Masca
Piemonte · Pianura e Appennino settentrionale
Langhe, Roero, Monferrato, Canavese, Valli cuneesi
- Varianti e nomi dialettali
- Masca (pl. masche), mascon. Espressione ancora viva: «A-i é le masche»
- Che cosa raccontano
- Non è un mostro: è una donna reale della comunità, con facoltà trasmesse di madre in figlia. Bilocazione, metamorfosi, volo notturno. Raramente malvagia: guarisce, blocca emorragie, ritrova oggetti. Non può morire finché non ha trasmesso il potere a qualcuno che le tocchi la mano.
- A che cosa serviva
- Attribuzione della sventura (grandine, moria del bestiame, latte inacidito); legittimazione ambivalente del sapere medico femminile non ufficiale — levatrici, erboriste, guaritrici; controllo sociale delle donne anziane, sole o economicamente autonome.
- Dove è attestato
- Editto di Rotari, 643 d.C.: il capitolo 376 vieta di uccidere una donna accusata di essere striga, quem dicunt mascam, aggiungendo che la cosa «non è in alcun modo credibile per le menti cristiane»; il termine ricorre anche al capitolo 197. È l'attestazione scritta più antica di tutto l'atlante, e la strega piemontese porta ancora quel nome. Poi Euclide Milano (1931), Franco Cordero (1971), Donato Bosca.
- Attenzione
- Definire masca «termine longobardo» è impreciso: l'Editto lo usa come glossa volgare, ma l'etimologia corrente lo fa risalire a una base preindoeuropea col senso di «fuliggine, fantasma nero», non al germanico. Da qui anche l'italiano maschera, attraverso il latino medievale.
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.