Churel
India
Province Nordoccidentali dell'India britannica, oggi Uttar Pradesh; rilevamento di Crooke nell'area di Etah
- Varianti e nomi
- hindi चुड़ैल chuṛail, oggi comunemente chudail; urdu e punjabi con le rispettive grafie; nella grafia coloniale churel. Equivalenti occidentali registrati da Crooke: Jakhai, Jokhai, Mukai, Navalai; in Bengala petni e shakchunni; fra gli indo-guyanesi dei Caraibi churile. Da tenere distinta la dayan (डायन), che non è un fantasma ma una donna viva accusata di stregoneria
- Che cosa raccontano
- Il fantasma di una donna morta in gravidanza, il giorno del parto, o entro il periodo prescritto di impurità rituale. Nella descrizione raccolta sul campo appare talvolta chiara davanti e nera dietro, e ha invariabilmente i piedi girati: i talloni davanti e le dita dietro; può presentarsi come una giovane bellissima o come una bambina vestita di bianco. Prende di mira i maschi della propria famiglia — è «particolarmente maligna verso i suoi» — e i giovani che viaggiano soli di notte.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Nella lettura corrente è un dispositivo di gestione del lutto e del rischio ostetrico: dà forma rituale a una morte frequente e per la quale non c'era rimedio, e insieme sanziona la soglia dell'impurità puerperale, che nel sistema domestico era un confine reale e sorvegliato. È interpretazione funzionalista, e va presa per tale.
- Dove è attestato
- La fonte di riferimento è William Crooke, The Popular Religion and Folk-Lore of Northern India, seconda edizione ampliata, Constable, Londra 1896, volume I, pagine 309-314, con una sottosezione dedicata ai modi di respingere la churel a pagina 312; la prima edizione, An Introduction to the Popular Religion and Folklore of Northern India, è di Allahabad, 1894. Materiali paralleli in North Indian Notes and Queries, dal 1891, e in Crooke su Anthropos, 1909, per i riti funebri. Un'attestazione anteriore ma letteraria è la glossa di Kipling in My Own True Ghost Story, 1888. Studi moderni: Janet Chawla, Child-bearing and Culture, 1994; Sarah Pinto, Where There Is No Midwife, 2008, etnografia della nascita in Uttar Pradesh.
- Attenzione
- Le difese descritte da Crooke non sono folklore letterario: sono pratiche osservate e annotate sul posto, e vale la pena elencarle perché dicono quanto la paura fosse concreta. Cremazione, oppure sepoltura a faccia in giù; il figlio rimosso prima della sepoltura; la fossa riempita di spine e coperta di pietre pesanti; punte di ferro conficcate sotto le unghie; e il suolo raschiato dove la donna era morta, con semi di senape sparsi sul punto e lungo tutta la strada del feretro — perché la churel «vede i granelli minuti sparsi e si china a raccoglierli», e il conto non finisce mai. Da correggere alcune cose che circolano: la churel non è la dayan, che è una persona viva e accusabile; non è «il vampiro indiano», categoria che viene dalle enciclopedie vampiriche anglofone; l'origine persiana che si legge su Wikipedia non è documentata; e i piedi girati all'indietro non le sono esclusivi, perché Crooke li attribuisce anche alle fate compagne di Airi nel Kumaon. Infine la definizione attestata non riguarda solo la morte di parto: include la gravidanza e il periodo di impurità.
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.