A — documentato

Domovoj

Russia
Russia, con documentazione più densa nel Nord russo (Arcangelo, Olonec, Vologda) e nelle regioni centrali

Varianti e nomi
domovoj; nomi eufemistici dedushka, cioè nonnino, chozjain, il padrone di casa, sam, lui stesso, susedko, il vicino, nel Nord russo, dobrochot, il benevolo; controparte femminile domovicha o Domania; spiriti affini dvorovoj, bannik, ovinnik, polevoj, lešij, vodjanoj
Che cosa raccontano
Spirito della casa e della famiglia, non della località. Si manifesta come vecchietto canuto e peloso dagli occhi lucenti, oppure come gatto, cane, orso o serpente, oppure con l'aspetto di un membro defunto della famiglia o del capofamiglia vivente, e vederlo nella propria forma è presagio di morte. Vive dietro o sotto la stufa, protegge la casa, il bestiame e i bambini, intreccia o strappa le criniere dei cavalli a seconda che il capo di bestiame gli piaccia, e annuncia morti ed epidemie con pianti, colpi o carezze notturne, calde se il presagio è buono e fredde se è cattivo. Se la famiglia si comporta male si adira, mostra il lato demoniaco e nei casi estremi abbandona la casa, che allora rovina.
A che cosa serviva
È il culto degli antenati domesticato: il folklorista E. G. Kagarov lo definisce personificazione del rod supremo nel microcosmo della parentela. Sacralizza la casa come unità economica e morale, impone quotidianamente pulizia, ordine e rispetto tra i familiari e verso gli animali, cioè funziona da etica domestica sanzionata, e garantisce la continuità della linea familiare nel passaggio da una casa all'altra.
Dove è attestato
S. V. Maksimov, Nečistaja, nevedomaja i krestnaja sila, San Pietroburgo, 1903; A. N. Afanas'ev, Poetičeskie vozzrenija slavjan na prirodu, tre volumi, 1865-69; D. K. Zelenin, Russische (Ostslavische) Volkskunde, Berlino-Lipsia, 1927; Linda J. Ivanits, Russian Folk Belief, 1989; ricerca contemporanea di E. Ansimova sugli aspetti lessicografici ed etnografici negli Archaeology, Ethnology and Anthropology of Eurasia. Archivi presso il Museo Etnografico Russo di San Pietroburgo e il Puškinskij Dom. Rito del trasloco ampiamente documentato, con il domovoj trasportato nelle braci della vecchia stufa e invitato con formula esplicita.
Attenzione
La ricorrenza del 10 febbraio, i cosiddetti Kudesy, esiste nella letteratura ma la sua osservanza contemporanea è pesantemente rilanciata dal neopaganesimo russo, il rodnoverie, e la continuità con la pratica contadina storica va verificata caso per caso: la ritualità viva odierna è in buona parte di grado B o C. Il rito del trasloco è invece etnograficamente solidissimo. Afanas'ev va usato con cautela per l'impianto mitologico comparativo ottocentesco, pur restando insostituibile come repertorio.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

Nello stesso Stato

← Torna all’atlante del mondo