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Testi · di Frater Custos · lettura di 11 minuti

Il ponte che il diavolo non ha costruito

A Borgo a Mozzano, sul Serchio, c’è un ponte medievale che il diavolo avrebbe costruito in una notte in cambio della prima anima che l’avesse attraversato. È la leggenda che regge la più grande festa di Halloween d’Italia. Non se ne trova traccia scritta prima del Novecento inoltrato.

Il Ponte della Maddalena scavalca il Serchio con un arco maggiore altissimo e tre archi minori che degradano a destra, e l’asimmetria è la ragione per cui è una delle immagini più riprodotte della Toscana. Sta fra Borgo a Mozzano e Diecimo, in provincia di Lucca, all’imbocco della Media Valle. Da qualche decennio lo chiamano tutti Ponte del Diavolo.

La leggenda la sanno anche i bambini. Il capomastro, disperato perché l’opera non veniva, incontra il diavolo; il diavolo offre di finirla in una notte, e chiede in cambio l’anima del primo che passerà. Il ponte al mattino è in piedi. Il capomastro, pentito, confessa al parroco, e il parroco gli suggerisce di far passare per primo un animale — un maiale, un cane. Il diavolo si prende la bestia e sparisce nel fiume, umiliato.

È una bella storia. Il problema è dove si trova scritta.

Il ponte, e la sua data

Della struttura sappiamo abbastanza, anche se meno di quanto si legge. Una prima costruzione è collocata all’XI secolo, e la committenza viene attribuita a Matilde di Canossa: attribuzione ripetuta ovunque, che però nella letteratura specialistica resta congetturale — la testata specializzata che l’ha esaminata più di recente la definisce «presunta committente, senza conferme certe». Non è un documento: è una tradizione erudita.

Il rifacimento di cui si parla con più sicurezza è quello castruccesco, collocato fra il 1324 e il 1327, sotto Castruccio Castracani. Il nome «della Maddalena» arriva tardi, dal Cinquecento, da un oratorio con un’immagine della santa che stava presso la spalla del ponte. Nel 1581 Michel de Montaigne lo nomina nel Journal de voyage; nel 1670 la Repubblica di Lucca emana un decreto per conservarlo; nel 1836 una piena del Serchio lo danneggia; all’inizio del Novecento viene modificato per il passaggio della ferrovia, ed è da lì che viene l’assetto che si fotografa oggi.

Quello che non ho potuto controllare. Le quattro citazioni qui sopra — Sercambi nel Trecento, Montaigne nel 1581, il decreto del 1670, la piena del 1836 — le riporto da letteratura secondaria seria ma di taglio divulgativo, non dai testi. Sono esattamente le fonti primarie che chiuderebbero la questione, ed è onesto dire che non le ho aperte. La monografia tecnica di riferimento — N. Gucci, A. De Falco, Il fascino e la funzione. Il ponte della Maddalena detto «del Diavolo», Pacini Fazzi, 2010 — non l’ho consultata.

La leggenda, e il buco

Il racconto del patto diabolico per la costruzione di un ponte non è una storia lucchese. È un tipo narrativo internazionale catalogato: nella classificazione Aarne-Thompson-Uther è il numero 1191, The Dog on the Bridge. Struttura fissa: patto, pagamento in anime, inganno con un animale.

Il repertorio comparativo più usato per questo tipo — quello curato da D. L. Ashliman all’Università di Pittsburgh — raccoglie diciassette varianti europee. Vale la pena guardare le date delle fonti, perché sono la cosa interessante:

VarianteFonte, con data
Francoforte; SvizzeraGrimm, 1816
Area tedescaKuhn 1859 · Baumgarten 1864 · Günther 1874 · Bartsch 1879
Salisburgovon Freisauff, 1880
GallesSikes, 1880
Inghilterra settentrionaleParkinson 1888 · Bogg 1898 · Gutch 1901 · Leather 1912
CanadaWintemberg, 1906
Toscana — il Ponte della Maddalenauna rivista turistica, 2020

Tutte le varianti del Nord Europa hanno una fonte ottocentesca, raccolta da un folklorista con nome e cognome. La variante toscana, nello stesso repertorio, ha per fonte un articolo di promozione turistica del 2020. Non è una prova, ma è un indizio che pesa: significa che chi ha compilato il repertorio, cercando una fonte per l’Italia, la più antica che ha trovato è quella.

