Salta al contenuto
C — documentazione debole

I Beati Paoli

Sicilia · Isole
Palermo, quartiere del Capo: la grotta sotto la casa Baldi, fra vicolo degli Orfani e via Beati Paoli

I Beati Paoli — la setta di giustizieri incappucciati che secondo la leggenda si riuniva nei sotterranei del Capo, a Palermo: una notizia settecentesca e un romanzo del 1909.

Varianti e nomi dialettali
Beati Paoli, Compagnia de’ Beati Paoli; in Villabianca anche «vendicosi»
Che cosa raccontano
Una setta segreta di giustizieri incappucciati che si riunirebbe di notte nei sotterranei del Capo per processare e punire i potenti che la giustizia ordinaria non tocca. La sola notizia anteriore al romanzo è nel marchese di Villabianca, che nella seconda metà del Settecento la ricorda come cosa passata: una «setta di empia e capricciosa gente», detta anche «vendicosi», attiva fra il 1698 e il 1719, con l’ultimo affiliato, Vito Vituzzo, «massaro di chiesa» a San Matteo, e la casa dell’avvocato Giovan Battista Baldi «nelle quali si posavan l’armi sì di fuoco che di ferro». Il resto — i tribunali sotterranei, le sentenze, gli incappucciati — lo scrive la letteratura: Vincenzo Linares nel 1840 e, soprattutto, Luigi Natoli, che con lo pseudonimo William Galt pubblica I Beati Paoli sul «Giornale di Sicilia» in 239 puntate dal 6 maggio 1909 al 2 gennaio 1910.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Un mito di giustizia alternativa, nato dove la giustizia ufficiale era percepita come dei signori: Villabianca lo dice esplicitamente, «le persone mezzane quindi e basse non potendo fare tal spesa di mantenere sicarii si formavano il vanto col procedere empiamente da per sé stessi colle loro mani». Il romanzo di Natoli lo trasforma in epopea popolare, e da lì la mafia lo ha adottato come mito di fondazione — che è l’uso moderno più consistente della leggenda.
Dove è attestato
Francesco Maria Emanuele e Gaetani, marchese di Villabianca, Opuscoli palermitani, manoscritto, Biblioteca Comunale di Palermo (citato di seconda mano: M. Polidoro, «Query» n. 22 e CICAP, 2015). Vincenzo Linares, «I Beati Paoli», in Racconti popolari, vol. I, Palermo, 1840. Luigi Natoli (William Galt), I Beati Paoli, «Giornale di Sicilia», 1909-1910; in volume Palermo, La Gutenberg, 1912; ed. Flaccovio 1971 con introduzione di Umberto Eco e nota storica di Rosario La Duca. Studi: Francesco Renda, I Beati Paoli. Storia, letteratura e leggenda, Palermo, Sellerio, 1988; F. P. Castiglione, Indagine sui Beati Paoli, Sellerio, 1987.
Attenzione
Grado C perché, come setta, i Beati Paoli poggiano su un solo testimone che scrive decenni dopo i fatti e per sentito dire, e su nulla d’archivio. Il collegamento con i «Vendicosi» del 1185-86, ripetuto ovunque, è una costruzione di Villabianca stesso; la cronaca medievale che li nominerebbe non è stata verificata. La «grotta dei Beati Paoli» esiste, sotto la casa Baldi, ed è indicata già da Villabianca; che sia una camera dello scirocco, un butto o parte di un cimitero paleocristiano lo dicono fonti divulgative che non concordano, e una pubblicazione archeologica non è stata trovata. La prima uscita di Linares su «Il Vapore» nel dicembre 1836 è plausibile ma non riscontrata; l’edizione in volume di Natoli è data ora 1912 ora 1921. La frase di Tommaso Buscetta «abbiamo lo stesso giuramento» circola senza il verbale da cui verrebbe. «Blasco» è un personaggio del romanzo, non un affiliato storico.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

Nella stessa area

Affini per tema

Voci che condividono il motivo, il fenomeno alla base o la storia della raccolta — non la geografia.

← Torna all’atlante d’italia