Jiangshi
Cina
Hunan occidentale, antica prefettura di Chenzhou, snodo delle rotte del «far camminare i cadaveri»
- Varianti e nomi
- cinese 僵尸 / 殭屍 jiāngshī, letteralmente «cadavere rigido»; cantonese goeng sī, coreano gangsi, giapponese kyonshī. Il termine tecnico nelle raccolte Qing non è però questo, ma 尸变 shībiàn, «trasformazione del cadavere». La pratica dello Hunan è 湘西赶尸 xiāngxī gǎnshī, e chi la esercita è un gǎnshījiàng
- Che cosa raccontano
- Nei testi Qing il cadavere non decomposto esce di notte a vagare, oppure — se è fresco e non ancora composto — balza su all'improvviso e aggredisce chi veglia. Ha peluria bianca su tutto il corpo, occhi rossi come cinabro, unghie a uncino, denti che escono dalle labbra come lame. In epoca Ming la figura si salda con il demone della siccità: chi ha peluria bianca impedisce la pioggia, e da qui una pratica reale e penalmente perseguita in età Qing, quella di dissotterrare e bruciare cadaveri per far piovere.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Il shibian codifica l'angoscia per il cadavere sepolto male o non sepolto affatto: la sepoltura ritardata era comunissima, in attesa del geomante o del denaro, e la morte lontano da casa era il caso peggiore in una cultura del «tornare alla radice». Il jiangshi è un morto senza rito, non un mostro autonomo.
- Dove è attestato
- Le due raccolte di riferimento sono Ji Yun, Yuewei caotang biji (閱微草堂筆記), scritta fra il 1789 e il 1798 e riunita nel 1800, con circa milleduecento voci, dove la classificazione del shibian sta al decimo juan; e Yuan Mei, Zi bu yu (子不語), prima stampa 1788, che aggiunge una tassonomia cromatica dei cadaveri. Anche il Liaozhai zhiyi si apre con un racconto di shibian. Sulla pratica dello Hunan: testimonianze raccolte sul campo, l'archivio locale di Luxi, Xu Ke, Qingbai leichao, 1916, e soprattutto Shen Congwen, che interrogò di persona un praticante; l'etnografia moderna di riferimento è quella di Lu Qun dell'università di Jishou, che intervistò discepoli degli ultimi gǎnshījiàng.
- Attenzione
- Il grado va scomposto. Il jiangshi come figura letteraria è di grado A: Ji Yun, Yuan Mei e Pu Songling sono fonti di prim'ordine. La pratica del ganshi è B: nucleo reale, ma registrazione tarda, orale e mediata. Il «vampiro cinese saltellante» che tutti conoscono è C, ed è cinema. Perché il punto centrale da correggere è proprio quello: nessuna fonte Qing descrive un'andatura a saltelli. Il balzo che Ji Yun descrive è uno scatto d'attacco, non un modo di camminare. Il salto come locomozione nasce da razionalizzazioni novecentesche e viene fissato dal cinema di Hong Kong — Encounters of the Spooky Kind di Sammo Hung, 1980, e soprattutto Mr. Vampire di Ricky Lau, 1985, che codifica l'intero repertorio: veste e cappello da mandarino Qing, talismano giallo sulla fronte, riso glutinoso, trattenere il respiro. E il jiangshi non beve sangue e non cerca l'immortalità: non è un vampiro, e l'equazione «vampiro cinese» è una traduzione occidentale.
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.