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A — documentato

Vrykolakas

Grecia
Cicladi: il caso documentato di prima mano avvenne a Míkonos; la credenza è panellenica, con forme proprie a Creta

Varianti e nomi
greco βρυκόλακας, anche βρικόλακας e βουρκόλακας; varianti vourvoulakas, vourdoulakas; a Creta katakhanas. Il termine ecclesiastico greco anteriore e autoctono è τυμπανιαίος, «a forma di tamburo». Il nome corrente è invece un prestito slavo — bulgaro vǎrkolak, serbo vukodlak, composto di «lupo» e «pelo» — che nella lingua d'origine significa lupo mannaro
Che cosa raccontano
Un morto che non si decompone: gonfio, rossastro, la pelle tesa come un tamburo, «fresco e pieno di sangue nuovo». Di notte bussa alle porte, spegne le lampade, schiaccia e soffoca i dormienti, e contagia. Ci si diventa per scomunica, per sepoltura in terra non consacrata, per morte violenta o senza sepoltura, per vita sacrilega, per aver mangiato carne di pecora azzannata dal lupo, o se un animale scavalca il cadavere. La contromisura decisiva non è il paletto: è il prete. L'assoluzione scioglie il vincolo e permette al corpo di dissolversi; dove non basta si procede all'esumazione, all'estrazione e al rogo del cuore, allo smembramento, e a Creta alla cremazione. Si agisce di sabato, l'unico giorno in cui il vrykolakas riposa nella tomba.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Le letture correnti sono tre, e tutte interpretative: un dispositivo di controllo sociale che sanziona liti irrisolte, scomuniche e sepolture irregolari; uno strumento di potere ecclesiastico, dato che l'assoluzione del prete è l'unica chiave; e una gestione collettiva delle morti anomale e della paura epidemica.
Dove è attestato
La prima trattazione occidentale sistematica è Leone Allacci, De Graecorum hodie quorundam opinationibus, Colonia 1645, che espone la credenza sul corpo dello scomunicato appoggiandosi al Nomocanon. Segue François Richard, Relation… à Sant-Erini, Parigi 1657, sulle esumazioni a Santorini. Il nucleo documentario è però Joseph Pitton de Tournefort, botanico del re di Francia, che durante il viaggio del 1700-1702 assistette di persona all'intera vicenda di Míkonos e la pubblicò nella Relation d'un voyage du Levant, Parigi, Imprimerie Royale, 1717 — postuma, perché era morto nel 1708; la traduzione inglese è del 1718. Le raccolte moderne: N. Politis, Παραδόσεις, 1904, con quarantacinque testi; J. C. Lawson, Modern Greek Folklore and Ancient Greek Religion, Cambridge 1910, capitolo IV.
Attenzione
Il racconto di Tournefort merita di essere letto per intero, perché è una delle pochissime descrizioni di prima mano di un caso di «vampirismo» europeo scritta da uno scienziato mentre accadeva — e da uno scienziato scettico. Un contadino litigioso viene ucciso nei campi; si attendono nove giorni; il decimo, dopo la messa, si apre il corpo, e il macellaio, vecchio e maldestro, apre il ventre invece del petto; il cuore viene bruciato sulla riva; l'incenso, mescolato ai vapori del cadavere, peggiora il fetore anziché coprirlo. I disturbi continuano, e il corpo viene arso il 1° gennaio 1701. Tournefort attribuisce il tutto a una «malattia epidemica del cervello, pericolosa e contagiosa come la rabbia dei cani», e riconduce calore e rossore alla putrefazione. Da correggere: il vrykolakas non beve sangue — soffoca, e semmai divora organi — e non ha nulla del vampiro letterario, né canini né mantello né aglio; l'etimologia da «fango» e «fossa» è paretimologia popolare; e la tesi di Lawson di una discendenza diretta dalle lamie antiche è oggi ridimensionata. Sul prestito slavo, infine, va detta una cosa fine: il vocabolo è slavo, ma già nell'Ottocento Robert Pashley osservava che il cretese katakhanas non lo è, e che dunque potrebbe essere greca la credenza e preso in prestito solo il nome.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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