Baba Jaga
Russia
Slavia orientale: Russia europea, con le varianti di Afanas'ev concentrate nelle province grandorusse centrali e meridionali e nel Nord russo; cognati lessicali in Polonia (jędza) e in Boemia (jezinka)
Baba Jaga — la vecchia che nei racconti russi vive sola in mezzo al bosco, in una casa su zampe di gallina, e mette alla prova chi arriva da lei prima di rimandarlo indietro con il fuoco o con un cavallo.
- Varianti e nomi
- Russo Баба-яга (Baba-jagá), anche яга-баба e l'aggettivo ягая; ucraino баба-яга, язi-баба, язя; bielorusso баба-яга; polacco Baba Jaga. Baba è «vecchia, nonna», e in russo e in polacco correnti anche «donna» in registro basso e spregiativo. Per jaga Vasmer ricostruisce uno slavo comune *(j)ęga e allinea l'antico slavo ecclesiastico ѩѕа «malattia», il bulgaro еза «tormento», il serbocroato jeza «orrore» e jeziv «pericoloso», lo sloveno jeza «collera», il ceco antico jězě «lamia», il ceco jezinka «strega del bosco», il polacco jędza «strega, donna cattiva» e jędzić się «arrabbiarsi»; fuori dallo slavo confronta il lituano ìngis «fannullone», il lettone îgt, îgstu «struggersi», il norreno ekki «pena» (Vasmer, Etimologičeskij slovar' russkogo jazyka, traduzione russa con aggiunte di Trubačëv, vol. IV, pp. 542-543). La derivazione da un *ož accostato al sanscrito ahi «serpente», proposta da Afanas'ev nell'Ottocento, non è accolta dai dizionari moderni.
- Che cosa raccontano
- Nelle varianti russe raccolte nell'Ottocento è una vecchia che vive sola in mezzo al bosco, in un'izba che sta su zampe di gallina e si gira quando le si dice la formula; intorno, in parte dei testi, uno steccato di ossa umane con teschi che fanno lume. Ha il naso che arriva al soffitto, in alcune redazioni una gamba d'osso, e vola in un mortaio spingendosi col pestello e cancellando le tracce con la scopa. Sente l'odore di chi arriva — «qui c'è odore di russo» — accende il forno e minaccia di cuocere l'ospite; poi però lo sfama, lo lava, lo fa dormire, gli assegna compiti impossibili e, se li supera, gli consegna il fuoco, un cavallo, un consiglio, un oggetto che servirà più avanti. In certi racconti è una sola, in altri sono tre sorelle con lo stesso nome. Comanda cavalle, oche e bestie del bosco. Non è stabilmente nemica né stabilmente aiutante: cambia funzione da un tipo di racconto all'altro, e Andreas Johns ha intitolato il suo libro proprio su questa ambiguità.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Nei racconti la sua casa è l'ultima stazione prima del mondo di là. Chi la raggiunge è uscito dal villaggio e per rientrare deve procurarsi qualcosa che in casa non c'era: il fuoco, un cavallo, il fratello rapito, la sposa. La funzione è di soglia e di prova — la vecchia interroga, nutre, lava, carica di compiti, e il passaggio davanti al suo forno separa chi torna con un acquisto da chi non torna. È il congegno che rende narrabile il confine fra la casa e tutto il resto, e che obbliga il protagonista a diventare qualcuno capace di attraversarlo. La letteratura divulgativa la dà anche come spauracchio per tenere i bambini fuori dal bosco: è verosimile, ma non ho trovato la raccolta d'epoca che lo documenti.
- Dove è attestato
- La prima attestazione datata che tutta la letteratura ripete è la Rossijskaja grammatika di Michail Lomonosov, 1755 (stampata nel 1757), dove «Jaga baba» comparirebbe due volte in un elenco di figure slave affiancate a divinità romane: lo afferma Andreas Johns, Baba Yaga: The Ambiguous Mother and Witch of the Russian Folktale, New York, Peter Lang, 2004 (International Folkloristics 3, vii+357 pp.), p. 12. Quel luogo l'ho cercato nell'OCR integrale dell'edizione 1755 su Internet Archive e non l'ho trovato: nella grammatica stampata non compaiono né «яга» né elenchi di dèi slavi con i corrispettivi romani. Il corpus vero comincia con Aleksandr Afanas'ev, Narodnye russkie skazki, otto fascicoli, Mosca 1855-1863, seconda edizione postuma 1871. Nella numerazione canonica delle edizioni accademiche (1957, poi «Literaturnye pamjatniki» 1984-1985) «Baba-jaga» sono i numeri 102 e 103, «Vasilisa Prekrasnaja» il 104, «Terëšečka» il 112, «Gusi-lebedi» il 113, «Knjaz' Danila-Govorila» il 114: numeri che vengono dalla seconda edizione, non dai fascicoli. I tipi internazionali chiamati in causa sono ATU 327 «The Children and the Ogre», 480 «The Kind and the Unkind Girls» e 313 «The Magic Flight»; «Gusi-lebedi» sta in 480A*, «Vasilisa Prekrasnaja» in SUS 480B*. Gli studi: Vladimir Propp, Istoričeskie korni volšebnoj skazki, Leningrado 1946, in italiano Einaudi 1949, legge la casa come posto di guardia sulla soglia del regno dei morti e la vecchia come residuo dei riti di iniziazione; Johns 2004 resta il repertorio di riferimento. Per il lessico, Vasmer-Trubačëv, vol. IV, pp. 542-543.
- Attenzione
- Grado B e non A per una ragione precisa: la prima attestazione datata non regge come la si trova scritta. L'OCR della grammatica di Lomonosov del 1755 non contiene «яга» né l'elenco di divinità slave e romane; l'OCR settecentesco non fa prova, ma la pagina di Johns che fonda la notizia non ho potuto aprirla, e sospetto che il luogo citato stia nei «Materiali alla Rossijskaja grammatika», nel volume VII delle opere complete, 1952. Finché quel volume non si apre, il 1755 va tenuto con le pinze. Su Heinrich von Staden non ho trovato niente: nessuna fonte collega le sue note moscovite a Baba Jaga. Ciò che le somiglia è Giles Fletcher, Of the Russe Common Wealth, Londra 1591, che nel capitolo su permiani, samoiedi e lapponi parla della «Slata Baba, or the golden hagge» — la Zlata Baba degli Ugri dell'Ob' — e la liquida lui stesso come favola: diverse pagine russe la trasformano in «Jaga-baba» e la danno come prima menzione. Non è la stessa figura.
Non regge il resto. «Dea slava precristiana» non ha una sola fonte medievale: Baba Jaga non compare in nessun elenco di idoli. L'identificazione con Mokoš — attestata nella Cronaca degli anni passati sotto il 980 e nelle prediche contro il paganesimo — è congettura novecentesca, della famiglia delle ricostruzioni di Boris Rybakov, il cui metodo è respinto dagli slavisti. La «triplice dea» è uno schema del neopaganesimo anglosassone appoggiato alle varianti in cui le Baba Jaga sono tre sorelle. «Baba Jaga uguale sciamanesimo e amanita muscaria» non ha dietro studi: l'unico lavoro che la lega ai funghi, F. M. Dugan in Fungi 10/2, 2017, parla di etnomicologia e di vecchie guaritrici, e prende le distanze dalle speculazioni. La lettura «donna selvatica e saggia» viene da Clarissa Pinkola Estés, 1992: psicologia junghiana, non folklore.
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