Huldra
Norvegia
Aree di seter, cioè alpeggio estivo, e di carbonaia: Telemark, Hallingdal, Gudbrandsdalen, Trøndelag
- Varianti e nomi
- huldra o hulder in norvegese, plurale huldrer; maschile huldrekall; collettivo huldrefolk; in Svezia skogsrå o skogsfru; ulda presso i Sámi
- Che cosa raccontano
- Donna di bellezza straordinaria che appare al pastore, al carbonaio, al cacciatore e al taglialegna, cioè a uomini soli per settimane nel bosco. Il tratto rivelatore è nascosto sotto la veste lunga: una coda di vacca, in Svezia più spesso di volpe, oppure una schiena cava come un tronco svuotato o coperta di corteccia. Se l'uomo la tratta con rispetto protegge il bestiame, sorveglia le carbonaie e dà fortuna alla caccia, mentre se la offende provoca smarrimento nel bosco, malattia e morte del bestiame. Se sposata in chiesa la coda cade e diventa donna comune, ma perde la bellezza e conserva forza sovrumana.
- A che cosa serviva
- È la figura simbolica dell'economia del seter: le donne salivano per l'estate all'alpeggio a governare il bestiame, isolate, e gli uomini che salivano incontravano una sessualità fuori dal controllo comunitario. La huldra codifica il desiderio, il rischio e la sanzione di quel contesto, e insieme la relazione contrattuale con il bosco fatta di rispetto e reciprocità di doni; serve anche a spiegare smarrimenti, incidenti e nascite illegittime.
- Dove è attestato
- Andreas Faye, Norske Sagn, 1833, seconda edizione Norske Folke-Sagn 1844, prima grande raccolta di leggende norvegesi modellata sui Deutsche Sagen dei Grimm; Peter Christen Asbjørnsen e Jørgen Moe, Norske Folkeeventyr dal 1841 e soprattutto Asbjørnsen, Norske Huldre-Eventyr og Folkesagn, 1845-48; Reidar Th. Christiansen, The Migratory Legends, FF Communications 175, Helsinki, 1958, con i tipi ML 5000-6000. Archivi: Norsk Folkeminnesamling, Università di Oslo, e Norsk Folkemuseum. Toponomastica confermativa da Huldremose in Danimarca a Ulddaidvárri in Norvegia.
- Attenzione
- L'iconografia canonica di Theodor Kittelsen ed Erik Werenskiold è rielaborazione artistica nazional-romantica di fine Ottocento, non documento etnografico, e ha determinato l'immagine moderna più di qualunque testo: va classificata B. Come per quasi tutte le figure scandinave e slave, la credenza è con ogni probabilità molto più antica della sua documentazione, che comincia nell'Ottocento con le grandi raccolte nazionali: presentare la data della raccolta come data della credenza è un errore metodologico comune.
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