Salta al contenuto
B — parzialmente documentato

Nachzehrer

Germania
Germania settentrionale, dalla Bassa Sassonia alla Pomerania; riscontri archeologici nel circondario di Stade

Varianti e nomi
Nachzehrer, «colui che consuma dopo» (nach «dopo» + zehren «logorare, consumare»): non «succhiasangue», ma chi provoca deperimento a distanza. Varianti regionali censite dall'atlante folklorico tedesco: Doppelsauger nell'area di Kassel e in Meclemburgo, Gierhals e Nimmersatt in Prussia occidentale, Neuntöter, Blutsauger in Baviera; cassubo wieszczy. Nel lessico erudito latino: mortuus manducans, e in tedesco der schmatzende Tote, «il morto che schiocca»
Che cosa raccontano
Il morto resta nella tomba — ed è questo a distinguerlo dal revenant che cammina. Mastica il sudario, le proprie dita, le membra, con un suono paragonato dalle fonti a quello di un maiale che mangia; e finché mastica, i suoi congiunti deperiscono e muoiono uno dopo l'altro. Si riapre la fossa: bocca insanguinata, sudario roso, corpo che pare fresco. I rimedi sono materiali e precisi: decapitazione, una pietra o una zolla di torba o una moneta in bocca, il capovolgimento del cadavere, oppure compiti impossibili — nodi di rete da sciogliere, semi di papavero da contare.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Verosimilmente spiegava la mortalità a grappolo dentro una stessa famiglia durante le epidemie — quello che oggi si chiama contagio domestico — attribuendola a un morto anziché a un vivo; dava a becchini e comunità una procedura operativa in una crisi altrimenti ingestibile; e disciplinava a monte il rito funebre, imponendo di chiudere occhi e bocca e di non lasciare al morto oggetti personali.
Dove è attestato
Il nucleo narrativo più antico è boemo, non tedesco: Jan Neplach, abate di Opatovice, Summula chronicae tam Romanae quam Bohemicae, intorno al 1360, registra il pastore di Blov nel 1336 e la donna di Levín nel 1344, trovata con metà del sudario divorato. Il nesso esplicito fra masticazione e peste si fissa attorno al 1600 con Martin Böhm, 1601. I trattati: Philipp Rohr, Dissertatio historico-philosophica de masticatione mortuorum, Lipsia 1679; e Michael Ranft, in tre redazioni — Dissertatio historico-critica de masticatione mortuorum in tumulis, Lipsia 1725; De masticatione mortuorum in tumulis, oder von dem Kauen und Schmatzen der Todten in Gräbern, Lipsia 1728; e il Tractat del 1734, che discute i «Vampyrs» ungheresi. Archeologia: il Lazzaretto Nuovo di Venezia, scavo del 2006, e i casi tedeschi di Kloster Harsefeld e Kloster Heiligengrabe, e polacchi di Drawsko, Kamień Pomorski e Pień.
Attenzione
Il grado B è per una ragione lessicale: il complesso di credenze e i rimedi sono attestati da fonti primarie indipendenti — una cronaca del Trecento, una predica del 1601, dissertazioni universitarie, il terreno — ma il nome «Nachzehrer» è tardo, e la sistemazione della figura è opera dei trattatisti e poi dei folkloristi ottocenteschi: nessuna fonte medievale usa quel termine. Tre correzioni. Rohr, 1679, non è «il primo trattato sui vampiri»: la parola vampiro entra in tedesco solo nel 1732, dopo i casi serbi, e i morti che masticano sono categoria distinta. Ranft, soprattutto, non credeva ai morti che masticano: il suo libro è un'operazione di smontaggio, e spiega i suoni con i gas del sottosuolo, il cedimento della bara e gli animali che spostano il sudario. E non è una credenza slava importata: l'atlante folklorico la documenta fino alla Renania.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

Nello stesso Stato

← Torna all’atlante del mondo