Soucouyant
Trinidad e Tobago
Caraibi anglofoni e francofoni: Trinidad e Tobago, Guyana, Suriname, Santa Lucia, Dominica, Haiti, Grenada, Barbados, Bahamas e Louisiana
Soucouyant — di giorno è una donna anziana e solitaria che vive appartata, e la sua pelle appare stranamente raggrinzita per l’uso ripetuto.

- Varianti e nomi
- Soucouyant / soucriant a Trinidad e Tobago, Dominica e Santa Lucia; soukougnan, soukounyan, soukounian nelle Antille francofone, in Guyana francese e in Suriname; sukunya a Trinidad, Saint Vincent e Guyana; loogaroo o ligaroo ad Haiti, Grenada e Dominica, probabilmente dal francese loup-garou; jé-rouge «occhi rossi» ad Haiti; old higue in Guyana e Giamaica; hag alle Bahamas e nel Sud degli Stati Uniti.
- Che cosa raccontano
- Di giorno è una donna anziana e solitaria che vive appartata, e la sua pelle appare stranamente raggrinzita per l’uso ripetuto. Di notte si sfila la pelle e la ripone — canonicamente in un mortaio — e vola come palla di fuoco, entrando in casa da qualsiasi apertura. Succhia il sangue dei dormienti da braccia, collo, gambe e parti molli, lasciando lividi; un salasso eccessivo può uccidere la vittima o trasformarla a sua volta in soucouyant. Prima dell’alba deve rientrare e rivestirsi. I rimedi sono due, e hanno logiche opposte. Il primo: trovare la pelle deposta e salarla — la soucouyant, tentando di rientrarvi, muore in un parossismo di bruciore, o le sue grida la denunciano al vicinato. Il secondo: spargere riso sulla soglia, sui davanzali o al crocevia, perché è costretta a contare ogni chicco prima di poter procedere, e l’alba la sorprende lì.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- La creatura è quasi sempre femminile, e sanziona esattamente il profilo della donna fuori dai vincoli: anziana, quindi non più utile alla riproduzione; sola, quindi non sotto controllo familiare; appartata, quindi non sorvegliabile. Il segno che la tradisce è la pelle raggrinzita — cioè l’invecchiamento stesso trasformato in prova di colpa. La seconda funzione è economica: la soucouyant prende sangue, cioè forza vitale, dai dormienti; è una figura del prelievo occulto, di qualcuno che nella comunità prospera a spese di altri senza che si veda come. In una società post-schiavista, dove l’estrazione di forza-lavoro è stata l’esperienza fondativa, la figura offre un modello locale, domestico e imputabile di un rapporto che nella sua forma reale era anonimo e strutturale. Ed è reversibile, il che ne spiega la longevità: chi subisce troppo salasso diventa a sua volta soucouyant — il racconto non separa vittime e carnefici — e la letteratura caraibica contemporanea ha rovesciato il segno della figura, leggendo la donna che si toglie la pelle e vola come la donna che si libera del corpo che le è stato assegnato. La stessa immagine fa due lavori opposti a seconda di chi la racconta.
- Dove è attestato
- Giselle Liza Anatol, The Things That Fly in the Night. Female Vampires in Literature of the Circum-Caribbean and African Diaspora, Rutgers University Press, 2015, 312 pp., ISBN 978-0-8135-6573-6 — non ho aperto il volume: ne segnalo il record. Le posizioni di Anatol qui riportate, e le descrizioni dei due rimedi, vengono dal suo saggio divulgativo «The Soucouyant» per Humanities Kansas, che ho consultato, e dalla descrizione dell’editore. Record segnalati e non consultati: Jacob Delworth Elder, African Survivals in Trinidad and Tobago, London, Karia Press, 1988; Gérard A. Besson, Folklore and Legends of Trinidad and Tobago, Port of Spain, Paria Publishing; Elsie Clews Parsons, Folk-Tales of Andros Island, Bahamas, 1918; Clavel, «Items of Folk-lore from Bahama Negroes», 1904. Opere lessicografiche che deciderebbero la questione dell’origine, tutte rimaste chiuse: Oxford English Dictionary, voce soucouyant (paywall; l’aggiornamento OED del settembre 2021 è dedicato all’inglese caraibico ed è il passo obbligato per la prima attestazione datata); Richard Allsopp, Dictionary of Caribbean English Usage, Oxford University Press, 1996; Lise Winer (a cura di), Dictionary of the English/Creole of Trinidad & Tobago, McGill-Queen’s University Press, 2009.
- Attenzione
- L’etimologia soninke non è verificata. L’ipotesi che soucouyant risalga a un termine soninke — o fula, sukunyadyo — per «stregone che cambia pelle» circola largamente, e non l’ho trovata in nessuna fonte accademica o lessicografica che abbia potuto aprire. La forma sukunya è attestata nei Caraibi, il che è compatibile sia con una derivazione africana sia con una retroformazione locale. Finché non si aprono OED, Allsopp 1996 o Winer 2009, resta ipotesi. Per la stessa ragione non so quando soucouyant compaia per la prima volta per iscritto: le attestazioni che ho potuto identificare sono del primo Novecento. Chi scrive «documentato dall’epoca della schiavitù» sta affermando qualcosa che io non ho visto.
Quattro precisazioni. Non è «il vampiro caraibico»: non è un morto che ritorna, è una persona viva, identificabile, che abita nella comunità — il modello sottostante è quello della strega, non del revenant, ed è questo che rende il racconto operativo e socialmente pericoloso, perché si può sapere chi è. I due rimedi non vanno mescolati: il sale nella pelle è un’aggressione al corpo deposto, il riso sulla soglia è un vincolo compulsivo; il sale sparso sulla soglia funziona come il riso, cioè da contare. Il motivo del conteggio non è caraibico: l’aritmomania compulsiva del demone è un motivo folklorico ampio, europeo e africano, e la sua presenza qui è un’istanza locale, non un’invenzione locale. E «sempre una donna» va corretto in «quasi sempre»: almeno una fonte registra la variante maschile, ed è l’eccezione che rende significativa la regola.
Due attribuzioni da smentire. La parentela con il manananggal filippino è un parallelo tipologico, non un rapporto storico: nessuna fonte consultata propone una discendenza comune. E il romanzo di Chariandy non «racconta la leggenda»: è un romanzo dell’oblio, la vicenda di un figlio nato in Canada che torna dalla madre trinidadiana affetta da demenza; il soucouyant vi funziona come figura della memoria che ritorna e non si lascia dire.
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