I bozzi delle fate
Toscana · Pianura e Appennino settentrionale
Fiacciano, comune di Fivizzano (MS); pozze sul canale dell’Albereda, affluente del torrente Rosaro, presso Pognana, in Lunigiana
I bozzi delle fate — una serie di pozze d’acqua verde e trasparente, incassate nell’arenaria a banchi inclinati, collegate da piccoli salti d’acqua.

- Varianti e nomi dialettali
- bozzi delle fate, bozi delle fate; il luogo è detto anche cascate di Fiacciano. Bozzo è voce toscana e lunigianese per pozza d’acqua ferma scavata nella roccia dal torrente.
- Che cosa raccontano
- Una serie di pozze d’acqua verde e trasparente, incassate nell’arenaria a banchi inclinati, collegate da piccoli salti d’acqua. Il racconto che vi si associa è brevissimo e sempre uguale: le fate vi lavano di notte, e al mattino stendono i panni ad asciugare sui pietroni intorno. Nessuna versione aggiunge altro — non c’è un patto, non c’è una punizione, non c’è un testimone che le vede. È un racconto senza trama: soltanto un gesto, ripetuto.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Le lavandaie soprannaturali sono uno dei motivi meglio documentati d’Europa, e il bucato non è per loro un dettaglio pittoresco ma l’attività che le definisce. Sull’arco alpino orientale le anguane hanno in comune, dall’Astico all’Isonzo, esattamente questo: lavano. In Veneto se ne sentono i tonfi sordi nella notte presso fonti e torrenti; nel Friuli occidentale prevale invece il bucato diurno; e i panni sono specificamente di lino e canapa. In Bretagna le kannerezed-noz, le lavandaie notturne, lavano ai guadi e guai a chi si ferma ad aiutarle a strizzare. Dietro il motivo c’è un fatto elementare: il lavatoio era il luogo dove le donne stavano da sole, fuori dal paese, sull’acqua, e dove l’acqua uccide chi ci scivola dentro. La lavandaia notturna è la forma che prende quel posto quando lo si racconta.
- Dove è attestato
- Nessuna fonte scritta anteriore agli anni Duemila è stata reperita per il racconto dei bozzi. Le pagine che lo riportano — siti turistici, blog escursionistici, pagine di guide locali — non citano un raccoglitore, un informatore, una data né un testo. Il portale turistico della zona, Lunigiana World, descrive il luogo in dettaglio e attribuisce il nome all’atmosfera del posto, non a una leggenda. — Per il motivo comparativo, che è invece documentato: G. B. Bastanzi, Le superstizioni delle Alpi Venete, Treviso 1888; V. Ostermann, Pagine Friulane, Udine 1891-92, e La vita in Friuli, Udine 1940; A. Nicoloso Ciceri, Tradizioni popolari in Friuli, Reana del Rojale 1983; G. Chiaradia, Le Agane, in «La Loggia» n.s. 7, Pordenone 2003; A. Le Braz, La légende de la mort en Basse-Bretagne, Paris 1893.
- Attenzione
- Le fonti non sono soltanto deboli: si contraddicono su un punto elementare, cioè se una leggenda esista. Alcune raccontano le fate che lavano; il portale turistico locale dice che il nome viene dall’aspetto del luogo. Questo non significa che il racconto sia inventato a tavolino, e chi arriva alla pozza capisce perché il nome sia quello: l’acqua verde, i lastroni chiari distesi al sole, il silenzio della gola. Viene spontaneo pensare che il nome sia nato proprio così, per somiglianza — che è poi il modo in cui nasce la maggior parte dei toponimi fatati d’Europa. Ma nascere da una somiglianza e nascere da un racconto sono due cose diverse, e allo stato delle fonti la seconda non è dimostrata. Chi possiede un testo lunigianese anteriore al 2000 che riporti questa leggenda è pregato di scrivere: finirà qui, con il suo nome se lo desidera.
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.