Namahage
Giappone
Penisola di Oga, prefettura di Akita, Tōhoku settentrionale
- Varianti e nomi
- namahage, da scrivere in hiragana perché la grafia in kanji 生剥 è considerata errata dalle fonti locali; varianti locali Nagomehagi e Amahage; riti cognati Nagomehagi in Aomori, Nagami e Suneka in Iwate, Amahage in Yamagata, Toshidon a Koshikijima, Paantu a Miyakojima
- Che cosa raccontano
- La sera del 31 dicembre giovani uomini del villaggio indossano maschere da oni, rosse o blu, intagliate localmente e diverse per ogni frazione, mantelli di paglia detti kede, e impugnano un coltello di legno e un secchio. In gruppi di due o tre vanno di casa in casa gridando «Ci sono bambini che piangono», «Ci sono bambini cattivi», «Ci sono pigri», e cercano i bambini per la casa rimproverandoli. Il padrone di casa li accoglie formalmente, li fa sedere, offre sake e cibo e intercede per i figli garantendo che si comporteranno bene, e i genitori possono commissionare in anticipo il rimprovero su punti specifici. Non sono demoni ma kami visitanti che scendono dal monte, e se ne vanno lasciando la casa purificata e la prosperità per l'anno nuovo.
- A che cosa serviva
- È un rito di visita divina, raihō-shin, con quattro funzioni simultanee riconosciute anche da UNESCO: pedagogica, perché la disciplina infantile è eseguita dalla comunità e non dai genitori, che restano nel ruolo di protettori, in un'architettura sociale sofisticata; iniziatica maschile, perché indossare la maschera spetta a uomini di una determinata fascia d'età; coesiva, perché obbliga tutte le case della frazione a un contatto rituale reciproco una volta l'anno; e di rinnovamento calendariale, con purificazione e augurio di buon raccolto e pesca.
- Dove è attestato
- Prima attestazione documentaria nel 1811: il viaggiatore ed etnografo Sugae Masumi descrive il rito, chiamato Namomihagi, osservato l'8 febbraio 1811, in un testo compreso nei suoi diari illustrati presentati nel 1822. Nel periodo Edo il rito cadeva il quindicesimo giorno del primo mese lunare, il Koshōgatsu, e fu spostato al 31 dicembre con l'adozione del calendario gregoriano. Riconoscimenti istituzionali: designazione a Bene Culturale Popolare Immateriale Importante il 22 maggio 1978 e iscrizione UNESCO il 29 novembre 2018 nel dossier multiplo Raihō-shin, ritual visits of deities in masks and costumes, che riunisce dieci riti ed estende l'iscrizione del Koshikijima no Toshidon del 2009. Ricerca presso il Centro Sugae Masumi del Museo prefettizio di Akita. Feste vive: namahage il 31 dicembre nelle case; Namahage Sedo Matsuri al santuario Shinzan il secondo venerdì, sabato e domenica di febbraio.
- Attenzione
- Nessuna avvertenza sostanziale: è la voce meglio documentata del censimento, con attestazione datata da osservatore diretto, designazione statale, iscrizione UNESCO e rito ininterrottamente vivo. Va solo segnalato che le quattro ipotesi sull'origine, cioè asceti yamabushi, messaggeri del dio della montagna, stranieri naufragati letti come oni e la leggenda dei cinque oni ingannati dal canto di un gallo, sono concorrenti e nessuna è dimostrata. L'etimologia è invece sicura e rende leggibile la funzione: da namomi, le vesciche da ustione a bassa temperatura di chi passa l'inverno accovacciato accanto al focolare, più hagu, strappare, dunque «colui che strappa via le croste della pigrizia».
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.