La pagliara maje maje
Molise · Appennino centro-meridionale
Fossalto (CB), Molise; il canto di questua è attestato in forma quasi identica in tutto il Molise, la pagliara soltanto qui
La pagliara maje maje — un cono di rete metallica leggera, rivestito di fiori e verzura e sormontato da una croce, che un giovane indossa e anima.

- Varianti e nomi dialettali
- pagliara maje maje; grafia di Cirese pagliara maie maie; l'oggetto è la pagliara, la pajara
- Che cosa raccontano
- Un cono di rete metallica leggera, rivestito di fiori e verzura e sormontato da una croce, che un giovane indossa e anima. Il 30 aprile si raccoglie il verde, il 1° maggio il parroco benedice la struttura e il corteo attraversa il paese con un canto di questua accompagnato dalla zampogna. Dalle case gli gettano addosso acqua, e la scia bagnata segna per terra il percorso. In piazza il portatore si sfila il cono, il parroco consegna la croce al sindaco, suonano i bufù.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Annunciare maggio e questuare, con una maschera vegetale portatile invece che con un albero piantato. La differenza con il Maggio di Accettura è l'intera distanza fra due modi di fare la stessa cosa: lì il vegetale è un carico di tonnellate issato in piazza, qui è leggero, indossato, e l'elemento attivo è l'acqua lanciata dagli abitanti.
- Dove è attestato
- È la scheda dell'atlante con il rilevamento più preciso. Il canto fu registrato nel 1954 da Diego Carpitella e Alberto M. Cirese; le fotografie portano la data del 1° maggio 1954 e furono concesse da Cirese; la descrizione della tradizione è di Cirese, 1955. Carpitella annotò che la melodia procede per gradi congiunti sul bordone della zampogna. Scheda ICPI (Ministero della Cultura), sezione Molise, 26 ottobre 2021, testo di E. De Simoni da Patrimonio immateriale del Molise.
- Attenzione
- Lo scritto di Cirese del 1955 è citato dalla scheda ministeriale senza sede di pubblicazione, e non sono riuscito a stabilire dove sia uscito: finché non lo apro, il riferimento resta incompleto e lo dichiaro. La lettura della pagliara come «spirito rinato dal fuoco di carnevale» compare nella scheda ICPI ma come interpretazione, non come dato di campo, e qui la tengo separata. Da scartare: l'origine «osca» o «sannitica», l'acqua come «rito di pioggia di tremila anni», le date medievali di prima attestazione che ripetono i siti turistici senza un documento.
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.