Ho cercato allora dall’altra parte, nelle raccolte lucchesi. Idelfonso Nieri (Ponte a Moriano, 1853-1920) è il raccoglitore della Lucchesia: Vocabolario lucchese del 1901, Cento racconti popolari lucchesi del 1906, più Usanze tradizionali lucchesi e Superstizioni e pregiudizi lucchesi. Nella prefazione scrive che nel suo libro non c’è parola né frase «che non sia usata dal mio popolo», e raccoglieva da servitori, braccianti, contadini. Non è un compilatore: è uno che andava a sentire. Nei Cento racconti, per quanto ho potuto leggere, il ponte del diavolo non c’è — ci sono un racconto sul diavolo nel piatto e un riferimento proverbiale, e basta. Giovanni Giannini, l’altro raccoglitore della montagna lucchese, pubblica canti (1887, 1889, 1902) e teatro popolare (1895): una leggenda eziologica di ponte, per la forma del suo lavoro, non ci starebbe comunque.

Fin dove arriva questa ricerca, e dove si ferma. Non ho potuto fare una ricerca per parola dentro le edizioni digitalizzate di Nieri e Giannini: l’accesso agli archivi di scansioni mi è stato negato, e ho lavorato su porzioni di testo e su bibliografia secondaria. Quindi «non c’è» qui significa «non è emerso», non «è dimostrato che non esista». Chi volesse chiudere la questione ha due libri da aprire: Usanze tradizionali lucchesi di Nieri, e Il popolo toscano di Giannini e Parducci, Milano 1926. Sono i due posti dove, se la leggenda fosse stata viva nell’Ottocento, dovrebbe essersi depositata.

Lo stato della cosa, detto con precisione: non esiste, allo stato della ricerca, un’attestazione scritta ottocentesca della leggenda del patto diabolico riferita al Ponte della Maddalena. Il tipo narrativo è paneuropeo e documentatissimo altrove fra il 1816 e il 1912. La versione borghigiana circola su fonti turistiche prive di apparato. L’onere della prova, adesso, sta su chi afferma l’antichità: basta produrre un testo anteriore. Nessuna delle decine di pagine che la raccontano lo fa.

La festa: 1994, tre amici, un tavolo del circolo

Qui invece la documentazione c’è, ed è recente e limpida. Comincio da una correzione: la festa non è del 1993, come si legge quasi ovunque. È del 1994.

Lo dicono, concordi, quattro fonti di peso diverso che convergono: il sito ufficiale del format, un comunicato dell’ufficio stampa del Consiglio regionale della Toscana del maggio 2025, e soprattutto il racconto di Stefano Nannizzi, uno dei fondatori, su un settimanale locale: «Ci riunimmo in tre una sera di ottobre del 1994 ad un tavolo del circolo del paese». Gli altri due sono Patrizio De Servi e Sergio Citti. E la serie delle edizioni torna: 1994 prima, 2019 ventiseiesima, 2020 annullata per Covid — «il primo stop in 27 anni» —, 2025 trentunesima. Chi scrive 1993 sta ricopiando un errore.

L’origine, per ammissione degli stessi protagonisti, è un’importazione. La stampa locale scrive che a far partire la cosa fu «un abitante che aveva vissuto a New York», e che l’idea nacque «al ritorno dall’America». Nessuno dei fondatori, e nessuna delle fonti, rivendica una continuità con una tradizione locale precedente. Ho cercato una qualunque usanza del 31 ottobre o del 1-2 novembre a Borgo a Mozzano anteriore al 1994: non ne ho trovata traccia in nessuna fonte, di nessun peso, compresi i materiali degli organizzatori, che avrebbero tutto l’interesse a citarla se esistesse.

C’è anzi un dato di cronologia che vale la pena mettere in fila. Gli studi collocano la diffusione di massa di Halloween in Italia a metà anni Novanta. Borgo a Mozzano parte nel 1994. Cioè: la festa non precede l’ondata nazionale, la inaugura insieme a essa. Non è un paese che aveva Halloween prima degli altri: è un paese che l’ha preso fra i primi, e l’ha fatto meglio.

