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B — parzialmente documentato

Wendigo

Canada
Subartico algonchino, area oji-cree e severn; il fascicolo d'archivio più denso viene da Sandy Lake, Ontario nordoccidentale

Varianti e nomi
cree wîhtikow (in sillabico ᐐᐦᑎᑯᐤ), plurale wîhtikowak; cree orientale wîhtikû; ojibwe e anishinaabemowin wiindigoo, plurale wiindigoog. Nelle fonti antiche witiko, wetiko, wihtiko. «Wendigo» è la resa anglofona, fissata dal racconto omonimo di Algernon Blackwood nel 1910. Da tenere distinti, e non cognati: l'atshen innu e il chenoo mi'kmaq, che le fonti coloniali assimilarono per comodità
Che cosa raccontano
Nelle società algonchine subartiche il termine designa insieme un essere — associato all'inverno, al gelo, alla fame — e una condizione in cui una persona può cadere: appetito insaziabile, avversione al cibo ordinario, allontanamento progressivo dall'umano. I due poli concettuali sono la trasgressione del cannibalismo e la trasformazione, e la categoria funziona come confine morale della persona, non come un mostro qualsiasi. Oltre questo questa scheda non va: il resto è materia delle comunità, e la sua circolazione la decidono loro.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Gli studiosi ne danno tre letture, tutte interpretative e in parte contestate dalle comunità stesse. Una psicologica, che vi vede la proiezione dell'angoscia da carestia. Una materialista, che vi legge un dispositivo per legittimare l'eliminazione di membri improduttivi sotto stress alimentare. E una semantico-etica, oggi la più diffusa in ambito indigeno, che ne fa la figura dell'ingordigia insaziabile e la rilegge come critica del consumo e della colonizzazione.
Dove è attestato
La documentazione scritta è abbondante, datata e continua, ma quasi tutta coloniale: gesuiti, mercanti, polizia, tribunali. Il passo sicuro più antico è nella Relation dei gesuiti del 1661, che descrive persone colte da «una fame più che canina» che divorano altri «come veri lupi mannari» — con la cornice demonologica europea ben visibile. La menzione del 1636 che circola in tutte le enciclopedie non è verificata: cercandola nel volume corrispondente dell'edizione Thwaites non compare. Poi i giornali di posto della Compagnia della Baia di Hudson dal Settecento, con la prima attestazione inglese «Whitego» nel 1714, e la lessicografia missionaria ottocentesca che fissa le grafie. Nel Novecento: Saindon 1928, Cooper 1933, Landes 1938, Hallowell 1955, Teicher 1960, poi Marano 1982, Brightman 1988, Waldram 2004, Carlson 2009.
Attenzione
Il grado B non riguarda la quantità di documentazione, che varrebbe A, ma la sua natura e la scelta di non esporre tutto. Le fonti sono quasi interamente coloniali e mediate; la prima attestazione presunta non regge alla verifica; e il contenuto tradizionale è vivo e in parte riservato, quindi qui se ne descrive il contesto e la storia della raccolta, non il repertorio. Documentazione alta, contenuto deliberatamente parziale. Da correggere, perché è ormai ovunque: il cranio di cervide e le corna vengono dal cinema e dai videogiochi, non dalla tradizione. L'etimologia «spirito che divora» è inventata; la ricostruzione linguistica seria propone un proto-algonchino che significherebbe «gufo», e resta incerta. E l'uso commerciale e horror del nome è contestato da locutori cree e anishinaabe: non è un mostro di pubblico dominio, ed è una delle poche voci di questo atlante in cui il modo di raccontarla è esso stesso oggetto di disputa.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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