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A — documentato

Ankou

Francia
Bassa Bretagna: Trégor, Goëlo, Léon e Cornovaglia bretone, con il nucleo di raccolta a Port-Blanc

Varianti e nomi
bretone an Ankou, «l'operaio della morte» (oberour ar maro); il carro è karrigell an Ankou, e nella prima attestazione a stampa del 1799 cariquel-ancou. Cognati: cornico an Ankow, gallese yr Angau
Che cosa raccontano
Non è la Morte che decide, è quella che esegue: l'Ankou è il carrettiere incaricato di raccogliere i defunti della parrocchia. Appare come un uomo altissimo e magro dai lunghi capelli bianchi, il viso in ombra sotto un largo cappello di feltro, oppure come uno scheletro avvolto in un sudario, con la testa che ruota di continuo sulla colonna vertebrale come una banderuola, per sorvegliare tutto il territorio. Porta una falce con il filo rivolto all'esterno, che non tira verso di sé come i mietitori ma lancia in avanti. Il carro è tirato da due cavalli in fila, uno sfinito e uno robusto, e lo accompagnano due compagni: uno guida il cavallo di testa, l'altro apre i cancelli e carica i morti. Non lo si vede: lo si sente. Il cigolio degli assi mal ingrassati — wik! wik! — annuncia una morte, secondo alcune versioni tre notti prima.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Dà alla morte un ruolo e un orario invece di un significato. L'Ankou non giudica, non punisce e non consola: fa un lavoro, con un carro da contadini e attrezzi da contadini. In una società dove la mortalità era costante e collettiva, la figura sposta l'attenzione dal perché al quando, e offre alla comunità un sistema di presagi condivisi — un cigolio, un cane che ulula, una lampada che si spegne — che rende la morte annunciabile e quindi socialmente gestibile. Che l'incarico duri un anno e passi al defunto successivo lo lega inoltre al calendario della parrocchia, cioè al tempo comune.
Dove è attestato
La parola è attestata già intorno all'850 in una glossa in antico bretone, come sostantivo astratto per «morte» (L. Fleuriot, Dictionnaire des gloses en vieux breton); come personaggio che parla in prima persona compare nel XIV secolo nel mistero in medio bretone Buhez Santes Nonn; il lemma è nel Catholicon di Jehan Lagadeuc, composto nel 1464 e stampato a Tréguier nel 1499. Il carro è a stampa dal 1799, in Jacques Cambry, Voyage dans le Finistère. La raccolta canonica è Anatole Le Braz, La Légende de la mort en Basse-Bretagne, Honoré Champion, 1893, con prefazione di Léon Marillier; la seconda edizione, rifusa e accresciuta, esce nel 1902 col titolo La Légende de la mort chez les Bretons armoricains e le note di Georges Dottin. Oltre cento quaderni di campo di Le Braz sono al Centre de recherche bretonne et celtique di Brest.
Attenzione
Il grado A vale per la figura e per la sua storia testuale, che è documentata meglio di quasi ogni altra voce di questo atlante. Non vale per la spiegazione che circola ovunque. Quattro precisazioni. Le Braz non è la prima attestazione ma la prima raccolta sistematica: il carro è a stampa quasi un secolo prima di lui, la parola mille anni prima. Il titolo La Légende de la mort chez les Bretons armoricains con la data 1893 è una crasi diffusa perfino in bibliografie serie: nel 1893 il titolo era en Basse-Bretagne. La regola per cui l'ultimo morto dell'anno diventa l'Ankou della parrocchia è la variante del Trégor, elevata a norma bretone da Le Braz: altrove è il primo morto dell'anno. E le figure scolpite negli ossari — Ploumilliau, La Roche-Maurice, La Martyre — raffigurano la Morte del repertorio tardomedievale europeo: il nome Ankou è un'etichetta regionale applicata a posteriori. Va detto anche il limite della fonte principale: Le Braz era uno scrittore, e già i contemporanei rilevavano quanto trattasse letterariamente il materiale raccolto sotto dettatura.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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