I numeri che nessuno ha contato

«Quindicimila persone» è la cifra che gira. Da dove viene? Da un’intervista al sindaco, Patrizio Andreuccetti, che a un quotidiano regionale risponde testualmente: «Nell’ultima edizione direi intorno a 15mila». È una stima a braccio di un amministratore, non un dato.

La cosa notevole è che il giornale locale più vicino ai fatti lo scrive da sé: parla di «10-15 mila presenze» e aggiunge che «è impossibile fare una stima precisa». Ed è vero: dal 2023 l’evento in paese è a ingresso libero, in un abitato senza varchi controllati. Non esiste e non può esistere un conteggio. Prima, nel 2019, si entrava a pagamento — dieci euro l’intero, sei il ridotto — e un numero, in teoria, ci sarebbe stato.

Segnalo anche un equivoco ricorrente: il contatore che sul sito del festival segna decine di milioni conta visite al sito, non persone al ponte. Viene citato come se fosse la seconda cosa.

Quanto alla formula «capitale italiana di Halloween»: non è un titolo, non è un riconoscimento, non è un marchio. È l’autodefinizione dell’organizzatore — «la prima e la più grande Halloween Fest d’Italia» — ripresa alla lettera nel comunicato del Consiglio regionale della Toscana, e poi rilanciata nelle titolazioni dei giornali. L’istituzione, in quel passaggio, non certifica: ricopia la formula del privato. E una misura comparativa non esiste, perché — vedi sopra — nessuno conta.

Dal 2023 le feste sono due, e conviene saperlo. Nel settembre 2023 il Comune di Borgo a Mozzano non ha rinnovato il rapporto con il format storico: parole del sindaco, «abbiamo deciso di non rinnovare il rapporto di collaborazione con quel format». Da allora esistono due soggetti distinti. «Halloween Borgo a Mozzano» è la festa in paese, il 31 ottobre, gestita da un gruppo di lavoro comunale, a ingresso libero. «Halloween Celebration» è il festival diffuso di Stefano Nannizzi, che ha spostato il grosso alla Villa Reale di Marlia e si dichiara esteso a trentaquattro comuni fra Lucca, Pisa, Pistoia e Massa Carrara, da giugno a dicembre. Chi scrive «la festa di Borgo a Mozzano» oggi deve dire quale delle due.

Che cosa invece in Lucchesia è documentato

Sarebbe ingeneroso fermarsi qui, perché la Lucchesia ha materiale etnografico vero — solo che non è quello che si mette nei manifesti.

Il linchetto e il buffardello hanno, a differenza del ponte, esattamente ciò che al ponte manca: un raccoglitore, una data, degli informatori. Nieri definisce il buffardello nel Vocabolario del 1901 «un folletto, diavoletto curioso, presso a poco come il linchetto». E soprattutto Oscar Guidi, in Magia e folletti in Garfagnana (Pacini Fazzi, 2004), lavora su testimonianze raccolte sul campo fra il 1984 e il 1987 a Careggine, Castelnuovo, Fabbriche di Vallico, Gallicano, Molazzana, San Romano, Colognora di Pescaglia, Vagli Sotto, Vergemoli. Quello è un metodo: si dice dove, quando, da chi.

Il buffardello cammina sul petto di chi dorme, toglie le coperte, ruba il vino, intrica i capelli, succhia il latte alle mucche; ha le mani bucate da San Giovanni. Il linchetto è dispettoso più che cattivo, si accanisce sulle notti nuziali e sulle vecchie, intreccia le code alle bestie. Sono creature notturne e domestiche, legate al sonno e alla stalla.

E non hanno alcun rapporto documentato con i morti, con le anime, né con il calendario di novembre. Ogni volta che li si vede accostati a Halloween — e capita — è un innesto recente. Quanto a lanterne ricavate da ortaggi o questue di bambini fra l’1 e il 2 novembre, in Lucchesia e in Garfagnana non ho trovato zero attestazioni ottocentesche: ne ho trovate esattamente zero.

Che cosa questo non dimostra

Non dimostra che la festa di Borgo a Mozzano sia una montatura, e non è quello che sto dicendo. Una festa nata nel 1994 da tre amici e arrivata a riempire un paese di mille abitanti è un fatto notevole, e riuscito: in trent’anni ha fatto quello che un ente di promozione con dieci volte il budget non fa. Non ha bisogno di essere antica per essere buona.

