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B — parzialmente documentato

Frau Holle e Frau Perchta

Germania
Assia e Turingia per Holle, area alto-tedesca orientale — Baviera, Austria, Tirolo — per Perchta

Varianti e nomi
Holle, Holla, Holda, Hulda: dal germanico *hulþaz «propizio, benevolo», cioè «la Benevola» — un nome eufemistico, forma classica di tabù. Variante slesiana specializzata sul filare: Spillaholle. Perchta, Berchta, Berchtlmuada, Rauhweib; sloveno Pehtra Baba. L'etimologia di Perchta è contesa: «la Splendente» secondo Grimm, oppure — lettura oggi più economica — da giberahta naht, «notte luminosa», cioè l'Epifania: un nome calendariale
Che cosa raccontano
La fiaba è il livello più recente. Il livello antico è una figura calendariale delle Dodici Notti che ispeziona il lavoro domestico e il rispetto del digiuno festivo: a chi non ha filato, o ha filato male, o ha mangiato di grasso nei giorni prescritti, apre il ventre, ne estrae il contenuto e lo riempie di paglia, stoppa o ciottoli, ricucendolo con un vomere e una catena. Solo molto dopo arriva la fiaba della ragazza che cade nel pozzo, serve una vecchia signora e viene ricoperta d'oro, mentre la pigra riceve la pece; e lo scuotimento dei piumini che fa nevicare è motivo tardo e locale.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Sanzione soprannaturale su un calendario di lavoro femminile: chiusura del ciclo della filatura entro l'Epifania, rispetto dei giorni di astinenza, ordine della casa. È l'ipotesi funzionale standard e regge bene sul piano etnografico, ma va detto che le fonti antiche che abbiamo sono condanne clericali: ci dicono che cosa la gente credeva, non perché.
Dove è attestato
Holda compare in Burcardo di Worms, Decretum, libro XIX, fra il 1008 e il 1012: le donne che credono di cavalcare di notte con una turba di demoni, «quam vulgaris stultitia Holdam vocat». Perchta non prima del XIII secolo, poi in Hans Vintler, Pluemen der Tugent, 1411; Thomas Ebendorfer von Haselbach, De decem praeceptis, intorno al 1439; la redazione bavarese del Thesaurus pauperum, 1468. In età moderna, Lutero nella Fastenpostille del 1522 usa «fraw Hulda» come metafora polemica. La Perchtenlauf è menzionata per la prima volta nel 1582, e documentata davvero solo dal Settecento, per via negativa: i divieti arcivescovili salisburghesi fra il 1721 e il 1750. La fiaba è KHM 24, nei Kinder- und Hausmärchen dal 1812, raccontata ai Grimm da Dortchen Wild a Kassel.
Attenzione
Il nodo è storiografico ed è lo stesso del celtismo ottocentesco. Jacob Grimm, Deutsche Mythologie, 1835, capitolo XIII, tratta Holda e Berhta come epiteti di un'unica dea germanica. Grimm non falsifica nulla: il problema è di metodo — costruisce il ritratto della mitologia antica da un impasto di testi medievali e raccolte moderne in cui le raccolte moderne sono preponderanti, poi retrodata il risultato di mille anni. Quattro fatti che quella ricostruzione deve affrontare: tutte le attestazioni pre-moderne stanno in fonti cristiane di condanna, e non esiste una sola fonte pagana; nelle stesse fonti la medesima figura è chiamata anche Diana, Erodiade, Abundia, cioè con una griglia classico-cristiana; in Burcardo la prima apparizione sicura di Holda è già agganciata alla Vergine regina caeli; e Holle e Perchta hanno distribuzioni geografiche disgiunte, con prime attestazioni distanti due secoli. La lettura «una sola dea» è l'ipotesi di Grimm, non un dato — e per questo la carta porta il punto in Assia, sull'area di Holle, con Perchta ancorata altrove.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

Nello stesso Stato

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