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A — documentato

Il Maggio di Accettura

Basilicata · Appennino centro-meridionale
Accettura (MT), Basilicata; il maggio viene dal bosco di Gallipoli Cognato, la cima da un bosco all'estremità opposta del territorio comunale

Il Maggio di Accettura — non è un albero di maggio piantato: è un albero composto da due alberi di specie diverse, provenienti da due boschi opposti, e congiunto meccanicamente.

In una radura, due tronchi giacciono a terra allineati testa contro testa: un grosso fusto di cerro scortecciato e, di fronte, una chioma d'agrifoglio ancora fronzuta. Fra i due, grossi cavicchi di legno e mazze posati sull'erba; nessuno in scena.
Varianti e nomi dialettali
il Maggio, Maggio di San Giuliano; le due parti sono il maggio, fusto di cerro, e la cima, chioma di agrifoglio
Che cosa raccontano
Non è un albero di maggio piantato: è un albero composto da due alberi di specie diverse, provenienti da due boschi opposti, e congiunto meccanicamente. Il giovedì dell'Ascensione si abbattono i cerri; il sabato i buoi trascinano i fusti verso il paese; la domenica si taglia la cima d'agrifoglio e la si porta a braccia per ore; il martedì maggio e cima vengono innestati con grossi cavicchi di legno e l'albero ricomposto viene issato in piazza con i verricelli, poi scalato dai giovani. Alla domenica del Corpus Domini è messo all'asta e smontato.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Alle fronde si fissavano targhette metalliche con le offerte — formaggio, salumi, animali vivi — un tempo bersaglio di fucilate. Il rito tiene insieme due boschi, due squadre e due tempi di lavoro, e finisce con una vendita: è una liturgia del possesso comune più che della fertilità, qualunque cosa dicano le didascalie.
Dove è attestato
Giovanni Battista Bronzini, Accettura: il contadino, l'albero, il santo, Galatina, Congedo, 1977 — e si noti l'editore, perché in rete circola una forma «Dedalo 1979» che è sbagliata. Dello stesso autore, Tradizioni popolari in Lucania, Matera, Montemurro, 1953. Etnografia recente: Lorenzo Ferrarini e Nicola Scaldaferri, Sonic Ethnography, Manchester University Press, 2020, pp. 21-23; M. Corbella, «I suoni dell'albero», Visual Ethnography 2 (2), 2013.
Attenzione
Grado A per la convergenza di fonti indipendenti — una monografia demologica italiana, un'etnografia sonora universitaria britannica, un articolo di antropologia visuale — ma nessuna delle tre l'ho aperta, e non ho una data di rilevamento sul campo: è il limite dichiarato di questa scheda. Da scartare: l'«origine longobarda» datata al VII secolo, ripetuta come lettura di studiosi e mai come documento; i «35 metri» dati come misura fissa; e soprattutto «il matrimonio degli alberi» come nome tradizionale, che secondo quanto ho letto sembra nato da un'attività scolastica del 1961 e che i partecipanti non useranno.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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