Huli jing
Cina
Cina settentrionale e orientale; culto domestico documentato nella pianura di Pechino e nel Nord-Est, corpus letterario nello Shandong
- Varianti e nomi
- cinese 狐狸精 húlijīng, «spirito della volpe»; forme brevi hújīng, húmèi; forma cultuale rispettosa 狐仙 húxiān, «volpe immortale». Specie mitiche: jiǔwěihú, la volpe a nove code, e tiānhú, la volpe celeste. Nel Nord-Est è la prima dei bǎojiā xiān, gli immortali che proteggono la casa; nella pianura di Pechino fa parte dei 四大门, i «quattro grandi cancelli» — volpe, donnola, riccio, serpente
- Che cosa raccontano
- Una volpe che con l'età acquista poteri: a cinquant'anni può mutarsi in donna, a cento è una bella donna o una sciamana, a mille comunica con il cielo. Nella forma nota seduce, prosciuga l'energia vitale dell'uomo, si insinua nelle case. Ma questa è solo una delle tre tradizioni confluite nel termine, e non la più antica: la volpe a nove code è in origine un animale fausto, legato al mito dinastico; e accanto alla seduttrice esiste, viva e praticata, la volpe come divinità domestica, che protegge la casa, punisce la scortesia e parla per bocca di un medium.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- La volpe è l'alieno per eccellenza, e serve a segnare i confini più gelosamente custoditi: fra specie, fra generi, fra vivi e morti. È simultaneamente succube e brava moglie, imbrogliona e modello confuciano — l'ambivalenza è la funzione, non un difetto della tradizione. Sul versante cultuale è invece una divinità di prossimità, che si occupa della casa e non del cosmo.
- Dove è attestato
- La formula canonica della trasformazione per età è nello Xuanzhongji, attribuito a Guo Pu (276-324). Il Soushenji di Gan Bao, prima metà del IV secolo, raccoglie al diciottesimo juan il ciclo di Azi — con l'avvertenza filologica che il testo che leggiamo è una ricostruzione tarda da citazioni enciclopediche. L'attestazione di un culto reale è in Zhang Zhuo, Chaoye qianzai, inizio dell'VIII secolo: «Dall'inizio dei Tang il popolo venera molto le divinità-volpe… correva allora il detto: senza volpe ammaliatrice non si fa villaggio». Il Taiping guangji, 978, dedica alle volpi nove juan. Il vertice letterario è Pu Songling, Liaozhai zhiyi — prefazione del 1679, composizione distesa su quarant'anni, prima stampa 1766 — dove molte volpi sono leali e moralmente superiori agli umani. Etnografia: Li Wei-tsu sul culto dei quattro animali sacri nei dintorni di Pechino, Folklore Studies 7, 1948.
- Attenzione
- Tre cose da correggere, e la terza è la più interessante. La volpe a nove code non è in origine una demoniaca: nello Shanhaijing è fausta. Daji, la concubina che avrebbe rovinato la dinastia Shang, non è una volpe nelle fonti antiche: l'identificazione è tarda e si fissa nel Fengshen yanyi, tardo Ming, cioè duemila anni dopo i fatti. E l'uso di huli jing come insulto rivolto a una donna in carne e ossa non è slang moderno: sta nel capitolo 77 del Sogno della camera rossa, dove una signora liquida una giovane attrice dicendo che «le ragazze che recitano sono naturalmente delle volpi-demone». L'insulto ha circa duecentocinquant'anni; è invece davvero novecentesca la restrizione ulteriore al senso di amante o terza incomoda.
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