Saci-Pererê
Brasile
Vale do Paraíba e sudest brasiliano, con l'inchiesta di Monteiro Lobato centrata su Taubaté
- Varianti e nomi
- Saci, Saci-pererê, Saci-cererê, Saci-trique (più benevolo), Saci-saçurá (dagli occhi rossi); al Nord Matinta Perera, che è però figura diversa. Tupi sa'si; pererê da pererek-a «saltellare». «Saci» designa anche un uccello reale, il cuculo striato Tapera naevia, il cui fischio notturno discendente sta all'origine dell'associazione sonora
- Che cosa raccontano
- Un ragazzo nero con una gamba sola, berretto rosso e pipa, che viaggia dentro i mulinelli di polvere e puzza di zolfo. Fa perdere il cammino, intreccia le criniere dei cavalli, fa inacidire il latte, nasconde gli oggetti. Si cattura col setaccio, col rosario, o strappandogli il berretto, e si imprigiona in una bottiglia tappata con una croce. La forma ottocentesca è pericolosa, non simpatica: il Saci addomesticabile e giocoso è una costruzione del Novecento.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Spiegare i piccoli disordini domestici e agricoli senza doverne imputare la colpa a qualcuno di casa; dare forma allo smarrimento notturno e al mulinello di polvere che attraversa i campi arati; e servire da terrore pedagogico per i bambini. Alcuni studiosi vi leggono anche un canale espressivo per un immaginario nero e indigeno subalterno, cosa plausibile ma difficile da documentare.
- Dove è attestato
- Cascudo colloca i primi resoconti nell'Ottocento; materiale connesso in Couto de Magalhães (1876), Sílvio Romero (1885), Barbosa Rodrigues, Poranduba Amazonense (1890). La svolta è Monteiro Lobato, che nel 1917 lancia sull'edizione vespertina di O Estado de S. Paulo l'inchiesta «Mitologia Brasílica — Inquérito sobre o Saci-Pererê», tre domande ai lettori; ne esce O Sacy-Pererê: resultado de um inquérito, São Paulo 1918, circa trecento pagine, che Lobato non firma come autore. Nel 1921 O Saci lo porta dentro il Sítio do Picapau Amarelo.
- Attenzione
- Il grado B è per la registrazione, non per la diffusione: la credenza è reale e amplissima, ma è stata registrata tardi e la sua forma canonica è d'autore. Lobato non ha inventato i tratti — li ha raccolti — ma ha selezionato una variante fra decine, ha espunto le concorrenti (il saci bianco, il saci-uccello, il saci femmina), e soprattutto ha spostato la figura dal registro del terrore a quello del compagno di giochi che si cattura in bottiglia. Le due tesi speculari che circolano — «Lobato inventò il Saci» e «Lobato si limitò a raccoglierlo» — sono sbagliate entrambe. Da correggere anche l'idea che sia folklore africano portato dagli schiavi: la base è composita, con un substrato guarani nel Jasy Jaterê, folletto biondo e bipede. E il Giorno del Saci del 31 ottobre non è legge federale: è legge dello Stato di San Paolo del 2004 e di una decina di comuni.
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