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B — parzialmente documentato

Il plat-eye

Stati Uniti
Costa della Georgia: i boschi di pino a circa cinque miglia da Eulonia, contea di McIntosh. È il solo luogo che la fonte nomina, e non è Sapelo né St. Simons

Il plat-eye — lo spirito della costa georgiana che ha un occhio solo, grande, sporgente in avanti: non entra in casa e non cavalca nessuno, compare sulla strada e si evita.

Una strada sabbiosa fra i pini della costa georgiana, di notte: un uomo con il cappello, visto di spalle, si è fermato davanti a una croce tracciata nella sabbia, e le sue impronte arrivano fin lì e finiscono. Più avanti, nel buio fra i tronchi e all’altezza di un uomo, è sospeso un solo occhio grande e luminoso, unica luce della scena. Del resto della creatura non si vede niente.
Varianti e nomi
plat-eye, plateye, platt-eye — tre grafie, e vanno cercate tutte e tre, perché cercarne una sola è il modo più comune di mancare la prima attestazione. Il glossario di Drums and Shadows lo definisce «especially dreaded ghost», e nello stesso glossario il fantasma generico è un’altra parola: shadduh
Che cosa raccontano
Nella descrizione raccolta nel 1940 da un informatore con nome e cognome, il plat-eye ha un occhio solo, grande, sporgente in avanti — «Dey calls em plat-eye, cuz dey hab jis one big eye hangin out in front», dice Ben Washington nei boschi di pino presso Eulonia. Non aggredisce, non cavalca il dormiente, non entra in casa: compare, all’aperto, in un luogo determinato. Porta sfortuna, e il rapporto giusto con lui è l’evitamento: «I dohn fool roun wid sech tings fuh dey’s sho bad luck».
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Governa lo spostamento notturno fuori casa. È ciò che sanziona l’attraversamento di un certo luogo a una certa ora, dentro un sistema che la stessa fonte documenta per intero: il segno di croce sulla strada, che si aggira invece di attraversarlo; la sfortuna come categoria operativa; l’evitamento come regola di condotta.
Dove è attestato
Georgia Writers’ Project (WPA), Savannah Unit, Mary Granger supervisore, Drums and Shadows, 1940, capitolo «Pine Barren Near Eulonia», p. 128, e il glossario. È la descrizione, e porta l’informatore — Ben Washington — e il luogo. L’ho letto in trascrizione e non su scansione: il passo cade fra i marcatori di p. 127 e p. 129, e la pagina va confermata su facsimile; della voce di glossario non ho determinato la pagina e quindi non la do.

Ambrose E. Gonzales, The Black Border: Gullah Stories of the Carolina Coast (With a Glossary), Columbia, S.C., The State Company, 1922: l’indice porta «The Plat-Eye 183». È la più antica occorrenza stampata che abbia aperto, e va dichiarata per quello che è: ho letto l’indice, non il racconto. Il testo di p. 183 e il glossario stanno oltre il punto in cui l’estrattore tronca il volume, e la riga è verificata su due copie indipendenti che concordano sulla paginazione. Del contenuto di quel racconto, quindi, non so nulla.

Puckett 1926 e Parsons 1923 non sono stati aperti, e sono i testi della Carolina del Sud: sono loro che deciderebbero la questione della nota.
Attenzione
La correzione più importante riguarda l’atlante stesso. Questa scheda nasce accanto a haint e haint blue e a boo hag, e la terna con cui descrivevamo il sistema — hag sul corpo che dorme, haint sulla soglia di casa, plat-eye sulla strada — non è la terna delle fonti. La ripartizione dei domini regge; i nomi no. In Drums and Shadows la parola hag non compare affatto, né nei capitoli che ho letto né nel glossario, che non ha neppure haint o hant come voci: ha plat-eye e shadduh. Sulla costa georgiana del 1940 chi cavalca il dormiente si chiama witch — «Witches come in at night an ride yuh too» — e chi sta sulla soglia si chiama hant, contro cui si mette il ferro di cavallo. La terna documentata è dunque witch / hant / plat-eye, e hag appartiene a un’altra area o a un’altra epoca, probabilmente la Carolina del Sud — che è precisamente l’area che non sono riuscito a documentare.

Tre cose che circolano e che le fonti non dicono. Il plat-eye come mutaforma: nel testo del 1940 la forma è fissa e singolare. Attenzione alla contaminazione, perché il mutaforma nelle stesse pagine c’è ed è un’altra cosa — è la witch, che si fa poiana e si sfila la pelle. Il plat-eye come cane nero senza testa: non trovato in nessuna fonte aperta. Il plat-eye come custode di tesori di pirati: non trovato, e il contesto della pagina del 1940 ne è privo.

L’etimologia. Si leggono plait, «intrecciato», e plate, «l’occhio grande e piatto come un piatto». Nessuna fonte aperta propone né l’una né l’altra, e i repertori lessicografici interrogati non hanno la voce. L’unica spiegazione del nome in una fonte d’epoca è quella dell’informatore, ed è l’occhio solo. Le altre due sono congetture moderne di cui non ho trovato né l’autore né la data, e non vanno messe alla pari.

La geografia. Sapelo, Harris Neck e St. Simons circolano come i luoghi del plat-eye. Il solo luogo che la fonte nomina è Eulonia; nei capitoli su St. Simons, Darien e Possum Point, che ho letto, il plat-eye non compare; il capitolo su Sapelo non si è aperto, e quindi su Sapelo non dico niente.

Le contromisure: nessuna. Nel passo del plat-eye non è riferita nessuna contromisura specifica. Quelle che si trovano nello stesso capitolo appartengono ad altre minacce e non vanno travasate: il ferro di cavallo è contro il hant, il sale sulla pelle mutata e il seme di benne sono contro la witch.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

Nello stesso Stato

Affini per tema

Voci che condividono il motivo, il fenomeno alla base o la storia della raccolta — non la geografia.

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