Dokkaebi
Corea del Sud
Penisola coreana; ancoraggio documentario a Gyeongju, dove la figura tocca per la prima volta la scrittura
- Varianti e nomi
- coreano 도깨비 dokkaebi; la forma antica attestata è 돗가비 dotgabi, nel 1447. Varianti dialettali 도채비 a Jeju, 도째비, e appellativi onorifici locali. L'etimologia più accreditata, non dimostrata, scompone dot — fuoco, oppure seme e quindi abbondanza — e abi, «uomo adulto»: «l'uomo del fuoco»
- Che cosa raccontano
- Non è un morto e non è un demonio: è un oggetto che ha preso spirito. Nasce per animazione di cose d'uso logore e abbandonate — scope, attizzatoi, ciotole rotte, sandali di paglia — con predilezione per quelle macchiate di sangue umano. È burlone, permaloso, capriccioso: ruba il riso, sposta i muri, sfida i viandanti notturni alla lotta o a braccio di ferro. E si può battere, perché è forte solo a sinistra: si spinge o si sgambetta dal lato destro. Possiede il dokkaebi bangmangi, la mazza che fa comparire ciò che si nomina, e si annuncia col dokkaebi bul, una luce azzurrina. Odia il sangue di cavallo, ama il grano saraceno.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Nella lettura corrente è una figura di soglia fra rifiuto e ricchezza: spiega i guadagni inspiegati e le perdite improvvise in un'economia agricola, e sulle coste veniva invocato per la pesca abbondante. La sua morale è debole e per questo interessante: punisce l'avidità e premia la scaltrezza, non il merito.
- Dove è attestato
- L'antecedente più antico è il racconto di Bihyeongnang nel Samguk yusa, fine XIII secolo, su materiali di età Silla; e va ricordato il culto di Dudduri, idolo ligneo venerato a Gyeongju da Silla fino a Joseon. L'attestazione lessicale certa è 돗가비 nel Seokbo sangjeol, 1447, uno dei primissimi testi scritti in hangul. Le raccolte moderne cominciano con Takahashi Tōru nel 1910 e proseguono con le grandi campagne di raccolta orale sudcoreane del secondo Novecento. Lo studioso di riferimento è Kim Jong-dae, della Chung-Ang University.
- Attenzione
- Il grado B distingue due strati: il termine e il culto sono attestati con certezza — 1447 per la parola, XIII secolo per l'antecedente narrativo — ma la fisionomia di «spirito degli oggetti» è nota soprattutto da raccolte orali novecentesche, e l'iconografia è documentatamente contaminata. Da correggere: il dokkaebi non è un fantasma né un demonio; le tegole decorative dette «tegole del dokkaebi» sono un'etichetta moderna impropria; e il protagonista del drama del 2016 che ha reso la parola nota fuori dalla Corea è invenzione narrativa recente.
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.