Gli amuleti umbri di Giuseppe Bellucci
Umbria · Appennino centro-meridionale
Umbria: Magione, Papiano, Montemelino, Pila, Civitella d'Arna, Collepepe di Collazzone, Passignano, Perugia, Bevagna, Gualdo Tadino–Santa Lucia, Norcia
Gli amuleti umbri di Giuseppe Bellucci — un complesso amuletico e terapeutico rilevato in Umbria a fine Ottocento.

- Varianti e nomi dialettali
- la fonte descrive gli oggetti e non ne dà i nomi dialettali: finché una fonte non li porta, la voce resta intitolata in italiano
- Che cosa raccontano
- Un complesso amuletico e terapeutico rilevato in Umbria a fine Ottocento. Il pezzo che regge la voce è Magione: si raschia la calcina dal dipinto della Madonna di un'edicola stradale, la si chiude in un sacchetto che il malato porta addosso perché «tiri fuori» il male, e a guarigione avvenuta il sacchetto viene restituito all'immagine, che ne accumula molti. Il rimedio è prelevato dall'immagine e le viene ridato: è un prestito, non un'offerta. Intorno: ciottoli di serpentino levigati che estraggono il veleno di serpi e scorpioni e perdono potere se lavorati col ferro; un osso di falco contro malocchio e fatture; un frammento di cranio umano contro il mal caduco; conchiglie per uomini e bestie; una pietra uterina tenuta sul braccio sinistro in gravidanza.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Curare e proteggere con oggetti, non con figure. È la prima scheda dell'atlante che non parla né di una creatura né di un rito collettivo ma di cultura materiale, ed è anche l'unica in cui il lettore può andare a vedere la cosa invece del racconto: gli oggetti ci sono ancora.
- Dove è attestato
- Giuseppe Bellucci, Il feticismo primitivo in Italia e le sue forme di adattamento, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1907, con 74 illustrazioni — scansione integrale consultata. Magione alle pp. 59-60; Perugia p. 36; Collepepe p. 37; Papiano p. 37; Montemelino p. 38; Pila p. 39; Civitella d'Arna p. 46; Passignano pp. 51-52; Bevagna p. 32; Gualdo Tadino–Santa Lucia p. 25; il corallo a Norcia e Perugia pp. 23-24. La raccolta, circa 3.500 amuleti, è al Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria a Perugia, che conserva gli inventari con la provenienza di ogni oggetto; l'allestimento è curato dall'antropologo Giancarlo Baronti.
- Attenzione
- Bellucci dà le provenienze fino alla frazione ma non le date dei singoli rilevamenti e non i nomi degli informatori: il grado A regge sul collettore, sui luoghi e sul fatto che i reperti siano inventariati in un museo statale, non su una filiera di interviste. I numeri di pagina vengono da una scansione con OCR rumoroso e vanno riverificati sull'originale. Da scartare: che gli amuleti siano «etruschi» — la continuità preistorica è la tesi evoluzionista di Bellucci nel 1907, non un dato —, le cifre della collezione date come «oltre 5.000» o «oltre 2.000», e l'attribuzione a Bellucci di inchieste con questionari, che nelle pagine lette non è documentata.
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.