Aluxo'ob
Messico
Penisola dello Yucatán, milpe e rovine maya; documentazione etnografica centrata su Chan Kom
- Varianti e nomi
- maya yucateco alux, plurale aluxo'ob, in spagnolo aluxes; variante arux. Il significato letterale non è stabilito: l'etimologia diffusa «immagini forti d'argilla» risale a Brinton, 1883, ed è oggi considerata etimologia popolare. Da non confondere con i chaneque nahua, tradizione distinta
- Che cosa raccontano
- Piccoli uomini barbuti col cappello, che abitano un mondo inferiore e non sono né umani né divini. Escono al calare della sera dalle rovine e dai cumuli di pietre, camminano attorno alle case, custodiscono la milpa e in cambio di offerte proteggono il mais dai predatori. Nella prima descrizione documentata, del 1861, il tratto dominante è però un altro: il loro tocco è maligno e provoca le malattie, e se trovano qualcuno addormentato gli passano la mano sul volto così leggermente che il dormiente non se ne accorge — e gli viene la febbre.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Codificano il rapporto fra il contadino e un terreno che era già di qualcun altro: nello Yucatán la milpa si apre dentro una foresta piena di cumuli e rovine, e i proprietari non umani del luogo vanno riconosciuti e pagati. In più formalizzano l'attribuzione di febbri e infortuni a un'entità con cui si può negoziare.
- Dove è attestato
- Prima attestazione scritta solida: la relazione di Santiago Méndez sui maya dello Yucatán, 1861, pubblicata in traduzione inglese nel 1921 a cura di Marshall H. Saville. Poi Daniel G. Brinton, The Folk-Lore of Yucatan, 1883, prima trattazione comparativa. La documentazione etnografica sistematica comincia con Robert Redfield e Alfonso Villa Rojas, Chan Kom: A Maya Village, Carnegie Institution of Washington, 1934, che riportano anche disegni degli aluxes fatti dagli abitanti; poi Villa Rojas, The Maya of East Central Quintana Roo, 1945, e Bruce Love, Maya Shamanism Today, con documentazione diretta di cerimonie agricole a Becanchén nel 1978 e a Cobá nel 1983.
- Attenzione
- Un punto va dichiarato, perché è quello dove la voce è più fragile di come viene presentata: le attestazioni coloniali mancano. Il termine alux non compare in Landa e non ha attestazione sicura nei grandi vocabolari coloniali yucatechi. Chi cita «fonti coloniali» di norma cita in realtà iconografia preispanica di nani — le figurine di Jaina, i nani di corte sulle stele — che dimostra un interesse antico per i nani, non la credenza alux. Il legame con le figurine di ceramica è etnograficamente reale ma va enunciato con precisione: milperos anziani descrivono aluxes come idoli d'argilla attivati da uno specialista rituale, e alcuni identificano come tali figurine antiche trovate nei campi. Non c'è però prova che le figurine preispaniche fossero aluxes: è un'identificazione fatta oggi su oggetti antichi. Il grado A vale quindi per la documentazione etnografica; per l'attestazione coloniale sarebbe B.
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.