Il Gruppo di Ur

Ventiquattro mesi di una rivista che usciva a Roma senza nomi propri sotto gli articoli, e che nel 1955 fu ristampata da uno dei suoi autori con tagli e aggiunte. Da allora quasi tutti citano il libro credendo di citare la rivista. Qui si tengono separati.

Fra la fine del 1926 e il dicembre del 1929, a Roma, un gruppo di persone si riunisce e pubblica una rivista a fascicoli. Si chiama Ur per due annate, poi Krur. Gli articoli escono firmati con pseudonimi, per un principio dichiarato in redazione: l’«impersonalità attiva», l’idea che l’io individuale non conti nulla rispetto a quello che si trasmette. Il gruppo si scioglie in poco più di due anni, in una rottura che finisce davanti a un giudice.

È una delle cose più citate e meno lette dell’esoterismo italiano del Novecento. Questa scheda serve a mettere in fila che cosa è documentato — con le date, i titoli esatti e la segnatura d’archivio dove esiste — e a dire, riga per riga, che cosa non lo è.

Chi lo fondò: il punto che resta aperto

Comincio dal buco, perché è il primo. Non è deciso chi abbia avuto l’iniziativa. Le ricostruzioni sono quattro e non sono compatibili fra loro.

VersioneChi la sostiene
Evola fondatore e primo direttoreEvola stesso, in Il cammino del Cinabro; poi le voci enciclopediche correnti
Fondazione congiunta di Evola e Reghini, con ColazzaHans Thomas Hakl, Julius Evola and the UR Group, «Aries» 12/1, 2012
Reghini fondatore, «attorno al 1926»Davide Marino e Milan Reith, «Aries» 25/2, 2025, sulla scorta di Renato Del Ponte
Iniziativa di Reghini, che affida la direzione al giovane Evola per opportunitàtradizione antroposofica e reghiniana; atti di convegno del Rito Simbolico Italiano

Quello che si può dire senza scegliere: il gruppo si forma fra la fine del 1926 e il gennaio 1927, a Roma; il primo fascicolo esce a fine gennaio 1927; la direzione della rivista è di Evola fin da quel fascicolo. L’attribuzione dell’iniziativa, no. Le stime correnti danno al nucleo dodici o quindici persone, con «catene» operative locali — ma è una stima degli studiosi, non un elenco: non esiste una lista nominativa primaria.

I tre nomi centrali, e il retroterra

Arturo Reghini (Firenze 1878 – Budrio 1946), matematico, neopitagorico, massone di 33° del Rito Scozzese dal 1921. Aveva già diretto Atanòr nel 1924 e Ignis nel 1925. In Ur firma Pietro Negri. Julius Evola (Roma 1898-1974) dirige la rivista dal 1927 e, dal 1929, Krur. Giulio Parise (Vicenza 1902 – Roma 1969), allievo di Reghini e massone della loggia «Pagano», firma Luce.

Il retroterra è documentato dal Dizionario Biografico degli Italiani: nel 1925 Evola tenne lezioni e un corso di cultura spirituale presso la sede romana della Lega Teosofica Indipendente, diretta da Decio Calvari; Reghini era stato nella Società Teosofica dal 1898. È continuità di ambiente e di persone — non di istituzione: una continuità organizzativa o giuridica fra la Lega e il Gruppo di Ur non è attestata.

Attorno a loro: Giovanni Colazza, medico, il discepolo italiano più vicino a Steiner, firma Leo; Ercole Quadrelli (1879-1948), latinista e grecista, firma Abraxa e Tikaipos; Emilio Servadio (1904-1995), futuro psicoanalista fra i fondatori della Società Psicoanalitica Italiana; Guido De Giorgio (1890-1957), cattolico, corrispondente di Guénon, firma Havismat; il poeta Girolamo Comi (Gic); l’alpinista e teorico dell’alpinismo Domenico Rudatis (Rud).

Il legame kremmerziano, ridimensionato. Si legge spesso che il Gruppo di Ur fosse un’emanazione della Fratellanza Terapeutica e Magica di Myriam di Giuliano Kremmerz, o della sua Schola Philosophica Hermetica Classica Italica. Non è documentato. Il tramite è individuale — Quadrelli — e su Quadrelli le fonti d’ambiente precisano che fu in corrispondenza epistolare con Kremmerz ma non fu mai formalmente iniziato alla Myriam. Il collegamento è personale e dottrinale, non istituzionale.

