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C — documentazione debole

Il latte del Rutor

Valle d’Aosta · Arco alpino
Ghiacciaio e laghi del Rutor, La Thuile (AO); il lago di sbarramento glaciale detto di Santa Margherita, oggi scomparso

Il latte del Rutor — dove oggi c’è il ghiacciaio c’era un alpeggio ricco, con pascoli grassi e molte vacche.

Incisione notturna su un alpeggio d'alta quota: un uomo in lungo cappotto e cappello a tesa larga sta di spalle accanto a un grande calderone di rame rovesciato, dal quale il latte si versa sul pascolo e scende lungo il sentiero. Attorno le vacche, inquiete; in fondo alla valle, piccolo, un mendicante si allontana con la ciotola vuota in mano, sotto un cielo di temporale.
Varianti e nomi dialettali
Rutor, Ruitor; Lac de Santa Margherita, Lac des Glaciers, Lac du Rutor per il lago effimero che il ghiacciaio formava e liberava.
Che cosa raccontano
Dove oggi c’è il ghiacciaio c’era un alpeggio ricco, con pascoli grassi e molte vacche. Un mendicante affamato chiede una scodella di latte. Il padrone non solo rifiuta: per disprezzo fa versare a terra il latte della mungitura, che si sparge sui prati e li imbianca. Comincia allora a nevicare, in piena estate, e la neve non se ne va più: i prati restano bianchi per sempre. In una versione il mendicante è Cristo e sotto il ghiaccio finiscono anche gli abitanti; in un’altra è un povero qualunque che si limita a pronunciare la frase: «visto che i prati sono diventati bianchi, bianchi resteranno».
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
È una leggenda eziologica di tipo panalpino: lo stesso racconto — latte negato, latte versato, punizione con la neve eterna — si trova per l’Aletsch e per il Morteratsch. Spiega moralmente un fatto che è realmente accaduto: durante la Piccola Età Glaciale i ghiacciai avanzarono e seppellirono davvero pascoli d’alta quota. Gli studi palinologici sul proglaciale del Rutor documentano un limite del bosco più alto in epoca olocenica: che ci fossero prati dove oggi c’è ghiaccio è vero. La leggenda non ne è il ricordo storico: ne è la spiegazione morale.
Dove è attestato
Per la leggenda: nessuna attestazione a stampa anteriore alla fine del Novecento è stata reperita, nessun raccoglitore, nessun informatore, nessuna data di raccolta. Il portale del BREL — l’ufficio regionale valdostano per l’etnologia e la linguistica — non la contiene. Per la storia documentata, che è di tutt’altra solidità: Regione autonoma Valle d’Aosta, Storia degli eventi idrogeologici dall’800 al 2002, da L. Mercalli et al., Atlante climatico della Valle d’Aosta, SMS, Torino 2003; Comitato Glaciologico Italiano, scheda del ghiacciaio del Rutor; Managing glacial and periglacial hazards in the Alps, in «Natural Hazards and Earth System Sciences» 26, 2026.
Attenzione
La storia vera di questo posto è più impressionante della leggenda. Per quattro secoli il ghiacciaio sbarrò un lago che periodicamente rompeva la diga di ghiaccio e scendeva a valle: rotte documentate nel 1595, 1596, 1597, 1598, intorno al 1630, nel 1646, 1679, 1680, nell’agosto 1751 — cinque milioni di metri cubi — e l’ultima nel settembre 1864. Nel 1596 il duca di Savoia mandò l’ingegnere Soldati, e fu proposta una galleria di scarico da diecimila ducatoni d’oro, mai scavata. Nel 1606 fu eretta ai piedi del ghiacciaio la cappella dei santi Grato e Margherita, che si invocano contro valanghe e alluvioni, e ogni luglio si saliva in processione a pregare. Il lago si chiamava Santa Margherita perché faceva paura. Le tre cascate del Rutor, che oggi sono l’attrazione della valle, sono il prodotto diretto dell’ultimo svuotamento del 1864. — Due precisazioni: non esiste alcun «fantasma del Rutor», e i canali di drenaggio che molti danno per scavati furono soltanto progettati.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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