Curupira
Brasile
Amazzonia, con il baricentro documentario a Belém e nel basso Rio delle Amazzoni
- Varianti e nomi
- tupi antico kurupira, nelle grafie antiche corupira e currupira; affine ma distinto il Caipora o Caapora (tupi ka'a «foresta» + pora «abitante»); Curupi in Paraguay e a Misiones
- Che cosa raccontano
- Nano dai capelli di fuoco con i piedi girati all'indietro, che cavalca un pecari, fischia acutissimo e regna sulla selva. Punisce chi caccia oltre il bisogno, chi uccide femmine gravide, chi non lascia nulla agli animali; si placa con offerte di tabacco e cachaça lasciate sui ceppi. Chi lo insegue seguendo le orme cammina esattamente nella direzione da cui lui è venuto, e si perde. Ma questa è la forma ottocentesca. Nel documento più antico, del 1560, non c'è nulla di tutto ciò: il corupira è un demone della boscaglia che assale gli indios, li frusta, li ferisce e li uccide, e le offerte lasciate sui sentieri servono soltanto a non essere aggrediti.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Nella lettura corrente è un regolatore consuetudinario del prelievo di caccia: la versione amazzonica di quei «padroni degli animali» che l'etnografia trova in mezzo mondo, e insieme la codifica del pericolo reale di perdersi nella foresta. Dagli anni Settanta la figura è stata riadottata dall'ambientalismo fino a diventare mascotte istituzionale. Va detto che l'efficacia di conservazione attribuita al mito non è mai stata misurata: è ipotesi ragionevole, non risultato.
- Dove è attestato
- La menzione più antica è nella lettera di José de Anchieta da São Vicente, maggio 1560, al padre generale della Compagnia di Gesù: «há certos demônios, que os brasis chamam corupira, que acometem aos índios muitas vezes no mato, dão-lhes açoites, machucam-nos e matam-nos». Seguono Fernão Cardim (1584) e Johannes de Laet (1640). Le raccolte moderne: Couto de Magalhães, O Selvagem, 1876, con i testi in nheengatu a fronte; Sílvio Romero, Contos Populares do Brasil, 1885; Luís da Câmara Cascudo, Geografia dos mitos brasileiros, 1947, e Dicionário do folclore brasileiro, 1954.
- Attenzione
- È probabilmente la più antica menzione scritta di un essere del folklore brasiliano, e dice l'esatto contrario di quel che oggi si insegna: il Curupira del 1560 non protegge nessuno, aggredisce. Il guardiano ecologico è una costruzione degli ultimi cinquant'anni. Il punto sulla carta è a Belém, cioè dove la voce è oggi documentata e viva; la prima attestazione è invece paulista, a duemila chilometri di distanza, e chi la presenta come «mito amazzonico originario» salta questo passaggio. Da correggere anche l'equazione Curupira uguale Caipora, che Cascudo tiene distinti, e l'etimologia «corpo di ragazzo», che circola come certa mentre la ricostruzione morfologicamente più solida è «pelle di pustole».
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.