Yowie
Australia
Nuovo Galles del Sud: attestazione ottocentesca nelle Blue Mountains e sulla costa meridionale, corpus moderno nel Queensland sudorientale
- Varianti e nomi
- Yō-wī, registrato nel 1875 presso i Gamilaraay dal reverendo William Ridley e glossato — nella traduzione del missionario — come «uno spirito che vaga sulla terra di notte». Nomi coloniali: yahoo, forma dominante nell'Ottocento, Yahoo-Devil Devil, hairy man of the wood, indigenous ape, e nel Novecento Australian Bigfoot
- Che cosa raccontano
- Nel corpus moderno è un ominide peloso alto due metri, che lascia impronte enormi nei boschi del Queensland sudorientale. Nel corpus ottocentesco — l'unico realmente documentabile — è un'altra cosa. Nel 1842 lo «Yahoo» è descritto come simile a un uomo, con lunghi capelli bianchi, braccia straordinariamente lunghe, grandi artigli e i piedi rivolti all'indietro. Piedi invertiti e artigli sono tratti di essere spirituale, non di primate: chi cita quel passo come prova di un ominide sta leggendo contro il testo. La prima descrizione francamente zoologica è del dicembre 1882, e viene da un naturalista dilettante colono che cercava una specie nuova.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Sul versante coloniale l'interpretazione è relativamente solida, perché l'oggetto è la cultura dei coloni: lo «yahoo» ottocentesco funziona come proiezione settler sul bush, in un momento di intensa aspettativa di scoperte zoologiche in un continente percepito come inventario aperto, con l'orangutan esibito in cattività come modello immaginativo disponibile. Il nome inglese pesca poi nei Viaggi di Gulliver di Swift, 1726. Sul versante aborigeno non formulo ipotesi: non ho documentazione che lo consenta.
- Dove è attestato
- Swift, 1726, per il vocabolo inglese; Australian and New Zealand Monthly Magazine, 1842, per la descrizione dello «Yahoo»; William Ridley, Kámilarói and Other Australian Languages, seconda edizione, Sydney 1875, per la prima attestazione della parola in una lingua aborigena; Australian Town and Country Journal, novembre 1876 e dicembre 1882. Sul versante storiografico: Graham Joyner, The Hairy Man of South Eastern Australia, 1977; Robert Holden, Bunyips: Australia's Folklore of Fear, 2001. Il corpus ottocentesco è interamente ricercabile nell'archivio digitale Trove della Biblioteca nazionale australiana.
- Attenzione
- Il grado è duplice: B per lo strato ottocentesco, che ha un nucleo attestato — il lemma di Ridley e un corpus di articoli di giornale — ma integralmente coloniale e mediato; C per il corpus successivo al 1975, che è quasi solo criptozoologia commerciale e turismo. E qui il problema non è la sensibilità, è l'accuratezza: «lo yowie è una creatura della mitologia aborigena» è formula da evitare. Quel che è documentato è una parola gamilaraay per uno spirito notturno; il resto è sovrapposizione coloniale e novecentesca. Le liste di «nomi aborigeni dello yowie» che circolano nella letteratura criptozoologica sono state compilate da appassionati non aborigeni, omettono quasi sempre la lingua di appartenenza — il che le rende non verificabili — e fondono esseri di cosmologie non imparentate: i Quinkin dell'arte rupestre di Cape York e i Pangkarlangu della tradizione warlpiri del deserto centrale non sono varianti di un Bigfoot australiano. Rifiutare quella lista è più rispettoso e più esatto che riprodurla.
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