La rivista, con i numeri esatti

AnnataTestataSottotitolo di testataStruttura
1927UrRivista di indirizzi per una scienza dell’Io12 numeri in 10 fascicoli (doppi: lug/ago, nov/dic)
1928Ur, seconda serieIntroduzione alla Magia quale scienza dell’Io12 numeri in 8 fascicoli
1929KrurIntroduzione alla Magia quale scienza dell’Io12 numeri in 8 fascicoli

Due osservazioni che valgono la tabella. La prima: chi in rete presenta «10 fascicoli» e «12 numeri» come dati in conflitto sbaglia — sono due conteggi della stessa annata, numeri nominali contro fascicoli fisici, perché alcuni uscirono doppi. La seconda, che è più interessante: il titolo Introduzione alla Magia quale scienza dell’Io, con cui l’opera è nota dal 1955, non è un’invenzione del 1955. È già il sottotitolo di testata della seconda serie, nel 1928, e si legge sui frontespizi.

Sulla direzione: nel 1927 è Evola. Nel 1928 gli si affiancano Pietro Negri e Luce, e sul retro di copertina del fascicolo di ottobre compare una dichiarazione che riafferma «un’assoluta unità di direzione» — dichiarazione che, come si vedrà, arriva nel momento esatto in cui l’unità non c’è più. Nel 1929, con Krur, Evola è solo.

Un buco che va detto: l’editore originale non è verificato. Tutte le copie digitali di Ur e Krur che circolano in rete sono la ristampa anastatica delle Edizioni Tilopa, Roma, 1980-1981, i cui dati editoriali appartengono al 1980 e non al 1927. Non sono riuscito ad aprire un esemplare originale né un record di catalogo che dia editore e tipografia dei fascicoli 1927-1929. Chiunque citi l’editore originale della rivista lo deve verificare su un esemplare o su catalogo — non sulle scansioni Tilopa.

Gli pseudonimi: quello che si sa e quello che si congettura

Le identificazioni risalgono alle ricerche di Renato Del Ponte, che nel 1994 pubblicò un indice riepilogativo dei collaboratori, e di Gianfranco de Turris; sono poi state riprese da Hakl. Vanno però tenute su due piani, e quasi nessuno lo fa.

Con riscontro convergenteCongetturali o contestate
Pietro Negri = Arturo Reghini
Luce = Giulio Parise
Ea = Julius Evola
Leo = Giovanni Colazza
Havismat = Guido De Giorgio
Abraxa e Tikaipos = Ercole Quadrelli
Oso = Arturo Onofri
Gic = Girolamo Comi
Sirio = Nicola Moscardelli
Rud = Domenico Rudatis
Taurulus = Corallo Reginelli
Maximus = Massimo Scaligero
Iagla, Agarda = Evola: «probabile» per Hakl, non un’ammissione
Arvo = Evola oppure Colonna di Cesarò: alternativa aperta
Breno, Krur come firma: Colazza oppure Colonna di Cesarò
Sagittario = Aniceto Del Massa: contestata
Es / Apro = Emilio Servadio: le fonti si contraddicono
Agnostus = René Guénon: congettura
Ekatlos: tre ipotesi incompatibili
Ignis = Musmeci Ferrari Bravo: firma che non compare in rivista

E restano non identificati: Alba, Arom, Nilius, Primo Sole, Zam, Atro, Straali, X, Vendis, Je, Arco.

Il problema filologico: Introduzione alla magia non è Ur

Questo è il punto per cui vale la pena leggere fin qui, ed è l’errore di metodo più diffuso sul Gruppo di Ur.

Nel 1955-56 i fascicoli furono raccolti in tre volumi presso Fratelli Bocca, Roma — i primi due nell’agosto-settembre 1955, il terzo nel maggio 1956 — con il titolo Introduzione alla magia quale scienza dell’Io. Il curatore era Evola, che dichiarò i testi «riveduti, corretti e ampliati». Nel 1971 le Edizioni Mediterranee li ripubblicarono con ulteriori revisioni dello stesso Evola. Solo nel 1980-81, con le Edizioni Tilopa, uscì la ristampa anastatica dei fascicoli originali.

