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A — documentato

Le casacce

Liguria · Pianura e Appennino settentrionale
Genova e le due riviere; il rito urbano genovese finisce con la soppressione del 1811, le casse si portano ancora a Savona, Ovada e Varazze

Le casacce — le confraternite genovesi del Giovedì Santo: il crocifisso rivolto verso i processionanti e non verso la folla, e le casse, gruppi scolpiti a figure intere portati a spalla.

Una processione notturna in una via stretta di Savona, vista da dentro il corteo: si vedono le schiene dei confratelli incappucciati che portano a spalla una cassa, un grande gruppo scolpito di figure intere, e davanti a loro il crocifisso è rivolto verso la processione e non verso gli spettatori. L’unica luce sono le candele dei portatori e quelle fissate alla base della cassa.
Varianti e nomi dialettali
casaccia (pl. casacce); i confratelli sono disciplinanti o battuti; i gruppi lignei a figure intere portati a spalla sono le casse
Che cosa raccontano
La notte del Giovedì Santo i cortei delle confraternite attraversavano i quartieri di Genova. Due tratti li distinguono da qualunque altra processione italiana. Il primo è il crocifisso rivolto verso i processionanti e non verso la folla, per un privilegio concesso dalla Santa Sede ai genovesi. Il secondo sono le casse: gruppi scolpiti a figure intere, non statue singole, portati a spalla — quelle di Anton Maria Maragliano (1664-1739) sono le più celebri, e una è datata al 1708-09.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Penitenza e, insieme, gara fra quartieri. Le casacce riunivano più confraternite legate alle corporazioni, e l'emulazione fra di esse si misurava in casse: chi ne aveva di più belle sfilava meglio. È lo stesso Cambiaso a registrare che nel Settecento la penitenza aveva lasciato il posto allo spettacolo — e questa, più che un decadimento, è la trasformazione che spiega perché oggi sopravvivano gli oggetti e non i battuti.
Dove è attestato
Domenico Cambiaso, «Casacce e confraternite medievali in Genova e Liguria», «Atti della Società Ligure di Storia Patria», vol. 71, 1948, pp. 79-111: la più antica menzione di disciplinanti a Genova è del 1232, presso San Domenico; poi 1263 Chiavari, 1266 Savona, 1306 i primi statuti superstiti, 1410 l'elenco sottoscritto dai rappresentanti di tutte le diciannove confraternite allora esistenti in città, 1442 il cartulario capitolare di S. Lorenzo; e il privilegio del crocifisso rivolto ai processionanti. Danilo Zardin, «Prerogative della Chiesa e prestigio della Repubblica», in Il cammino della Chiesa genovese, ASLSP n.s. XXXIX (CXIII), fasc. II, Genova 1999, da p. 266: il corteo del Giovedì Santo per i quartieri (p. 278) e un censimento di 134 confraternite genovesi fra 1480 e 1582. Valentina Fiore, «The Casse Processionali of Genoese and Ligurian Brotherhoods», Acta historiae artis Slovenica 23/2, 2018, pp. 123-138: la soppressione del 1811 e lo stato odierno — a Savona le casse escono per le vie ogni due anni il Venerdì Santo, a Ovada e a Varazze si conservano e si portano ancora.
Attenzione
Da non dare per attestato: la continuità ininterrotta dal Duecento a oggi. Fra il rito urbano e le processioni che si vedono adesso c'è la cesura del 1811, e le processioni vive stanno fuori Genova. Da trattare come incerta l'etimologia di «casaccia» dal «fare casaccia», cioè dal riunirsi in un luogo comune: la si legge in rete senza riferimenti. Stessa cautela per la derivazione genovese delle casazze siciliane e per la partecipazione del duca d'Ossuna nel 1611, formulate con «pare che» e senza fonte. Per Savona, la data del 1530 come prima attestazione e l'orario e il percorso odierni circolano senza una sola nota: andrebbero riverificati prima di scriverli.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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