Le streghe di Valcamonica, 1518-1521
Lombardia · Arco alpino
Valle Camonica (BS): Pisogne, Breno, Cemmo, Edolo, Rogno; il sabba delle confessioni sta sul monte Tonale
Le streghe di Valcamonica, 1518-1521 — i processi che nell’estate del 1518 mandarono al rogo in Valle Camonica una sessantina di persone, documentati giorno per giorno nei Diarii di Marin Sanudo e fermati dal Consiglio dei Dieci.
- Varianti e nomi dialettali
- strige e strigoni di Valcamonica nelle lettere venete; «eresia della Valcamonica»
- Che cosa raccontano
- Non una creatura: una serie di processi, e sono documentati giorno per giorno perché le lettere da Brescia venivano copiate a Venezia nei Diarii di Marin Sanudo. Estate 1518: l’inquisitore fa «brusar da 70 strige di quelle vale»; una lettera successiva precisa «in 4 luogi circa 64 persone maschi et femine», e chi scrive dice di essere stato «a Pisogne a veder brusar le soprascrite strige numero 8»; un bilancio nel tomo XXVI dà «in tutto numero 66, videlicet 10 homeni, et 56 femene». Le confessioni descrivono il raduno sul Tonale: «hanno electo uno monte, el qual se chiama Monte Tonale, nel qual se reduseno ad foter e balare». Il 31 luglio 1518 il Consiglio dei Dieci blocca l’attività degli inquisitori; seguono due anni di tira e molla con il nunzio Altobello Averoldi e con il vescovo di Brescia Paolo Zane, finché il 27 luglio 1521 il Consiglio sospende definitivamente i processi.
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- È il caso in cui la caccia alle streghe si legge come conflitto di giurisdizione: un tribunale ecclesiastico locale che processa e brucia in massa, e uno Stato che lo ferma non per scetticismo ma perché vede violata la propria autorità — e sospetta, nelle confische, un interesse economico. Il Tonale come luogo del sabba è la prima geografia italiana del raduno delle streghe che sia fissata da fonti coeve, prima e indipendentemente dal noce di Benevento.
- Dove è attestato
- Marin Sanudo, I Diarii, ed. Fulin, Stefani, Barozzi, Berchet, Allegri, Venezia, Visentini, 1879-1903: t. XXV, coll. 537-538, 541, 548, 573-574, 584-588, 609-610; t. XXVI, coll. 55-56 e 411; t. XXVIII, coll. 144, 273, 287; t. XXIX, coll. 65, 211, 465, 506-507, 544; t. XXX, coll. 13, 15, 44, 103, 252, 414; t. XXXI, col. 353 (le colonne dei tomi XXV, XXVI e XXX sono state riscontrate sul testo digitalizzato; le altre secondo S. Brambilla e A. Toffolo, Lo scontro sulla stregoneria in Valle Camonica tra la Repubblica di Venezia e il Papato nei documenti del 1518-1521, Circolo culturale Ghislandi, con le date delle delibere del Consiglio dei Dieci). Studi: Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe, Palermo, Palumbo, 1959; Massimo Prevideprato, Tu hai renegà la fede. Stregheria ed inquisizione in Valcamonica e nelle Prealpi lombarde dal XV al XVIII secolo, Brescia, Vannini, 1992.
- Attenzione
- Le cifre che circolano sono più grandi delle fonti. «Fra 62 e 80 roghi, di cui 20 uomini» è una forbice della storiografia recente: Sanudo dà 64, 66 e «da 70», e i maschi sono 10, non 20. «Duemilacinquecento streghe» non è un conto di vittime: è la stima degli adepti attribuita al cancelliere del Tonale in una lettera. I «sessanta roghi di Edolo e Pisogne nel 1510» risalgono a Cesare Cocchetti, Brescia e sua provincia, 1859, p. 90: luoghi e numero coincidono con il 1518 e la data potrebbe essere un errore, ma il dato 1510, da solo, non è documentato. Le condanne del 1485 a Edolo e del 1505 a Cemmo si leggono ovunque ma non è stato possibile risalire a un documento né a uno studio con pagina. Il breve di Leone X del febbraio 1521 è citato solo di seconda mano. Le «carestie» come causa sono una spiegazione moderna: nei processi c’è l’accusa di aver provocato siccità e malattie, non una carestia documentata.
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.