Introduzione alla magia è dunque una redazione d’autore realizzata circa vent’anni dopo, dal solo Evola. Gli interventi documentati sono di tre tipi:

  • Soppressioni. Furono eliminati testi giudicati dal curatore «insignificanti o non più rilevanti», e monografie poi confluite in libri autonomi — materiali passati in La tradizione ermetica e in L’aurora dell’Occidente, saggi critici sullo spiritualismo moderno. L’ambiente antroposofico segnala inoltre l’attenuazione dei riferimenti a Steiner.
  • Aggiunte che nel 1927-29 non c’erano. Un testo su esoterismo, inconscio e psicoanalisi; uno sulle prospettive magiche secondo Aleister Crowley; Rievocazione di segni e di gesti; il saggio di René Guénon Su due simboli iperborei; Del distacco di Massimo Scaligero; Esperienze fra gli arabi.
  • Riordino. La nota redazionale dichiara che alcune monografie non furono ristampate e furono sostituite con «testi complementari», per garantire coerenza e progressione.

Da qui discende una correzione: «Guénon e Crowley collaborarono a Ur» è falso. Il saggio di Guénon e il testo sulle prospettive crowleyane compaiono fra le aggiunte del 1955-56, non nei fascicoli. E l’identificazione Agnostus = Guénon resta una congettura.

Discende però anche una contro-correzione, contro un’altra leggenda: Reghini e Parise non furono espunti. Gli indici della raccolta contengono tuttora testi firmati Pietro Negri — per esempio Sub specie interioritatis — e Luce, con la serie Opus magicum. La damnatio memoriae integrale non c’è stata.

Quello che nessuno ha ancora fatto. Non esiste, allo stato delle fonti che ho potuto aprire, alcuna collazione critica pubblicata fra i fascicoli 1927-29 e la redazione 1955-56. Non sappiamo quanti testi di Negri e Luce siano stati tagliati, quanto i superstiti siano stati modificati nel dettaglio, né con quali criteri, al di là della dichiarazione generica del curatore. Hakl, nel 2018, dichiara in nota di aver escluso dall’esame «le successive revisioni di Evola, che erano molto frequenti», per presentare un quadro storicamente accurato: quella scelta metodologica è la prova indiretta del problema. Chi cita Introduzione alla magia come fonte per il 1927-29 sta citando un testo del 1955.

La rottura, e che cosa dicono davvero le carte

Nell’ottobre 1928 Reghini e Parise, che mantengono rapporti con la massoneria, tentano di sottrarre a Evola direzione e proprietà del periodico. Il tentativo fallisce — è di quel fascicolo la dichiarazione di «assoluta unità di direzione». La contesa sulla proprietà della rivista non arriva in tribunale: secondo la ricostruzione di Fabrizio Giorgio, i buoni uffici di Aniceto Del Massa e Mario Puglisi lo evitarono. Nel dicembre 1928 Ur cessa le pubblicazioni.

Nel gennaio 1929 Reghini fa uscire un unico fascicolo della nuova serie di Ignis, con Parise direttore nominale, e vi accusa Evola di plagio: sostiene che sezioni di Imperialismo pagano derivino da un proprio articolo omonimo del 1924. Evola replica pubblicamente, denuncia Reghini come massone e chiede al governo provvedimenti a suo carico. Segue un procedimento: le udienze si celebrano nel febbraio 1930, e nel corso di quelle udienze si contrapposero, anche fisicamente, due opposti schieramenti.

La correzione, dichiarata. In una versione precedente della scheda su Evola di questo sito si leggeva che la rottura con Reghini «finisce in tribunale». È una formulazione che dice insieme troppo e troppo poco, e qui la sostituisco con quello che le fonti reggono.

È documentato che vi furono azioni reciproche per diffamazione e per plagio, e che udienze si tennero nel febbraio 1930: la ricostruzione di Fabrizio Giorgio indica i fondi — Archivio di Stato di Roma, Tribunale Penale, Repertorio dei processi 1931, b. 27, fasc. 910; Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Divisione Polizia Politica, fascicoli personali, b. 1105, fasc. 35.

Non è documentato l’esito. Nessuna fonte che io abbia potuto aprire riporta una sentenza. Le due formulazioni scientifiche disponibili sono «sostanzialmente inconcludente» (Marino-Reith 2025) e «le azioni si esaurirono» (Hakl 2001). L’affermazione che Evola perse la causa non è verificata: compare in un post di blog come sintesi di un volume che non ho potuto aprire, e nessun’altra fonte la riporta.

