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B — parzialmente documentato

Selkie

Regno Unito
Orcadi e Shetland; le Ebridi, la costa irlandese e le Faroe come area cognata

Selkie — la foca che a terra si sfila la pelle e diventa donna o uomo, nel folklore delle Orcadi e delle Shetland

Varianti e nomi
selkie, selky, silkie, silkey, seilkie, sylkie, selchie; nelle Orcadi selkie folk. È il diminutivo scots di selch, «foca». Il Dictionary of the Older Scottish Tongue, voce selch, registra la forma selich in documenti di Dunfermline attorno al 1128 («de seliches quae ad Kingorn capientur»), selquh in Fordun prima del 1384, selcht nei conti del tesoriere del 1488, e nota che le parlate settentrionali conservano selkie e silkie in Shetland, Orcadi, Caithness e Moray, sealchie a Cromarty; l’etimo è l’inglese antico seolh, dal cui tema obliquo viene l’inglese seal. Lo Scottish National Dictionary, stessa voce, dà il senso traslato «selkie folk: the seal people, an imaginary race inhabiting the sea, to outward appearance seals, but capable of being transformed into human beings», e per silkie cita la ballata del 1852. Irlandese rón, foca, e maighdean mhara, fanciulla del mare; gaelico scozzese maighdeann-ròin, «fanciulla-foca», raro; faroese kópakonan, «la donna-foca», da kópur.
Che cosa raccontano
Nelle Orcadi e nelle Shetland è la foca che a terra si sfila la pelle e diventa donna o uomo. Dennison insisteva: non sirene, ma selkie folk, e solo le foche grandi avrebbero il potere di mutare. La pelle è una sola e non si sostituisce: chi la perde resta a terra.

Il racconto tipo ha tre tempi. Un uomo sorprende le foche che danzano sulla battigia in forma umana, ruba una pelle, e la donna che non può riprenderla lo sposa; vive anni con lui, gli fa figli, e guarda il mare; quando la pelle riappare — spesso è un figlio a dirne il nascondiglio — torna in acqua e lascia tutto. Nella versione di Unst stampata nel 1822 la fuggitiva ha già un marito fra le foche: «ti ho voluto bene quando stavo sulla terra, ma ho sempre voluto più bene al mio primo marito». Al maschile il selkie seduce le donne che aspettano i mariti in mare; la ballata di Sule Skerry è la sua.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Il racconto fa tre lavori. Dà un nome e una genealogia a tratti ereditari visibili: nelle Orcadi e in Uist alcune famiglie si dicevano discendenti di foche, e Dennison, che era parente di una di quelle famiglie, descriveva una crosta cornea su palmi e piante dei piedi; i MacCodrum di North Uist erano Clann Mhic Codruim nan ròn. Regola la caccia: la foca che hai davanti potrebbe essere una persona, e Spence nel 1899 registra in Shetland «an aversion to and dread of killing a selkie». Mette infine in forma due condizioni ordinarie della vita d’isola — la donna sposata dove non è nata, l’uomo che sta in mare per mesi: la moglie che guarda l’acqua, l’amante che viene dal mare ogni sette anni. Il figlio che rivela il nascondiglio è la parte che le versioni raccolte non attenuano mai.
Dove è attestato
La parola per «foca» è nei registri scozzesi da secoli (DOST, selch, dal c. 1128). La credenza entra nella stampa con Samuel Hibbert, M.D., A Description of the Shetland Islands, comprising an Account of their Scenery, Antiquities, and Superstitions, Edimburgo, A. Constable, 1822; da lì Thomas Keightley prende per The Fairy Mythology (ed. 1850, pp. 167-171) il racconto di Unst, che circola poi come «The Mermaid Wife» in Folk-Lore and Legends: Scotland, Londra, Gibbings, 1889, pp. 86-88, e nella raccolta di George Douglas, Scottish Fairy and Folk Tales (1ª ed. Londra, W. Scott, 1893; ristampa A. L. Burt, New York, 1901), accanto a «The Seal Catcher’s Adventure». Patrick Kennedy stampa «The Silkie Wife» in Legendary Fictions of the Irish Celts, Londra, Macmillan, 1866, pp. 122-124.

La ballata «The Great Silkie of Sule Skerry» la raccoglie nel 1852 il capitano F. W. L. Thomas «from the dictation of a venerable lady-udaller, who lived at Snarra Voe», a Unst, e la stampa nei Proceedings of the Society of Antiquaries of Scotland, vol. I, pp. 86-89; il volume porta la data 1855. Child la numerò 113 (vol. II, p. 494).

Walter Traill Dennison, di Sanday, pubblica «Orkney Folklore. Sea Myths» nello Scottish Antiquary fra 1891 e 1894; i suoi testi sono in Orkney Folklore and Sea Legends, a cura di Tom Muir, Kirkwall, The Orkney Press, 1995. Il tabù di caccia è in John Spence, Shetland Folk-Lore, Lerwick, Johnson and Greig, 1899, pp. 24-25. Per le Faroe: V. U. Hammershaimb, Færøsk Anthologi, Copenaghen, 1891, «Kópakonan».
Attenzione
Grado B e non A per una ragione sola: dei tre testi chiave non ne ho aperto nessuno. Di Hibbert 1822 ho letto sulla scansione dell’Internet Archive il frontespizio, non il capitolo sulle superstizioni. Dennison 1893 l’ho solo come scheda (JSTOR 25516580). Dei Proceedings non ho visto la pagina originale: data, informatrice e pagine le prendo da Alan Bruford, «The Grey Selkie», Scottish Studies 18 (1974), pp. 63-82.

Classificazione: la sposa-foca è ML 4080, «The Seal Woman», in Reidar Th. Christiansen, The Migratory Legends (FFC 175, 1958), trattata come sottotipo di ATU 400, «The Man on a Quest for his Lost Wife». «ATU 400» da solo è un’etichetta troppo larga: la forma nordatlantica è la leggenda migratoria, non il racconto di magia.

Non regge la selkie come «dea celtica» né come residuo di «antiche origini celtiche precristiane»: non ho trovato una fonte a monte di quelle frasi. Orcadi e Shetland parlavano norreno (norn) fino al Settecento, «selkie» è parola scots germanica, e Bruford conclude che la ballata «may have been based on a tale that had been told in Norse… but as we have it, it was launched into and carried down on a Scots stream of tradition». La «dea celtica» viene da Song of the Sea (2014), dove la Macha del film è detta tale.

Non regge nemmeno l’uniformità. Le versioni orcadiane di Dennison sono locali, in dialetto, legate a famiglie con nome; il repertorio diffuso oggi — selkie innamorata, pelle come metafora dell’identità, lieto ritorno — nasce dopo i film. E Bruford considera il «Play o’ de Lathie Odivere» di Dennison composizione sua, non tradizione.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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