Non dimostra nemmeno che la leggenda sia falsa. Una leggenda orale può vivere secoli senza che nessuno la scriva, e il silenzio delle carte non è la prova del silenzio della gente. Quello che si può dire è più stretto: che l’antichità di quella leggenda a Borgo a Mozzano, allo stato, non è documentata da nessuno, e che chi la presenta come medievale sta affermando qualcosa che non è in grado di sostenere.

E c’è un modo preciso per chiamare quello che è successo, che non è un’accusa ma una descrizione. L’antropologo Fabio Mugnaini, che insegna a Siena e studia il festivo in Toscana, dedica un capitolo al racconto delle origini della festa senza storia: il meccanismo per cui una festa recente, una volta che funziona, si costruisce a ritroso un passato che la giustifichi. Non è cinismo, ed è quasi sempre in buona fede. È come funzionano le feste.

Il Ponte della Maddalena è un manufatto medievale straordinario che sta in piedi da settecento anni. La festa che ci si tiene attorno ha trent’anni ed è viva. Sono due cose vere, e nessuna delle due ha bisogno dell’altra. È il pezzo che le salda — il diavolo che l’avrebbe costruito in una notte — ad avere, di tutta la faccenda, la documentazione più giovane.

Le schede. Linchetto · Buffardello · Mazapégul · e l’articolo La creatura che si siede sul petto, per la famiglia a cui il linchetto appartiene davvero.

Il tipo narrativo. ATU 1191, The Dog on the Bridge · D. L. Ashliman, Devil’s Bridge Legends, University of Pittsburgh, con le diciassette varianti e le loro fonti, da Grimm 1816 a Leather 1912.

Le raccolte lucchesi. I. Nieri, Vocabolario lucchese, 1901 · Cento racconti popolari lucchesi, 1906 (2ª ed. Livorno, Giusti, 1908) · Usanze tradizionali lucchesi e Superstizioni e pregiudizi lucchesi, oggi ristampati insieme nella Raccolta Lucchese, Maria Pacini Fazzi, 2020 · G. Giannini, Canti popolari della montagna lucchese, Torino, Loescher, 1889, e Teatro popolare lucchese, 1895 · G. Giannini, A. Parducci, Il popolo toscano, Milano, 1926 · O. Guidi, Magia e folletti in Garfagnana, Maria Pacini Fazzi, 2004 (campo 1984-1987) · C. Gabrielli Rosi, F. Speroni, Il Linchetto, Lucca, San Marco, 2000.

Il ponte e la festa. N. Gucci, A. De Falco, Il fascino e la funzione, Pacini Fazzi, 2010 (non consultata) · sito ufficiale Halloween Celebration e sito Halloween Borgo a Mozzano · comunicato dell’ufficio stampa del Consiglio regionale della Toscana, 20 maggio 2025 · intervista a S. Nannizzi, «La Gazzetta del Serchio», 21 ottobre 2025 · «SerchioInDiretta», 21 settembre 2023 (la rottura), 9 ottobre 2020 (l’annullamento) · «LuccaInDiretta», 29 ottobre 2019 (biglietti) · «Il Tirreno», 28 ottobre 2025 (la stima del sindaco) · «Giornale di Barga», 1 novembre 2025.

Gli studi. F. Mugnaini, Al tempo delle feste. Etnografie del festivo in Toscana, Pacini, 2023, in particolare il capitolo sul racconto delle origini · L. Bonato, L. Zola (a cura di), Halloween. La festa delle zucche vuote, FrancoAngeli, 2020, per la cronologia dell’arrivo in Italia.

Nota di metodo. Questo è un testo, non una scheda, e non porta un grado. Le affermazioni sulla datazione del ponte vengono da letteratura secondaria e non dai documenti d’archivio: è dichiarato nel punto in cui compaiono. La ricerca nelle raccolte di Nieri non è stata esaustiva, per un limite di accesso alle scansioni che ho descritto sopra. La leggenda di Lucida Mansi, l’altro pilastro narrativo della festa, non l’ho verificata affatto: resta un cantiere aperto.