E vanno tenute separate tre vicende che in rete si confondono: la contesa sulla proprietà della rivista (1928), che in tribunale non arrivò; il procedimento del febbraio 1930, di cui non si conosce l’esito; e la denuncia per diffamazione di Evola contro Mario Carli del giugno 1930, che si estinse per prescrizione — ed è probabilmente da lì che deriva metà della confusione in circolazione.

Il programma dichiarato, e come finì

Il gruppo dichiarava due finalità: suscitare una forza sovrasensibile utile allo sviluppo interiore dei membri, e dirigerla verso l’ambiente circostante — nella formula ricorrente in rivista, agire «dietro le quinte della storia». È il presupposto testuale su cui poggiano tutte le ricostruzioni successive, comprese quelle più fantasiose.

Su che cosa fu tentato in concreto, le posizioni storiografiche esistono e vanno registrate come tali: Renato Del Ponte ha dedicato al tema un saggio esplicito nel volume curato da de Turris nel 2015; Davide Marino e Milan Reith, su «Aries» nel 2025, descrivono la traiettoria di Evola in questi anni come esoteric collaborationism e rilevano che il regime non recepì le sollecitazioni, e che la legislazione del 1925-26 sulle associazioni aveva già colpito l’ambiente massonico di Reghini; Marco Rossi ha dato l’inquadramento accademico complessivo negli Annali Einaudi sull’esoterismo, nel 2010. Nella propria autobiografia del 1963, Il cammino del Cinabro, Evola dichiara il proposito di orientare il fascismo in senso «tradizionale» e riferisce che Mussolini avrebbe temuto «il pericolo di un’azione magica a distanza» da parte del gruppo. È una testimonianza retrospettiva dell’interessato, resa oltre trent’anni dopo, e non ho trovato alcuna corroborazione documentale indipendente.

La fine è più prosaica. Nel dicembre 1929 Evola annuncia su Krur la conclusione dell’esperienza; le «catene» avevano già cessato di operare. Nel 1930 prosegue da solo con La Torre, dieci numeri da febbraio a giugno, cui collaborano De Giorgio, Comi, Rudatis e Servadio; la testata cessa dopo l’intervento di Achille Starace, che ne rese impossibile la stampa nelle tipografie romane — e questo dato, a differenza degli altri, sta nel Dizionario Biografico degli Italiani. Va notato per contesto che già nel 1927 il gruppo era stato attaccato dalle pagine di «Studium» da Giovanni Battista Montini, allora assistente ecclesiastico centrale della FUCI.

Che cosa circola senza fonte

«Fondato da Evola nel 1927.» Doppio errore: la cronologia documentata è di fine 1926, e l’attribuzione dell’iniziativa a Evola è una delle versioni in campo, non un dato.

«Le catene magiche furono operate contro obiettivi politici.» La base testuale è una sola: l’articolo firmato Ekatlos, La Grande Orma: la scena e le quinte, uscito su Krur nel 1929, che racconta l’azione di un cerchio operativo sulle sorti della Grande Guerra e sull’avvento del fascismo. Non esiste documentazione esterna. Cristian Guzzo, che nel 2019 ha dedicato al caso una ricostruzione su documentazione d’archivio, tratta la vicenda esplicitamente come mitopoiesi. Sull’identità di Ekatlos circolano tre ipotesi incompatibili — Leone Caetani, un’autrice anonima, o un cerchio gravitante attorno a Maria Calzone Mongenet: nessuna delle tre è dimostrata.

«I riti a distanza del Gruppo di Ur.» La formula non ha riscontro documentale. Nasce dalla combinazione del racconto di Ekatlos con la frase di Evola sull’«azione magica a distanza» temuta da Mussolini, ed è stata amplificata dalla pubblicistica sul «fascismo magico» — compreso almeno un titolo che è un romanzo, non un saggio, e che viene regolarmente citato come se fosse una fonte storica.

«Mussolini lo fece sciogliere.» La sola fonte è Evola su se stesso. Il Dizionario Biografico attribuisce la fine del gruppo alla scissione interna, e l’intervento di Starace riguarda La Torre, che è un’altra rivista e un altro anno.

«L’Ur-Fascismo di Umberto Eco deriva dal Gruppo di Ur.» Priva di sostegno. Nel saggio del 1995 «Ur-» è il prefisso tedesco corrente, «originario, primigenio». Non risulta alcuna dichiarazione di Eco in tal senso.

