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A — documentato

Haint e haint blue

Stati Uniti
Appalachi meridionali e Lowcountry Gullah Geechee (Carolina del Sud e Georgia)

Haint e haint blue — il haint non è il fantasma personale della tradizione anglosassone alta, ma un morto inquieto o uno spirito malevolo generico, spesso legato a un luogo: un guado, un incrocio, una casa, un albero.

Una veranda del Sud americano al crepuscolo: soffitto, stipiti e persiane dipinti di azzurro chiaro, una sedia a dondolo vuota, e nel cortile un albero con bottiglie di vetro azzurro appese ai rami.
Varianti e nomi
haint, hant (grafia dialettale di haunt); booger, boogerman negli Appalachi; colore apotropaico detto haint blue, da indaco
Che cosa raccontano
Il haint non è il fantasma personale della tradizione anglosassone alta, ma un morto inquieto o uno spirito malevolo generico, spesso legato a un luogo: un guado, un incrocio, una casa, un albero. Il presupposto operativo della pratica dell'haint blue è che gli spiriti non possano attraversare l'acqua, per cui si dipingono soffitti di veranda, stipiti, cornici e persiane di un azzurro che imita acqua o cielo. Pratica associata sono le bottle tree, bottiglie di vetro azzurro appese ai rami per intrappolare le entità.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Difesa domestica codificata e a bassissimo costo in comunità prive di protezione istituzionale, con marcatura simbolica delle soglie della casa. Nel Lowcountry lega materialmente l'abitazione alla cosmologia africana ereditata; negli Appalachi i racconti di haint e booger funzionano da mappa morale del territorio notturno.
Dove è attestato
Drums and Shadows: Survival Studies among the Georgia Coastal Negroes, Savannah Unit del Georgia Writers’ Project (WPA), University of Georgia Press, 1940; Jacob Stroyer, Sketches of My Life in the South, 1879; serie Foxfire dal 1972 e il volume Boogers, Witches, and Haints. Evidenza materiale nei soffitti azzurri degli alloggi degli schiavizzati della Owens-Thomas House di Savannah, inizio XIX secolo. Riconoscimento istituzionale: Gullah Geechee Cultural Heritage Corridor, istituito dal Congresso il 12 ottobre 2006 e gestito dal National Park Service.

Sulla parola, e non sulla pratica, una data e una rettifica. La data è il 1985, ed è la più antica menzione a stampa dell’espressione haint blue che risulti rintracciata. La rettifica riguarda chi l’ha trovata: non è «uno scritto di Butler», come questa scheda ha detto per qualche ora, ma un ritrovamento di Christina Butler, storica dell’architettura all’American College of the Building Arts, segnalato da Chloe Johnson, «Charleston’s “haint blue” porch ceilings have a tough history to track», The Post and Courier, 30 novembre 2019. L’articolo dice che è la menzione più antica che lei abbia trovato, che si tratta di un giornale, e non nomina quale: titolo, testata e data precisa non esistono in questa catena, e finché non si aprono la data del 1985 va riportata così, con il suo buco dentro.
Attenzione
La spiegazione oggi dominante, cioè che gli spiriti non attraversino l’acqua, è la razionalizzazione corrente, ma le fonti WPA registrano un ventaglio di motivazioni più ampio e meno coerente: va data come una lettura, non come la lettura. E va detto di più: di quella spiegazione non esiste nessuna fonte anteriore al 2000. Non è quindi un residuo antico di cosmologia: è recente anche lei.

È di grado C la tesi molto diffusa online secondo cui l’haint blue terrebbe lontani anche insetti e vespe.

Tre distinzioni. La prima: la pratica dell’haint blue è Lowcountry e Gullah Geechee, il termine haint è condiviso da tutto il Sud, e confonderle è l’errore più ricorrente della divulgazione. La seconda: il colore è documentato nelle testimonianze orali degli anni Trenta e Quaranta, ma l’espressione «haint blue» non risulta stampata prima del 1985 — la cosa è più vecchia del suo nome, e chi datasse la pratica dalla parola sbaglierebbe di mezzo secolo.

La terza è nuova ed è venuta fuori scrivendo la scheda del plat-eye: in Drums and Shadows, che è la fonte principale di questa pagina, la parola haint non è una voce di glossario, e nei capitoli georgiani lo spirito della soglia si chiama hant, il fantasma generico shadduh. Il termine esiste, ma la sua distribuzione è areale e va trattata come tale.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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