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A — documentato

La notte delle streghe di San Giovanni

Lazio · Appennino centrale e Adriatico
Roma, piazza di San Giovanni in Laterano e le osterie attorno; notte fra il 23 e il 24 giugno

La notte delle streghe di San Giovanni — la vigilia del 24 giugno a Roma, quando le streghe passano in volo sopra il Laterano e la città veglia in piazza mangiando lumache, con l’aglio e lo scopiglio addosso.

Varianti e nomi dialettali
la notte de San Giuvanni; streghe, stregoni e fattucchieri
Che cosa raccontano
La vigilia di San Giovanni le streghe di Roma escono e passano in volo sopra il Laterano, e la città va a passare la notte in piazza: «la viggija de San Giuvanni, si usa la notte d’annà, come sapete, a San Giuvanni Latterano a pregà er Santo e a magnà le lumache in de l’osterie». Per difendersi, uno scopiglio appuntato al giustacuore e un capo d’aglio sotto i panni; fuori della porta di casa la scopa e il barattolo del sale, perché la strega è costretta a contare setole e granelli fino all’alba. All’alba il cannone di Castel Sant’Angelo e il papa che arriva in carrozza di gala per la messa. Belli, nel 1834: «Domani è Ssan Giuvanni? Ebbè ffió mio, / cqua stanotte chi essercita er mestiere / de streghe, de stregoni e ffattucchiere…».
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
La festa cittadina trasforma la paura in veglia collettiva: la stessa notte in cui le streghe volano, la piazza è piena, illuminata e ubriaca, e le contromisure — aglio, scopa, sale — sono gesti minimi che tutti possono fare. È la forma romana, urbana e conviviale, della notte di San Giovanni europea; il rimando al noce di Benevento, nella fonte principale, riguarda le altre notti della settimana, non questa.
Dove è attestato
Giuseppe Gioachino Belli, sonetto San Giuvan-de-ggiuggno, 15 marzo 1834 (n. 1095 in Tutti i sonetti romaneschi). Giggi Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma, Torino, Società tipografico-editrice nazionale, 1908, capitolo sulla vigilia di San Giovanni e §§ 21 e 32 sulle streghe, dove rimanda alle sue sestine Streghe, stregoni e fattucchieri, ossia la notte de S. Giuvanni. Ripresa moderna documentata: «Le streghe di San Giovanni», Municipio IX di Roma, 23-28 giugno 2009.
Attenzione
Tre dettagli che si leggono ovunque non stanno in Zanazzo. La lettura «mangiare le lumache è seppellire le discordie, perché le corna sono le liti» è una parafrasi dei blog, mai fra virgolette come testo suo. I campanacci, le trombette e il fischiare per tenere lontane le streghe compaiono solo nella divulgazione. E le streghe romane che quella notte «vanno al sabba sotto il noce di Benevento»: Zanazzo nomina il noce come luogo dei raduni «la viggija der mercordì e dder sabbito», non della notte di San Giovanni. La descrizione di Gregorovius di un «baccanale gioioso» fra San Giovanni e Santa Croce è citata da molti ma non è stato possibile ritrovarne il passo. La data della fine dell’usanza — dopo il 1870, o con la Grande guerra — non ha riscontri primari.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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