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B — parzialmente documentato

Fuochi fatui

Regno Unito
le Fens e i carrs del Lincolnshire; con il quadro europeo e gallese

Fuochi fatui — il lume pallido che appare di notte sulle paludi del Lincolnshire e delle Fens e porta fuori strada chi lo segue

Varianti e nomi
In latino ignis fatuus, «fuoco sciocco» (ignis e fatuus), in inglese dagli anni 1560. L'inglese will-o'-the-wisp nasce come Will with the wispe, Will with a wisp, negli anni 1590: Will è il nome d'uomo, wisp è il fascio di paglia che si accendeva per far luce; dagli anni 1660 vale anche «cosa che inganna». Jack-o'-lantern compare come Jack with the lanthorn negli anni 1650 e si abbrevia entro il 1750; il senso «zucca intagliata» è registrato solo nel 1828, in inglese d'America. Le date e le forme vengono dalla voce dell'Oxford English Dictionary così come la riporta Etymonline. L'elenco dei nomi locali sta nel secondo volume dei Denham Tracts: hobby-lanthorns, hob-and-lanthorns, Dick-a-Tuesdays, elf-fires, Gyl-burnt-tails, Jinny-burnt-tails, kit-a-can-sticks, Jack-in-the-Wads, friars' lanthorns, Meg-with-the-wads, spunks, Jemmy-burties. Nelle Fens e nei carrs del Lincolnshire si dice Lantern Man e will-o'-the-wyke; nel sud-ovest hinkypunk; nelle Highlands spunkie. In Galles l'ellylldan è il lume di palude, la canwyll corff (Sikes 1880 scrive canwyll corph) è la candela dei morti. Fuori dall'isola: feu follet, Irrlicht, Irrwisch, Heerwisch, dwaallicht, lygtemand, fuoco fatuo.
Che cosa raccontano
Le fonti inglesi descrivono un lume basso sull'acqua, pallido o azzurrino, che compare di notte sulle torbiere e si sposta a scatti. Chi lo segue lo trova sempre un po' più avanti, e nei racconti finisce nel pantano o in un fosso. Milton, nel 1667, lo chiama wandering fire che «misleads the amazed night-wanderer from his way to bogs and mires».

Nelle Fens e nei carrs del Lincolnshire il nome è Lantern Man o will-o'-the-wyke: nella redazione di Marie Clothilde Balfour del 1891 un will-o'-the-wyke sta di guardia sulla pietra che tiene sepolta la luna. Altrove il lume ha un'identità precisa. In Olanda e nella Germania settentrionale è l'anima di un bambino morto senza battesimo, che si accosta al viandante per farsi portare all'acqua e ricevere il nome. In Meclemburgo e in Danimarca è il misuratore di terre disonesto, condannato a rimisurare per sempre i confini che aveva falsato. In Galles la canwyll corff, la candela dei morti, non è un lume di palude ma un presagio di morte, che percorre la strada del futuro funerale.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Serviva a segnare il terreno che uccide. In una torbiera non drenata la differenza fra un sentiero e un pozzo d'acqua nera di notte non si vede, e la credenza fissava la regola operativa: se vedi il lume fermati, non seguirlo, mettiti a terra con la faccia nel fango. Serviva anche a tenere la gente in casa dopo il tramonto e a rendere raccontabile una sparizione senza accusare nessuno.

Dove il lume è l'anima di un non battezzato, la credenza teneva un posto nel mondo per i morti che il rito non aveva potuto accogliere. Dove è il misuratore disonesto, era una sanzione sulla cosa più contesa di una comunità agricola: chi sposta una pietra di confine resta a guardia di quel confine in eterno.
Dove è attestato
La prima attestazione datata che ho trovato è del 1596: Richard Johnson, The Most Famous History of the Seauen Champions of Christendome, che parla di «a going fire called Ignis fatuis, the fire of destenie, or some Will with the wispe». La prendo dalla voce dell'Oxford English Dictionary così come la cita Etymonline: l'OED è a pagamento e l'edizione del 1596 non l'ho aperta.

Nel 1667 Milton dedica al fenomeno nove versi del nono libro del Paradise Lost, con una spiegazione fisica già moderna: un vapore untuoso che la notte condensa e che l'agitazione accende. L'elenco dei nomi locali inglesi sta nel secondo volume dei Denham Tracts, raccolti da Michael Aislabie Denham prima del 1859 e ristampati dalla Folklore Society.

Per il Lincolnshire: Marie Clothilde Balfour, «Legends of the Cars», Folk-Lore, II, 2, giugno 1891, pp. 157-165, raccolto da anziani della valle dell'Ancholme. Per l'Inghilterra occidentale: Richard Parry, The History of Kington, 1845, pp. 205-206, che dà Will-with-a-Whisp e Jack-with-a-Lanthorn nei cimiteri e nei terreni paludosi. Per il Galles: Wirt Sikes, British Goblins, Londra, Sampson Low, 1880, pp. 18-24 per l'ellylldan e libro II capitolo IX per la canwyll corph. Per il continente: Jacob e Wilhelm Grimm, Deutsche Sagen, 1816, n. 284; Benjamin Thorpe, Northern Mythology, III, 1852, p. 220; Ludwig Bechstein, Deutsches Sagenbuch, 1853, n. 57.
Attenzione
Grado B e non A per una ragione sola: il testo del 1596 che fa da prima attestazione non l'ho aperto. L'ho letto nella citazione che Etymonline riprende dall'OED, e l'OED stesso mi ha risposto con una schermata a pagamento. Non ho aperto nemmeno l'articolo originale di Blesson sull'Edinburgh New Philosophical Journal, XIV, 1832-33, né il volume V di County Folk-Lore dedicato al Lincolnshire, né i due articoli di Mills, di cui ho visto la scheda e la bibliografia altrui. Di Balfour ho letto l'introduzione in trascrizione, non il fascicolo.

Tre cose che circolano e non reggono. La prima: jack-o'-lantern non viene dalla zucca di Halloween. È il contrario: il nome indica il lume di palude dagli anni 1650, e la zucca intagliata compare solo nel 1828, in America. Sono due storie diverse e qui la seconda si accenna e basta. La seconda: non tutte le segnalazioni sono lo stesso fenomeno. La candela dei morti gallese si vede su una strada o dentro una casa e annuncia un morto, i lampi delle Brown Mountain e le Min Min hanno spiegazioni ottiche loro, e metterli nello stesso elenco è una scorciatoia. La terza: ho trovato attribuito ad A. A. Mills un articolo intitolato «Will-o'-the-wisp and the chemistry of bioluminescence». Non l'ho trovato. Di Mills esistono due lavori, citati qui sotto, e nessuno dei due ha quel titolo.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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