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B — parzialmente documentato

Il drago della Valnerina

Umbria · Appennino centrale e Adriatico
Castel San Felice, frazione di Sant’Anatolia di Narco (PG); abbazia dei Santi Felice e Mauro, sulla riva del fiume Nera

Il drago della Valnerina — un grande dragone infesta la valle del Nera, divora uomini e bestiame e appesta l’aria.

Incisione notturna nella valle del Nera: dalla bocca di una grotta il drago sporge soltanto la testa, mentre un monaco lascia cadere pezzi di pane sul sentiero e un secondo monaco, appostato sopra la roccia, tiene l'ascia alzata. In fondovalle il fiume e le luci dell'abbazia.
Varianti e nomi dialettali
pestiferus draco, il drago pestifero; nella tradizione locale «il dragone della valle». I due protagonisti sono i santi eremiti Mauro e Felice, padre e figlio.
Che cosa raccontano
Un grande dragone infesta la valle del Nera, divora uomini e bestiame e appesta l’aria. Due eremiti — Mauro e suo figlio Felice — decidono di finirlo, e il modo in cui lo fanno è la parte che vale il racconto: Felice attira la bestia fuori dalla grotta lasciando cadere pezzetti di pane; Mauro l’aspetta di lato con un’ascia, e appena il drago sporge la testa gliela stacca. La testa rotola nel fiume. Sul luogo sorge poi la chiesa.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Il drago della Valnerina è un drago idraulico. La valle del Nera era acquitrinosa e malarica, e l’opera dei monaci vi fu di bonifica: regimazione delle acque, canali, terre restituite alla coltura. La bestia che appesta l’aria e si annida presso il fiume è la palude, e ucciderla significa prosciugarla. Non è una lettura moderna imposta al testo: è la funzione che l’episodio svolge nel racconto di fondazione di un’abbazia che quel lavoro lo fece davvero.
Dove è attestato
Il documento più antico non è un testo ma un oggetto: il rilievo scolpito sulla facciata romanica dell’abbazia, fine XII secolo, che svolge la vicenda in quattro scene — la grotta del drago, l’uccisione, Felice in preghiera, il miracolo del figlio della vedova. Le fonti scritte sono più tarde e agiografiche: L. Jacobilli, Vite de’ Santi e Beati dell’Umbria, Foligno, XVII secolo; A. Fabbi, Storia dei Comuni della Valnerina, XX secolo. Schede: Umbria Tourism, Abbazia di San Felice e Mauro. Fra i testi citati nella bibliografia locale compare anche lo Speculum Cerretanorum di Teseo Pini, 1485.
Attenzione
Chi uccide il drago, Mauro o Felice? Le fonti scritte non concordano: alcune versioni danno il colpo mortale a Mauro, altre fanno decapitare la bestia a Felice. Il rilievo della facciata, che è di quattro secoli anteriore a Jacobilli, mostra Mauro. Quando le fonti scritte litigano e la pietra risponde, conviene ascoltare la pietra — ma la questione resta aperta e la scheda la lascia aperta. Non ho consultato direttamente Jacobilli né una Vita latina dei due santi: il grado resta B finché non l’avrò fatto.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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