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B — parzialmente documentato

Le sorchie e la «synagogue»

Valle d’Aosta · Arco alpino
Tutta la Valle d’Aosta, con una linea lessicale che separa alta e media valle dalla bassa valle; il processo documentato del 1439 è nella comunità di Fénis

Le sorchie e la «synagogue» — il tratto dominante di tutte le leggende valdostane sulla synagogue non è visivo, è acustico: il denominatore comune è il rumore assordante — campane e campanelli, urla di animali, rumori metallici.

Incisione notturna su un alto sentiero alpino valdostano: un viandante con bastone e tabarro si è fermato sulla mulattiera fra i muretti a secco e si è voltato verso il fondo della valle, dove oltre il crinale sale un bagliore rossastro. Sopra di lui uno stormo di uccelli si leva in disordine. In basso a sinistra, molto lontane, le poche finestre accese di un villaggio e il suo campanile. Della sorgente del bagliore non si vede nulla.
Varianti e nomi dialettali
synagogue, nel patois valdostano, è il nome del raduno notturno di entità demoniache — l’equivalente locale del sabba; il termine viene dal greco synagogē «assemblea» e fu usato in senso spregiativo nel Medioevo contro le sette ereticali. Le streghe sono sorchie nell’alta e media valle, arèdje nella bassa — quest’ultimo dal latino HAERETICUS. Termini contigui: revenàn (i redivivi), arme eun péna (anime in pena), boune-z-arme (anime buone).
Che cosa raccontano
Il tratto dominante di tutte le leggende valdostane sulla synagogue non è visivo, è acustico: il denominatore comune è il rumore assordante — campane e campanelli, urla di animali, rumori metallici. A questo si aggiunge una musica che trascina pericolosamente alla danza: chi si avvicina rischia di essere risucchiato nel ballo. Vi partecipano le streghe, il diavolo in persona, animali malefici — gatti, capri, rospi — e, elemento decisivo, persone ordinarie del paese che conducono una doppia vita.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
Il motivo delle persone ordinarie con una doppia vita fa della synagogue un dispositivo di sospetto sul vicinato, ed è lo stesso meccanismo che nei processi quattrocenteschi si traduce in denunce a catena. Le leggende del rumore notturno funzionano poi come interdizione: delimitano luoghi e ore da evitare. Ma il dato più interessante è linguistico, e va nella direzione opposta a quella che ci si aspetta: che in bassa valle le streghe si chiamino letteralmente «le eretiche» è la prova che il lessico della persecuzione dotta è sceso nella lingua parlata, e non il contrario.
Dove è attestato
Dati lessicali e aree di attestazione dallo Sportello linguistico per il patois della Regione Valle d’Aosta (Guichet linguistique), «Le mot du mois: synagogue». Articolo dedicato: Alexis Bétemps, «Aspects de la “synagogue” en Val d’Aoste», in Le Monde alpin et rhodanien. Revue régionale d’ethnologie, vol. 20, n. 1-4, 1992 — numero monografico Êtres fantastiques dans les Alpes. Recueil d’études et de documents en mémoire de Charles Joisten, DOI 10.3406/mar.1992.1490. Sui processi: Silvia Bertolin – Ezio Emerico Gerbore, La stregoneria nella Valle d’Aosta medievale, Quart, Musumeci, 2003, fondato sulla documentazione processuale e inquisitoriale; e Ezio Emerico Gerbore, Donne e uomini nella tempesta. La stregoneria medievale in Valle d’Aosta, Pedrini, 2025. La persecuzione si sviluppa dall’inizio del XV secolo, con un caso documentato a Fénis nel 1439, e si diffonde per via delle confessioni estorte: lo stereotipo del sabba si forma attraverso i verbali dei processi. Infrastruttura documentaria: il BREL (Bureau régional pour l’ethnologie et la linguistique), via Croix-de-Ville 16, Aosta; il Concours Cerlogne, concorso scolastico istituito nel 1963 e tuttora annuale, che ha prodotto dieci volumi e le cui registrazioni sono conservate al BREL; il Centre d’études francoprovençales «René Willien» di Saint-Nicolas.
Attenzione
Perché B e non A. Non ho potuto leggere l’articolo di Bétemps del 1992 — Persée blocca l’accesso automatico: ne ho verificato citazione, autore e DOI, non il testo. E non ho un solo racconto localizzato, comune per comune: i toponimi della synagogue esistono quasi certamente nei materiali del Concours Cerlogne, ma quello spoglio non è stato fatto. La scheda sale ad A dopo la consultazione di Bétemps e di almeno una raccolta Cerlogne.

Tre cose che circolano senza fonte. «Sopravvivenza di un culto pagano alpino»: il dato linguistico dice il contrario — arèdje e synagogue sono termini della persecuzione dotta entrati nel patois, e la synagogue delle leggende è, almeno in parte, il sabba dei processi restituito alla narrazione orale. «Le streghe bruciate nel castello di…»: i castelli valdostani sono un forte richiamo turistico e la stregoneria vi viene associata con disinvoltura; ogni localizzazione va verificata su Bertolin-Gerbore, che lavorano sui verbali. Il Servan, folletto alpino che i repertori attribuiscono alla Valle d’Aosta, nelle fonti che ho trovato è attestato in Vallese, Savoia, Alta Savoia, Bugey e Delfinato, non in Valle d’Aosta: come figura valdostana non è documentato.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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