Bunyip
Australia
Bacino del Murray-Darling; il reperto che generò la vicenda documentaria fu trovato presso Balranald, nel Nuovo Galles del Sud
- Varianti e nomi
- banib in wemba-wemba, la forma etimologica riconosciuta; banyib in wathawurrung, probabile tramite diretto verso l'inglese di Victoria; kianpraty è invece termine distinto. Esseri d'acqua di altre tradizioni, spesso assorbiti a torto sotto lo stesso nome: mulyawonk ngarrindjeri del basso Murray, worridziam nell'area di Brisbane. In inglese: bunyip, e in senso figurato bunyip aristocracy, dal 1853
- Che cosa raccontano
- Nelle lingue d'origine banib designa un essere spirituale legato all'acqua — corsi d'acqua, lagune, billabong — dentro un sistema di riferimento che i registratori coloniali non condividevano e non hanno descritto. Di quel contenuto questa scheda non riporta nulla: quel che si può documentare è la storia della sua raccolta. La registrazione coloniale operò una traduzione sistematica in categoria zoologica, trasformando un essere spirituale in un animale non ancora scoperto, con il corredo di descrizioni — pelo, zanne, grido notturno — che riempie la stampa australiana dagli anni Quaranta dell'Ottocento.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Presso più gruppi del bacino del Murray gli esseri d'acqua funzionano, nella lettura degli osservatori esterni, come dispositivi di regolazione dell'accesso all'acqua: segnalazione di acque pericolose, controllo del prelievo ittico, protezione dei bambini dalle sponde. È lettura funzionalista corrente in etnografia australiana e va marcata come tale: non è ciò che dicono i titolari della tradizione, è ciò che ne inferisce chi guarda da fuori.
- Dove è attestato
- Il documento fondativo della voce inglese è l'articolo del Geelong Advertiser del 2 luglio 1845, «Wonderful Discovery of a New Animal», che riporta ossa fossili e un disegno eseguito da un uomo aborigeno interrogato dai coloni. Nel gennaio 1846 uno squatter rinviene un cranio sul Murrumbidgee presso Balranald; nel gennaio 1847 il reperto è esposto per due giorni all'Australian Museum di Sydney, con folle e un'ondata di avvistamenti a catena. Nel luglio 1847 W. S. Macleay e Richard Owen lo identificano. Sul versante linguistico: R. M. W. Dixon, W. S. Ramson e M. Thomas, Australian Aboriginal Words in English, Oxford University Press, 1990; i lavori di Luise Hercus e Barry Blake; l'Oxford English Dictionary, con l'etimologia rivista nel 2024. L'analisi folkloristica di riferimento è Mo A. Quirk, «From Banib to Bunyip», Folklore 134(1), 2023.
- Attenzione
- Il grado A vale per la documentazione — studi linguistici, lessicografia storica, un articolo peer-reviewed — non per il contenuto, che resta coloniale e mediato. Di quel contenuto questa scheda descrive il contesto e la storia dell'estrazione, non la narrazione: le comunità che discendono da quei gruppi hanno strumenti formali per regolare la circolazione di questa materia, e il consenso alla raccolta ottocentesca non equivale al consenso alla ripubblicazione. Da correggere alcune cose che circolano ovunque. Non esiste un «cranio di Geelong del 1845»: due eventi distinti sono stati fusi in uno — nel 1845 c'è l'articolo su ossa fossili, il cranio è del 1846 e viene dal Murrumbidgee. Il bunyip non è una leggenda pan-australiana: è una parola di Victoria, diffusa dai coloni su tutto il continente, e già nel 1891 un osservatore annotava che i parlanti dell'area di Brisbane chiamavano il proprio essere d'acqua worridziam e consideravano «bunyip» un nome importato.
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.