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A — documentato

Tokoloshe

Sudafrica
KwaZulu-Natal, Valle delle Mille Colline; e le township del Capo, dove la figura ha cambiato mestiere

Varianti e nomi
isiZulu utokoloshe, isiXhosa uthikoloshe, sesotho thokolosi. Le trascrizioni coloniali sono un piccolo disastro: tikaloshi, tickelosh, tikolosh, togolosh, tagalash e altre dieci forme censite dal Dictionary of South African English — che sono varianti di grafia europea, non di lingua africana. Lo stesso dizionario registra come sinonimo xhosa hili. In gergo urbano, dal 1972, «tokoloshe» vale anche «poliziotto».
Che cosa raccontano
Un piccolo essere maschio, peloso, alto meno di un uomo. Non è un morto e non è un dio: è un famiglio, cioè una creatura che qualcuno manda. Dietro il tokoloshe c'è sempre un umthakathi, chi pratica la stregoneria contro il vicino; il tokoloshe è lo strumento, non il mandante. Va e viene di notte, entra nelle case, spaventa, ruba, aggredisce chi dorme. La difesa più nota è la più prosaica: alzare il letto su mattoni o su lattine, perché è basso e non arriva. Del suo repertorio fa parte l'invisibilità — ottenuta, si dice, ingoiando un sassolino o bevendo a una certa acqua — e un legame con i fiumi e le pozze.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
È il nome che si dà al male che entra in casa da fuori e ha un autore umano. Non spiega la sventura in astratto: spiega chi ve l'ha mandata. Per questo il tokoloshe non vive nei boschi ma nei rapporti di vicinato, ed è vivo oggi quanto lo era nell'Ottocento — anzi, in città ha cambiato mestiere, come si legge nel riquadro in fondo.
Dove è attestato
La prima attestazione datata che ho potuto verificare è Stephen Kay, Travels and Researches in Caffraria, 1833, che nota come del tikaloshi «si parli molto più spesso e familiarmente» di altre figure — segno che nel 1833 era già senso comune. Seguono Ernest Glanville, 1894 («uno spirito maligno che prende la forma di un piccolo uomo») e Ellen Hellmann, 1949, che è la prima registrazione datata dei tratti «peloso» e «dal volto di babbuino». Per il contesto zulu restano d'obbligo Axel-Ivar Berglund, Zulu Thought-Patterns and Symbolism, 1976 e Harriet Ngubane, Body and Mind in Zulu Medicine, 1977, etnografia condotta fra i Nyuswa della Valle delle Mille Colline. E c'è una fonte che qui vale più di un'etnografia: gli atti giudiziari.
Attenzione
Grado A per una ragione precisa: di questa figura sono documentati al massimo livello l'esistenza, l'antichità e il funzionamento sociale — dizionario storico, attestazione del 1833, sentenze, etnografia sottoposta a revisione. Non lo è, allo stato delle mie verifiche, la datazione dei singoli tratti descrittivi: il sassolino dell'invisibilità, l'acqua, il letto sui mattoni sono pratica e racconto reali e diffusi, ma non ho trovato chi li abbia registrati per primo e quando. La menzione accademica più antica del letto sui mattoni che ho potuto verificare è tardissima — un articolo del South African Medical Journal del 2009, che per giunta scrive «si dice offra qualche protezione».

Da correggere, e vale la pena dirlo forte. Circola ovunque che il tokoloshe sia stato registrato da Henry Callaway nel Religious System of the Amazulu (1868-1870). È falso. Ho cercato nel testo integrale, sia nella parte Unkulunkulu sia in quella sulla divinazione: la parola non c'è. E la quarta parte dell'opera, quella che avrebbe trattato stregoneria e magia medica, non fu mai pubblicata — lo dichiara la prefazione stessa. Stessa sorte per Dudley Kidd, The Essential Kafir, 1904: nessuna occorrenza. Un'attribuzione autorevole ripetuta finché non è sembrata vera.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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