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B — parzialmente documentato

Näkki

Finlandia
Finlandia dei laghi; il Kallavesi, presso Kuopio

Varianti e nomi
finlandese näkki, estone näkk. Sta dentro una famiglia germanica ben ricostruita — antico norreno nykr, svedese näcken, norvegese nøkken, tedesco Nix, inglese neck, anglosassone nicor, che compare nel Beowulf — risalente a una radice che significa «lavare». Da non confondere con il vetehinen, che è il termine finnico trasparente («essere dell'acqua»), né con Ahti e Vellamo, la coppia sovrana delle acque del Kalevala, che sono benevoli, né con Iku-Turso, che è mostro epico.
Che cosa raccontano
Muta forma: uomo, donna bellissima, pesce d'argento, cane, cavallo; in certe descrizioni è bello di fronte e orribile di spalle. Non abita il lago aperto: abita i pozzi, i moli, le banchine, il sotto dei ponti — cioè esattamente i posti dove un bambino si sporge per vedersi riflesso. È lì che afferra per la caviglia e tira giù. Le difese sono ferro nell'acqua, il nome pronunciato, il segno di croce. La lingua conserva la sua impronta meglio dei racconti: la parola finlandese per conchiglia è näkinkenkä, «scarpa del näkki», e un'alga si chiama näkinparta, «barba del näkki».
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
La formula corrente è «Näkki vie» — «il näkki ti porta via» — e si dice ai bambini. La folkloristica finlandese ha una categoria per queste figure: Kaarina Koski le chiama pedagogiset fiktit, finzioni pedagogiche, e le definisce come esseri che gli adulti non ritenevano reali ma usavano per educare e spaventare i piccoli. La categoria internazionale corrispondente sono i nursery bogies di Katharine Briggs, dove sta anche l'inglese Jenny Greenteeth, che afferra i bambini con le zanne verdi e li trascina nelle pozze stagnanti.
Dove è attestato
Il quadro linguistico è solido. Il quadro etnografico, per quanto ho potuto verificare, molto meno: si veda la nota. Le opere che andrebbero interrogate esistono e sono queste — Christfrid Ganander, Mythologia Fennica, 1789; Kaarle Krohn, Suomalaisten runojen uskonto, 1915; Uno Harva, Suomalaisten muinaisusko, 1948; Martti Haavio, Suomalainen mytologia, 1967; e l'archivio della Suomalaisen Kirjallisuuden Seura, dove il materiale sta fra le uskomustarinat, i racconti di credenza, non nell'epica. Per la categoria: Kaarina Koski, 2019, Università di Turku, e Katharine Briggs, A Dictionary of Fairies, 1976.
Attenzione
Grado B, e la ragione è precisa: non ho potuto chiudere l'anello. Che il näkki esista come figura di credenza è fuori discussione — lo dice la lingua stessa, che ne ha ricavato i nomi di una conchiglia e di un'alga. Che la sua funzione fosse tenere i bambini lontani dall'acqua è plausibile, coerente e sostenuta da entrambi i lati: la categoria analitica esiste in finlandese (i pedagogiset fiktit di Koski) e il pericolo era reale e misurabile (vedi il riquadro). Manca il centro: non ho trovato la documentazione etnografica esplicita, datata e attribuita, che colleghi formalmente il näkki a quella funzione. L'affermazione che circola su Wikipedia è priva di fonte, e l'articolo di Yle che riporta la formula «Näkki vie» intervista psichiatri, non folkloristi: attesta che si dice oggi, non che si dicesse allora.

Altre lacune che dichiaro invece di aggirarle. Le voci del dizionario etimologico dell'Istituto per le lingue della Finlandia esistono ma non mi sono state accessibili: che näkki sia prestito germanico anziché radice comune è inferenza mia, non citazione lessicografica. Che il näkki compaia in Ganander 1789, in Krohn, in Harva o nel Kalevala non l'ho confermato — il che non significa che non ci sia: significa che non ho potuto leggere le pagine giuste. E il motivo del cavallo che invita a montargli in groppa è saldamente attestato in Svezia (bäckahästen) e in Scozia (kelpie): che sia genuinamente finlandese o contaminazione scandinava, non lo so.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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