Il Pianto delle Zitelle
Lazio · Appennino centro-meridionale
Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra (RM), sul Monte Autore, al confine fra Lazio e Abruzzo; le cantrici sono di Vallepietra, le compagnie di pellegrini vengono da Ciociaria e Abruzzo
Il Pianto delle Zitelle — all'alba della domenica dopo Pentecoste, sul piazzale sotto la rupe della Tagliata, giovani non maritate in veste bianca — una sola in abito scuro, la Madonna — cantano brevi arie solistiche sulla Passione, alternate a frammenti di un Miserere in volgare eseguito da un terzetto.

- Varianti e nomi dialettali
- Il Pianto delle Zitelle; le arie solistiche sono i Misteri; le cantrici sono dette zitelle
- Che cosa raccontano
- All'alba della domenica dopo Pentecoste, sul piazzale sotto la rupe della Tagliata, giovani non maritate in veste bianca — una sola in abito scuro, la Madonna — cantano brevi arie solistiche sulla Passione, alternate a frammenti di un Miserere in volgare eseguito da un terzetto. Il tratto che lo definisce non è il lamento: è l'alternanza fra aria solistica e Miserere volgare, affidata a cantrici scelte per stato civile e per voce, all'alba e all'aperto, a chiusura del pellegrinaggio.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Chiudere il pellegrinaggio con un canto che il paese possiede e che i forestieri vengono ad ascoltare. Attorno al canto sta un corredo di gesti: la dendroforia, il lancio di pietre dai ponti, il comparatico con le mani giunte nell'acqua, e il cammino a ritroso all'inizio del sentiero.
- Dove è attestato
- La filiera documentaria è lunga e si può percorrere tutta: un libretto manoscritto del 1836 con i Misteri e il Miserere volgare, dichiarato copia di un originale trascritto da Francesco Tozzi attorno al 1700; Luigi Colacicchi, «Il Pianto delle Zitelle», Lares VII, 2, 1936; e il film Il pianto delle zitelle di Giacomo Pozzi-Bellini, 1939, 19 minuti, sceneggiatura di Emilio Cecchi, fotografia di Angelo Jannarelli, produzione Lumen Veritas (scheda della Cineteca di Bologna). Scheda ICPI (Ministero della Cultura), 26 maggio 2020, testo di E. De Simoni; brochure del Museo della Civiltà Contadina della Valle dell'Aniene, Roviano, 2016.
- Attenzione
- Il manoscritto del 1836 e la trascrizione di Tozzi li conosco dalla brochure del museo di Roviano, che non ne dà né segnatura né sede di conservazione: vanno visti. Il titolo del volume curato da Simeoni compare come 1881-2006 in una fonte e 1821-2006 in un'altra, e la discordanza non è risolta. Il nome del musicista del film è «Luigi Colacchi» nei crediti della Cineteca e «Luigi Colacicchi» nella brochure: probabile refuso, non verificato. Da scartare: la lauda «del XII secolo» (nessun testimone duecentesco è mai indicato), l'origine precristiana sul Monte Autore, l'obbligo rituale di verginità delle cantrici — le fonti che ho letto parlano di scelta per voce, disponibilità e famiglia — e il film «proibito dal fascismo», che confonde una versione rimaneggiata con un premio a Venezia nel 1939.
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.