«Il gruppo contava dodici membri.» È una stima degli studiosi, non un elenco. Va data come stima.

Fonti. Ur. Rivista di indirizzi per una scienza dell’Io, 1927 · Ur. Introduzione alla Magia quale scienza dell’Io, seconda serie, 1928 · Krur, 1929 · ristampa anastatica Edizioni Tilopa, Roma, 1980-81 · Gruppo di Ur, Introduzione alla magia quale scienza dell’Io, a cura di J. Evola, Roma, Fratelli Bocca, 3 voll., 1955-1956; riedizione Edizioni Mediterranee, 1971 · Ekatlos, La Grande Orma: la scena e le quinte, in «Krur», 1929 · A. Reghini, Imperialismo pagano di J. Evola, in «Ignis», nuova serie, fascicolo unico, gennaio 1929 · J. Evola, La Torre, 10 numeri, febbraio-giugno 1930 · J. Evola, Il cammino del Cinabro, 1963.

Studi. Luca Lo Bianco, voce Evola, Giulio Cesare Andrea, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 43, 1993 — consultata · H. T. Hakl, Julius Evola and the UR Group, in «Aries» 12/1, 2012, pp. 53-90 · H. T. Hakl [Hansen], introduzione a Introduction to Magic, Inner Traditions, voll. I-III, 2001-2021, a cura di Hakl e Moynihan — consultata · H. T. Hakl, Deification as a Core Theme in Julius Evola’s Esoteric Works, in «Correspondences» 6/2, 2018 — consultata · D. Marino e M. Reith, Pagan Imperialisms: Julius Evola’s «Esoteric Collaborationism», in «Aries» 25/2, 2025, pp. 194-225, DOI 10.1163/15700593-02502003 — consultata · Chr. Giudice, Occult Imperium. Arturo Reghini, Roman Traditionalism, and the Anti-Modern Reaction in Fascist Italy, Oxford University Press, 2022 · M. Rossi, Neopaganesimo e arti magiche nel periodo fascista, in G. M. Cazzaniga (a cura di), Storia d’Italia. Annali 25. Esoterismo, Einaudi, 2010, pp. 599-628 · R. Del Ponte, Evola e il magico «Gruppo di Ur». Studi e documenti per servire alla storia di «Ur-Krur», 1994, e Quando il Gruppo di Ur cercò d’influenzare il Fascismo, in G. de Turris (a cura di), Esoterismo e fascismo, Mediterranee, 2015 · F. Giorgio, Il crollo de «La Torre», in La Torre, Mediterranee, 2020, pp. 41-57 — consultata: è l’unica fonte che indichi i fondi archivistici del procedimento del 1930 · N. M. Di Luca, Arturo Reghini. Un intellettuale neo-pitagorico tra massoneria e fascismo, Atanòr, 2003 · C. Guzzo, Ekatlos e la Grande Orma: anatomia di un mito, 2019.

Grado B. Il nucleo fattuale è solido: cronologia, testate e sottotitoli, struttura dei fascicoli, direzione, collaboratori principali, edizioni in volume, sequenza della rottura, fine dell’esperienza e chiusura de La Torre. Ma restano aperti quattro nodi, e due toccano proprio i punti su cui questa scheda deve pronunciarsi. Non verificati: chi ebbe l’iniziativa della fondazione (quattro ricostruzioni incompatibili); l’editore e la tipografia originali di Ur e Krur; l’esito del procedimento del febbraio 1930; quali testi di Reghini e Parise siano stati tagliati nel 1955-56, quanto i superstiti siano stati modificati e con quali criteri. Aggiungo: le attribuzioni congetturali di pseudonimi elencate sopra; l’identità di Ekatlos; la composizione e l’attività effettiva delle «catene»; l’episodio Mussolini, che ha come unica fonte Evola su se stesso; e il nesso causale fra i Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929 e la fine del gruppo, che è lettura interpretativa ricorrente e non un fatto documentato da atti. Non ho potuto aprire Hakl 2012 (403 su Brill), la tesi di Giudice del 2016, e i volumi a stampa di Del Ponte, Giudice, Guzzo, de Turris, Rossi e Scarabelli: di questi segnalo il record, non ne cito il testo. Se qualcosa qui è impreciso, chi lo sa è pregato di scrivere, e la correzione finirà nel registro con la sua data.