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A — documentato

Min Min lights

Australia
Channel Country, Queensland occidentale; la strada fra Boulia e Winton

Varianti e nomi
Min Min light, Min Min lights: nome coloniale, dal toponimo Min Min, un minuscolo insediamento con stazione di posta sulla strada fra Boulia e Winton. L'etimologia del toponimo è incerta e va dichiarata tale: si ipotizza una derivazione da una lingua aborigena dell'area di Cloncurry, oppure dal nome dell'albergo, e nessuna delle due è dimostrata. Le lingue del territorio sono il pitta pitta e, più a nord, il kalkatungu
Che cosa raccontano
Un oggetto luminoso notturno, discoide, con i bordi sfumati e mobili, di diametro apparente fra un quarto e metà della Luna piena; bianco, oppure verde, giallo, rosso o blu; sospeso poco sopra l'orizzonte. Sembra seguire chi viaggia, o precederlo, o ritirarsi quando ci si avvicina, e scompare di colpo. Il corpus è fatto in larghissima parte di racconti di mandriani, autisti e viaggiatori del Channel Country.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Nel corpus coloniale la funzione narrativa è chiara: marcatore del pericolo dello spazio notturno per chi viaggia solo, e legante identitario dell'outback. Da metà Novecento se ne aggiunge una economica ed esplicita, il turismo. Sul versante aborigeno non formulo ipotesi funzionali: la documentazione accessibile non lo consente.
Dove è attestato
Il resoconto più antico citato è del 1838, ma non è localizzato nell'area di Boulia e potrebbe riguardare un fenomeno diverso. La versione ufficiale locale colloca il primo avvistamento nell'area negli anni Novanta dell'Ottocento, presso una tomba dietro il Min Min Hotel — è tradizione locale, non un testo d'epoca. Il caso canonico del corpus è l'episodio del mandriano del 1918; seguono un resoconto molto citato di Henry Lamond nel 1937 e la prima raccolta sistematica, Maureen Kozicka, The Mystery of the Min Min Light, 1994. Lo studio decisivo è John D. Pettigrew, «The Min Min light and the Fata Morgana. An optical account of a mysterious Australian phenomenon», Clinical and Experimental Optometry 86(2), marzo 2003.
Attenzione
È l'unica voce di questo atlante che disponga di un esperimento, ed è la ragione per cui vale la pena leggerla fino in fondo. Da correggere due formule ricorrenti. La prima è «miraggio inverso»: il fenomeno è un miraggio superiore, e l'inversione è quella termica, non quella del miraggio — la Fata Morgana è già il caso superiore. La seconda è «Pettigrew ha proposto una teoria»: è riduttivo, perché le luci le ha riprodotte. Da respingere invece l'obiezione che le luci precedano la colonizzazione e quindi non possano essere fari: è un non sequitur, perché il meccanismo funziona con qualunque sorgente luminosa, fuochi da campo compresi. Fonti secondarie riferiscono, attribuendola a persone aborigene, l'osservazione che gli avvistamenti sarebbero aumentati con l'ingresso europeo nell'outback e che i resoconti più antichi descrivessero luci ferme mentre quelli recenti le descrivono in movimento: è affermazione che circola quasi solo per via secondaria e la riporto come tale — se però le luci sono rifrazioni di sorgenti reali, il passaggio da fuochi da campo a fari di veicoli renderebbe quella distinzione fisicamente coerente.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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