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A — documentato

Qarīn

Egitto
Egitto, con la documentazione rurale raccolta nell'Alto Egitto e quella urbana del rito zār al Cairo

Varianti e nomi
arabo qarīn (قرين), «compagno costante, chi è appaiato a»; femminile qarīna; plurale popolare egiziano qurana, akrān. Nella sua specializzazione infanticida la figura femminile prende il nome di Umm al-Ṣibyān (أم الصبيان), «madre dei bambini»
Che cosa raccontano
Ogni persona ha un doppio invisibile, e nella credenza popolare egiziana è di sesso opposto: la qarīna di un uomo, il qarīn di una donna. È geloso. La qarīna della madre invidia i figli umani e li fa ammalare o morire; Umm al-Ṣibyān manda a morte i neonati servendosi del qarīn del bambino. Le contromisure sono precise e riguardano tutte i primi giorni di vita: per sette giorni si dichiara al bambino il sesso opposto a quello reale, non si colpiscono i gatti, si accende una candela in una bacinella d'acqua accanto alla culla, si mettono cavigliere di ferro alla madre e ai figli sopravvissuti.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Tre funzioni, tutte interpretative. Una teodicea domestica, che dà alla morte del neonato una causa esterna e non colpevolizzante. Un protocollo di comportamento attorno al puerperio — reclusione, sorveglianza, il sebūʿ al settimo giorno — che copre esattamente la finestra in cui il rischio reale è massimo. E, nel rito dello zār, uno strumento di negoziazione: la relazione con lo spirito-doppio permette a una donna di formulare pubblicamente pretese — spese, riposo, esenzioni — che non potrebbe avanzare in prima persona.
Dove è attestato
Le basi scritturali vanno pesate con attenzione. La radice ricorre nel Corano otto volte come sostantivo: in 43:36 Dio assegna un demonio come qarīn a chi si distoglie dal Suo ricordo, e in 50:27 il qarīn al Giudizio si discolpa. Ma in 50:23, il versetto più citato, la maggior parte dei commentatori classici — Ibn Kathīr compreso — intende l'angelo scrivano, non il demone. Il vero fondamento della credenza universale è invece un hadith: Ṣaḥīḥ Muslim 2814, da Ibn Masʿūd, dove il Profeta dice che a ciascuno è assegnato il proprio qarīn fra i jinn, e che Dio lo ha aiutato contro il suo. Per l'Egitto: Lane 1836; Samuel M. Zwemer, The Influence of Animism on Islam, 1920, capitolo VI, la trattazione più dettagliata del complesso qarīna/Umm al-Ṣibyān; Winifred S. Blackman, The Fellāhīn of Upper Egypt, 1927.
Attenzione
Due avvertenze. La prima riguarda una fonte: Zwemer era un missionario protestante con una tesi apologetica, l'islam popolare come residuo animista. I suoi dati sono utilizzabili, la sua cornice no, e vanno separati. La seconda riguarda la dottrina: il «doppio di sesso opposto» è assente dal Corano e dagli hadith. È tradizione popolare egiziana, e chi la presenta come insegnamento islamico attribuisce a una religione ciò che appartiene a un folklore — l'errore simmetrico di chi facesse passare i morti inquieti per dogma cattolico. Da correggere anche l'equazione fra qarīn e anima gemella: in arabo moderno qarīn(a) significa anche coniuge, ma è omonimia d'uso.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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